venerdì 13 dicembre 2013

Governo, tante promesse ma pochi impegni mantenuti: le balle d’acciaio di Letta

Riporto l'articolo pubblicato oggi sul Fatto Quotidiano dove vengono elencate tutte le promesse fatte da Letta, quasi tutte regolarmente non mantenute, aspettiamo fiduciosi di essere smentiti dai fatti nel corso della legislatura, che a detta dei più deve assolutamente arrivare quantomeno al 2015, nonostante buona parte degli italiani abbia una pessima considerazione di un governo, ricordiamocelo tutti, frutto di un inciucio che non ha rispettato minimamente le scelte espresse dal voto elettorale e che ha rinominato un presidente della Repubblica che è ai minimi storici in fatto di gradimento.
Finanziamento ai partiti? "Entro l'estate o decreto". Province? "Abolire definitivamente" Aumento dell'Iva? "Rinunciamo". Esodati? "Soluzione strutturale". Ecco le promesse (disattese) del presidente del Consiglio di Marco Palombi | 13 dicembre 2013 Enrico Letta è stabile, non c’è che dire, ha appena preso la sua terza fiducia in Parlamento, s’è tolto dalle spalle l’imbarazzante patronage di Silvio Berlusconi, eppure guardando la sua azione di governo non si può non pensare – col Wall Street Journal – che la sua è “la stabilità di un cimitero”. Promesse e buoni propositi sparsi nei suoi discorsi pubblici, infatti, sono ben lontani dall’essere realizzati, al contrario l’immagine è di una realtà che pervicacemente si impegna a smentire il presidente del Consiglio. Ecco qualche esempio. Riforme costituzionali “Non si può cominciare oggi un percorso dai tempi indefiniti: 18 mesi sono un tempo giusto per le riforme costituzionali” (29 maggio). - L’architrave di questa proposta era cambiare una gran parte della Carta grazie ad una procedura semplificata (modifica a tempo dell’articolo 138): semplicemente dopo la scissione del Pdl Letta non ha più i numeri per farlo senza incappare nel referendum confermativo. Soldi ai partiti “Se dopo l’estate il Parlamento non avrà approvato un testo, per sbloccarlo siamo pronti a intervenire con decreto” (25 maggio). “A giugno ci siamo dati un tempo di sei mesi: se non dovesse avvenire nulla il governo farà un decreto legge” (17 settembre). “Confermo qui la volontà di concludere il processo per abolire il finanziamento ai partiti entro l’anno” (11 dicembre). - La legge che cancella – in tre anni – il finanziamento pubblico ai partiti è stata approvata alla Camera il 16 ottobre, da allora è ferma in Senato: l’esame inizierà in commissione mercoledì prossimo e la presidente Finocchiaro ha escluso un’approvazione nel 2013. Taglio delle Province “Bisogna riordinare i livelli amministrativi e abolire definitivamente le province” (29 aprile). - La faccenda è ancora in alto mare. A luglio il Consiglio dei ministri aveva approvato due ddl: uno – attualmente in discussione nell’aula della Camera – svuota le province dei loro poteri in attesa della loro abolizione, affidata ad un secondo ddl, stavolta di natura costituzionale. I tempi, per entrambi, sono biblici: il rischio è che il contenzioso vada di nuovo a favore delle province, che hanno già vinto alla Consulta contro il decreto Monti. Aumento dell’Iva “Rinunceremo all’aumento dell’Iva” (29 aprile). - L’aliquota al 21 per cento è salita al 22 all’inizio di ottobre. Imu “Bisogna superare l’attuale sistema di tassazione sulla prima casa con un riforma complessiva”, il cui “obiettivo sarà la riduzione fiscale senza indebitamento”. Intanto, “ci sarà lo stop ai pagamenti nel 2013” (29 aprile). - Effettivamente l’Imu verrà sostituita dall’Imposta unica comunale (Iuc): il gettito, però, potrebbe essere addirittura superiore di circa tre miliardi alla vecchia imposta. Anche sulla cancellazione dell’Imu 2013, peraltro, il governo s’è incartato: non solo c’è il rischio del pagamento di un conguaglio a gennaio (la cosiddetta mini-Imu), ma nel 2014 è assai probabile pure una stangata sulle accise (benzina, tabacchi) visto che le coperture individuate non stanno funzionando (condono per le slot machine, extragettito Iva). Conti pubblici “Parte una nuova fase: i sacrifici fatti al momento giusto e le scelte dei governi precedenti confermate da noi hanno consentito di uscire dalla procedura di deficit eccessivo e di avere un premio importante: maggiore flessibilità sul bilancio 2014 che ci consentirà di fare investimenti produttivi” (3 luglio). “Chiedo di essere giudicato alla fine del percorso: a dicembre 2014 avremo ridotto deficit e debito e ridotto le tasse” (10 novembre). - In realtà la Commissione europea, con una lettera ufficiale del 15 novembre, s’è dichiarata insoddisfatta della gestione dei conti pubblici di Letta e ha contestato la mancata riduzione del rapporto debito/Pil (che infatti lo stesso governo prevede in crescita l’anno prossimo). Quanto alla deroga per gli investimenti, dai 15 miliardi sparati inizialmente si è passati a – forse – tre. Per ora, infine, nel 2014 anche la pressione fiscale è stimata – sempre dall’esecutivo – in leggera crescita. Cuneo fiscale “Abbatterlo è la nostra priorità” (ripetuto una volta a settimana). Alla fine l’intervento sul 2014 vale qualcosa più di duecento euro l’anno di sgravi in busta paga per i lavoratori dipendenti fino a 35mila euro di reddito, neanche venti euro al mese per una platea ristretta. Lo sconto è peraltro assai mitigato da una sforbiciata alle detrazioni fiscali per mezzo miliardo. Esodati e precari “Con la vicenda degli esodati la comunità nazionale ha tradito un patto: c’è bisogno di una soluzione strutturale” (29 aprile). “Abbiamo dato una soluzione definitiva al problema del precariato nella Pubblica amministrazione” (26 agosto). - Sugli esodati, in realtà, Letta continua a procedere con successivi ampliamenti della platea e non strutturalmente: dopo i novemila “salvaguardati” in estate, è atteso un provvedimento per altri ventimila (si arriverebbe così a 160mila tutelati su una platea di 390mila soggetti). Quanto agli statali precari, la legge di Letta avvia la stabilizzazione per diecimila lavoratori mandandone a casa altri 190mila circa. da Il Fatto Quotidiano del 13 dicembre 2013

lunedì 15 luglio 2013

INAUGURAZIONE BASE USA E SITE PLUTO

VICENZA. Italiani da una parte, americani dall'altra e giornalisti in mezzo. Le divisioni sono nette. Guai a chi sgarra. Altro che riconciliazione, comunità unite e strette di mano dopo anni di tensioni. Non basta l'inaugurazione della base americana Del Din per mettere nel cassetto le proteste e le polemiche. Il clima sarà pure caldo, il sole battente ma l'atmosfera all'interno dell'ex aeroporto Dal Molin è freddina. Vuoi per il basso profilo della cerimonia annunciato e confermato dagli stessi statunitensi, vuoi per quell'ultimo scandalo intercettazioni che ha creato ulteriori imbarazzi e attriti tra italiani e americani. E così mentre c'è chi dimostra il proprio dissenso a parole, come i movimenti no base che si sistemano proprio all'inizio di viale Ferrarin, qualcun altro, come il vicesindaco Jacopo Bulgarini d'Elci, decide di lanciare un messaggio simbolico. LA FASCIA DIMENTICATA. La sua presenza, anche se sarebbe meglio parlare di assenza, non è passata inosservata. Il numero due di palazzo Trissino varca i cancelli della Ederle 2 senza il segno di riconoscimento dell'amministrazione; quella fascia tricolore che è stata ereditata dal sindaco Achille Variati, in ferie e quindi distante dall'insediamento militare. Una dimenticanza o una scelta precisa? La risposta è presto detta. «La fascia tricolore - spiega - rappresenta l'appartenenza dell'autonomia locale allo Stato. Ma tale appartenenza si fonda sul rapporto di reciproco rispetto. Nella vicenda che ha portato alla realizzazione di questa nuova base militare, nella quale non c'entrano nulla gli americani, tale rispetto è mancato da parte di Roma nei confronti di Vicenza e delle istanze, rivendicazioni e richieste fatte nel corso del tempo dalla comunità locale. Per questo ho ritenuto di non indossare la fascia, compiendo un gesto dal significato simbolico e politico chiaro». LE REAZIONI. La scelta non può che fare rumore. Non tanto all'interno della base ma all'esterno. I No Dal Molin applaudono la decisione ma chiedono all'amministrazione «di impegnarsi a costruire fin da subito un tavolo finalizzato alla riconversione delle servitù militari e delle altre strutture inutilizzate dai militari» mentre il capogruppo del Pdl in Consiglio, Lucio Zoppello, non ci sta. «Questa giunta vuole dare un colpo al cerchio e uno alla botte. Bulgarini d'Elci doveva portare la fascia. Questa è una farsa da modesto teatrino della politica» BASSO PROFILO. Le polemiche non investono il Del Din, dove la cerimonia prosegue senza grandi proclami. Il profilo, come anticipato, è basso. Niente fanfare e personalità di spicco. Certo, sono presenti i vertici dell'esercito statunitese in Europa ma non si vedono i rappresentanti del Governo, fatta eccezione per tre membri del Congresso e per l'ambasciatore in Italia David Thorne. Lo stesso accade dall'altra parte del palco, dove, come anticipato, sono stati posizionati gli ospiti italiani, distanti da quelli a stelle e strisce. Tra loro nessun ministro né parlamentare. Spetta quindi al prefetto Melchiorre Fallica portare i saluti delle istituzioni e cercare di ricucire uno strappo che «non deve esistere tra le due comunità». SITE PLUTO, la storia di una servitù infinita (di Angelo Azzalini – Assemblea Permanente “No Dal Molin – Commissione Basi”) Site Pluto è una base sotterranea degli USA ed appare in stretto collegamento fisico con la base militare di San Rocco-Santa Tecla, sovrastante Site Pluto al vertice della collina di Longare, e con l’altro importante sito di Tormeno-Fontega, formando un unico complesso militare. Almeno fino al 1992, ha ospitato circa 200 bombe atomiche e 1.000 kg di plutonio, a stretto contatto con il paese di Longare ed a pochi km da Vicenza, non osservando le minime condizioni di sicurezza per i Cittadini vicentini. Lo studio, pubblicato dal Presidio Permanente con il titolo “Site Pluto, ieri, oggi, domani”, accende i riflettori sulle gallerie di Longare, luogo di Pace e di aggregazione sociale fino a che gli USA non ne fecero “il più importante deposito d’armi atomiche in Italia ed uno dei più importanti d’Europa”. I Diritti dei Cittadini di Longare e di tutto il territorio vicentino sono stati sistematicamente violati, lasciandoli nella completa oscurità sui rischi per la loro salute derivati dalla presenza di un simile arsenale di morte. Purtroppo, nella “democratica” Italia le questioni militari sono avvolte dall’impenetrabile coltre di almeno 9 accordi internazionali Italia-USA su cui è posto il sigillo del Segreto di Stato. Tutto avviene sopra la testa e l’incolumità dei Cittadini; ci si occupa soprattutto di soddisfare “il complesso militare-industriale” denunciato sin dal 1961 dal Presidente americano ed eroe della guerra al nazismo D. Eisenhower. Non è un caso che, in questi giorni, sia calato un poderoso “silenzio mediatico” su tutto l’affaire Vicenza: i Cittadini non devono sapere. Ora l’Amministrazione Bush vuole che Vicenza diventi uno strumento di prima importanza della folle strategia di “guerra infinita” ed “esportazione della Democrazia”. L’Italia, però, è un paese senza nemici e nessun Stato straniero minaccia i confini. L’articolo 11 della Costituzione sancisce il ripudio della guerra e l’Italia ha firmato il Trattato contro la proliferazione nucleare (1968). Il Governo Prodi-D’Alema-Parisi dimentica tutto questo e stoltamente segue le follie di Washington, condite di bugie e disinformazione (si veda al proposito il libro autobiografico di Tenet, ex capo della CIA, che svela le criminali menzogne con cui si fabbricarono le prove per attaccare l’Iraq). D’altro canto, come affermava profeticamente Eisenhower tutti noi Cittadini “... non dobbiamo mai permettere che il peso di questa combinazione di poteri metta in pericolo le nostre libertà o processi democratici. Non dobbiamo presumere che alcun diritto sia dato per garantito.” IL PASSATO Site Pluto era al servizio della strategia di generali che prevedevano l’uso di armi atomiche nella nostra pianura Padana per ostacolare un ipotetico invasore: mine atomiche da porre su ponti e strade, proiettili d’artiglieria e missili, anch’essi atomici da sparare nel Triveneto. Si sapeva che le nostre frontiere orientali erano fragili e che avrebbero resistito pochi minuti. Si accettava perfino che il 92% dei nostri giovani soldati di leva, fanti ed alpini, fossero destinati alla morte anch’essi in poco tempo, solo per rallentare il nemico e dare il tempo di preparare le bombe atomiche. Si accettava di lanciare le bombe di Site Pluto sulle nostre case e sulla nostra terra. Il cinismo criminale del complesso militare-industriale non ha mai avuto dei limiti. Le bombe atomiche di Site Pluto erano tutte estremamente insicure. Il Senatore Ted Kennedy chiese che cosa bisognasse fare per portarle ad un “accettabile livello di sicurezza”. Gli esperti gli risposero che come minimo non andavano trasportate in aria. Questo non impedì agli USA di usare elicotteri quando le rimossero dalle gallerie (si veda al proposito la foto di un elicottero in volo presente nel sito www.sitepluto.com con la didascalia “Last flight out of “items” from Pluto, 1992” . Si noti il termine “items”, vale a dire “articoli” per definire quegli orribili strumenti di morte che sono le bombe atomiche). Nel 1992, Site Pluto chiuse per un paio d’anni, perché successe un incidente a qualche bomba atomica stivata in galleria con dispersione di materiale nucleare pericolosissimo. Si hanno le prove che per due giorni grandi betoniere fecero la spola cementando l’interno di una galleria. Le indagini delle autorità preposte alla salute pubblica furono limitate, superficiali ed approssimative. I vertici militari risposero che non “si ravvisa la necessità di un incontro chiarificatore”. Quel che ora noi vediamo sono le conseguenze catastrofiche sulla salute dei Cittadini, evidenziate da accurati studi scientifici (la tesi di Laurea di Roberta Toniolo e lo studio del Distretto Sud-Est). Essi riportano dati agghiaccianti sulla mortalità da tumore nell’ULSS N.6 nell’ampio periodo temporale tra il 1990 ed il 2003. Li riassumiamo: - La mortalità per leucemia e tumori linfatici (malattie strettamente legate alle radiazioni) nell’ULSS N.6 è di 21,9 casi ogni 100.000 abitanti. In Italia, nello stesso periodo, è di 4-5 ed in Veneto 4-6; - La mortalità per tumore nell’ULSS N.6 è 256-257 casi ogni 100.000 abitanti. In Italia è di 118-146 ed in Veneto di 123-165; - Si muore un po’ di più per tumore nei Distretti di Vicenza, Est e Sud-Est, un po’ meno nel Distretto Ovest. Ci chiediamo: è un caso la coincidenza con l’ubicazione dei siti militari USA?; - Tra il 1990 ed il 1999 a Longare si sono verificati 24,8 casi di decesso per tumore al fegato per ogni 100.000 abitanti e 30,2 per leucemia e tumori linfatici. Queste malattie sono dovute entrambe all’effetto delle radiazioni (il tumore al fegato, oltre che da infiammazioni croniche, anche da contatto con il plutonio, l’ingrediente delle bombe atomiche). IL PRESENTE ED IL FUTURO Realizzando lo studio “Site Pluto, ieri, oggi, domani” si è compreso che questa base è strettamente legata ed interconnessa con tutti i lavori che interessano le basi USA del territorio vicentino. Vicenza è considerata un “valore duraturo” dai responsabili militari USA. Da questa “Base Operativa Principale” possono partire spedizioni militari in Africa ed in Medio Oriente entro 36 ore. Il complesso militare-logistico è ideale: - una città occidentale sicura, finora ospitale e con buone infrastrutture in cui i soldati possano ritemprarsi prima e dopo le battaglie (Vicenza) con un ospedale psichiatrico per le cure dei reduci (si parlava di Montecchio Precalcino); - una grande base consolidata nel territorio da decenni (Ederle); - un aeroporto d’appoggio non grande ma in area urbana (Dal Molin); - un quartiere dormitorio a pochi minuti dalla Ederle (Quinto Vicentino); - un deposito sotterraneo immenso protetto da strati di roccia e cemento in cui stoccare armi e veleni, con un centro di intelligence che resisterebbe anche ad un attacco atomico (Longare-Tormeno); - un’area per esercitazioni ed addestramento delle truppe tranquilla ed adiacente alla base in cui sparare senza vincoli, sperimentando nuove armi (S. Rocco di Longare); - un aeroporto di grandi dimensioni dotato di armi nucleari a poca distanza, vero trampolino di lancio per ogni azione della 173 Airborne (Aviano); - un secondo aeroporto anch’esso dotato di armi nucleari a poca distanza (Ghedi-Torre); - il tutto sotto la coperta protettiva di un segreto militare impenetrabile. Da circa 7 mesi si assiste ad una profonda ristrutturazione di Site Pluto, Fontega-Tormeno e San Rocco-Santa Tecla che va di pari passo con il progetto Dal Molin, l’ampliamento della Caserma Ederle ed il prospettato villaggio residenziale di Quinto. E’ una strategia che vuole trasformare Vicenza in una città che esporta morte e distruzione in lontane contrade del nostro pianeta, seguendo il folle progetto della guerra infinita e dell’esportazione della democrazia. Il 28 febbraio 2007 il Senatore a vita Francesco Cossiga, ex-Presidente della Repubblica (quindi, teoricamente, difensore della Costituzione della Repubblica) e per sua stessa definizione “guerrafondaio”, ha avuto la bontà di informarci dell’esistenza del piano “Punta di Diamante” che prevede l’utilizzo della 173 Brigata Airborne americana come “strumento del piano di dissuasione e di ritorsione anche nucleare”. Negli ultimi anni, la NATO ha mutato la sua destinazione originaria di patto difensivo per divenire strumento di offesa. Questa “mutazione genetica” sta generando numerosi imbarazzi al trio Prodi-D’Alema-Parisi in Afghanistan, luogo in cui l’Italia sta combattendo una guerra vera. Sul campo si combatte, mentre le più alte cariche dello Stato (in prima fila il Presidente Napolitano) straparlano di “guerra umanitaria” (due parole opposte ed inconciliabili) e di guerra intrapresa nel rispetto dell’articolo 11 della Costituzione. La realtà è molto più oscena e volgare. Il Governo Prodi si è affrettato a soddisfare gli appetiti del complesso militare-industriale italiano, che fattura la colossale cifra di 10 miliardi di Euro all’anno ed esporta la morte in ogni parte del mondo. Al pio Prodi non ha fatto certo velo la lettura del Vangelo quando ha aumentato del 13% gli stanziamenti per armamenti o quando ha dato, da un paese estero e senza aspettare nemmeno di tornare a casa, l’ O.K. all’Ambasciatore USA per il Dal Molin, trampolino di lancio per ogni futura distruzione. In questo contesto è inserito Site Pluto (o Comm Site, seguendo l’attuale denominazione), centro nevralgico di telecomunicazioni e stoccaggio d’armi e veleni. Contro questo disegno che non ci appartiene combattiamo, con la forza di un movimento non-violento e la determinazione della ragione. Noi oggi raccogliamo l’eredità del gruppo “Presenza Longare” che da 20 anni ogni domenica alle 10.00 percuote, con il silenzio e la forza morale della Pace e della Dignità, la prepotenza incivile e barbara dei distributori di morte che stanno oltre i fili spinati, le recinzioni ed i minacciosi cartelli di Site Pluto. Con “Presenza Longare” camminiamo insieme per aprire la strada ad un mondo più giusto, libero dalla paura e dall’ignoranza.

martedì 23 aprile 2013

IL MONITORE

Tratto dal blog Open Mind Sottotitolo: il Monitore era una speciale nave corazzata, adatta ad azioni nei fiumi o contro costa, ma assolutamente inadatta per velocità e qualità nautiche come unità di squadra [da wikipedia]. Il molto intelligente sindaco di Torino Piero Fassino, quello più lungimirante che magro e viceversa, ha affermato – restando serio – che la candidatura di Rodotà era irricevibile perché marchiata dal punto G, che non è quel luogo ricercato dalla notte dei tempi nel quale risiederebbe l’apice del piacere femminile ma la G di Grillo. Mentre tutti sanno che la proposta di Marino, uno dei realizzatori della bicamerale superaccessoriata concessa a berlusconi quale garanzia sempiterna di una legittimazione politica che non gli sarebbe spettata per legge era, e come no, scevra da qualsiasi condizionamento e interesse. Per non parlare di quanto lo sia stata la ri_proposta di Napolitano che ha il vantaggio di non dover nemmeno dimostrare quali sono gli interessi che gli sono sempre stati e gli stanno molto a cuore. Il PD, dopo aver legittimato un governo abusivo e aver contribuito allo sfascio sociale votando tutte le leggi Monti – Fornero e compagnia devastante ha posto la questione di principio, un principio che vale meno di un cazzo ma che loro hanno considerato tale al punto di non permettere che questo paese avesse un presidente degno quanto Pertini, sulla candidatura di un galantuomo come Rodotà. Anche questa è una cosa da NON dimenticare, mai. - Se non si può dire che è un golpe, un colpo di stato, si può almeno dire che è una schifosissima congiura di palazzo? sì che si può dire. Purtroppo il professor Rodotà è stato costretto a non sbilanciarsi dal suo ruolo di costituzionalista, da conoscitore rispettoso della Carta qual è non poteva dire che quello che è accaduto ieri si chiama furto di democrazia, in parole povere che qualcuno, per gli interessi di qualcun altro ha svenduto per l’ennesima volta la possibilità di un rilancio di questo paese, di un riscatto morale e civile, io però sì, lo posso dire. E’ nel mio diritto dirlo, eccome. E penso che più di qualcuno dovrebbe fare un passo indietro, ma anche due o tre, quelli ad esempio che hanno accusato di essere antidemocratici, antistato, sovversivi ed eversivi, persone che non hanno a cuore le sorti del paese quei cittadini che alle recenti elezioni hanno rivolto il loro sguardo altrove preferendo un movimento di popolo ai cosiddetti partiti tradizionali, quelli che in questi giorni hanno offerto a noi italiani e al mondo uno spettacolo indegno. Che hanno barattato la loro dignità che forse ancora si poteva salvare con quella di una persona a cui la dignità non interessa né è mai interessata. E forse meriterebbe le scuse anche Franco Battiato, cacciato con disonore per aver detto una parola forte, ma che però rende perfettamente l’idea, da chi ieri si sbellicava dalle risate ascoltando le battute dell’abusivo impunito. Ormai non è più un discorso di destra e sinistra, di persone, di idee, stando così le cose è la politica tutta ad aver perso anche l’ultimo residuo di importanza, significato e valore. Perché quando la politica tutta rinuncia al suo ruolo in funzione degli interessi di qualcuno, e lo fa in modo così vistoso, sfacciato, arrogante, quando, sempre per motivi di interesse perlopiù occulto si lega non alle sorti di quel popolo che sceglie, o perlomeno crede di farlo, i suoi rappresentanti per mezzo di una legge truffa ma a quelle di un partito, di una persona, vuol dire che la politica sta dicendo a quel popolo che non le interessa più il suo bene ma la sua priorità è tutelare solo ed esclusivamente gli interessi e le sorti di qualcuno. Che, per una strana ironia del destino è sempre lo stesso qualcuno. E, finché non ci sarà una legge che permetterà ai cittadini di scegliersi i propri candidati/referenti politici per nome e cognome su una scheda elettorale e non, invece, con questa che li costringe a farlo per mezzo di una croce su un simbolo che poi rimanda ai nomi e cognomi che scelgono le segreterie di partito, nessuno, NESSUNO, dovrebbe permettersi di dire che quel che avviene in parlamento, alla camera e al senato [di nuovo minuscoli per festeggiare il lieto evento] è il risultato democratico di una volontà popolare. Io non c’entro nulla con quelli che hanno rimandato Napolitano al Quirinale.

TUTTA COLPA DEL WEB

Tratto dal Blog di Pippo Civati “Care e-lettrici e cari e-lettori, il Pd ha deciso: è tutta colpa vostra. Dei vostri tweet e dei vostri commenti. Siete il «popolo della rete», quello che fa sbagliare (!) i parlamentari con le sue indicazioni. Non ci interessa sapere se abbiate una vita o un lavoro (o non l’abbiate). Ci interessa solo poter dire che i vostri tweet (e anche gli sms) sono eversivi. Non è un problema di età: il gruppo dirigente del Pd la pensa così. Lo pensa Speranza, lo pensa Bersani, lo pensa il segretario regionale della Lombardia, lo pensano gli altri leader. Lo pensa anche Renzi, a suo modo (dice elegantemente: «a ogni cinguettio, c’è qualcuno che se la fa addosso»).” - Insomma gli eversivi siamo noi, con i nostri post, stati e cinguettii, mica chi viola la Costituzione al ritmo del suo respiro, e lo fa non da cittadino comune che eventualmente da un computer può scrivere anche scemenze che però non danneggiano in modo irreversibile nessuno, tanto meno possono deviare e modificare le sorti di un paese, ma da persone che hanno la responsabilità di uno stato e nelle cosiddette sedi istituzionali. Penso che un bel po’ di gente dovrebbe baciare la terra dove camminano i creatori della Rete e dei suoi servizi utilizzati da tante persone che hanno almeno questi canali per sfogare le loro tensioni, confrontarsi ogni giorno con altra gente, invece di andare a prendersela fisicamente coi responsabili delle tensioni. Se davvero twitter e facebook avessero la potenzialità di “dettare l’agenda”, l’Italia sarebbe il paese più bello del mondo. Il più invidiato politicamente. E’ lì che passano le idee migliori, non certo nelle redazioni di certi quotidiani e nemmeno in molti studi televisivi. Se ne facciano una ragione, i lorsignori, in Rete c’è gente che ragiona con la sua testa, non ha interessi da difendere né patrimoni da tutelare, che ogni giorno con costanza e pazienza si mette a disposizione cedendo, gratis, un po’ del suo sapere, della sua capacità di guardare, analizzare e criticare i fatti, in grado di fare delle proposte molto più serie di quelle che si sviluppano negli ambienti preposti. Ad esempio in parlamento. Ecco perché l’elefantiaco li vorrebbe chiudere, come in Cina. Quelli che twittano e feisbùccano, poi vanno anche a votare. Sarebbe il caso di piantarla con questa incommensurabile scemenza secondo cui noi che frequentiamo i social network apparteniamo ad una razza diversa, magari antropologicamente, come direbbe il delinquente zippato. Se c’è qualcuno che abusa del suo ruolo, di parole, azioni, sono proprio i politici e certi – molti – giornalisti: quelli che generalmente difendono e appoggiano il potente prepotente di turno e, nello specifico, da quasi vent’anni servono un unico padrone, silvio berlusconi che oltre ad essere il leader abusivo, un impostore, di un partito azienda è casualmente anche il proprietario dell’ottanta per cento dei mezzi di comunicazione di questo paese. Ed è proprio questo il motivo per cui la legge gli avrebbe impedito di svolgere l’attività politica, ma si sa, in questo paese la legge per i nemici si applica e per gli amici s’interpreta. Il vero problema, per il potere e per un certo giornalismo è sapere che dei comuni cittadini li possano smentire e ridicolizzare in qualsiasi momento e a proposito della qualunque. Noi che facciamo blog, abbiamo i nostri account nei social network non traiamo nessun profitto dalla nostra attività, scriviamo per il gusto di farlo e perché pensiamo che sarebbe sciocco non valorizzare uno strumento di fondamentale importanza come la Rete non sfruttandolo per un fine utile. E il fatto che normali cittadini mettano il loro sapere, la loro creatività al servizio degli altri gratuitamente, per passione e non per denaro, dovrebbe essere un valore aggiunto in una democrazia, non un pericolo da contrastare con ogni mezzo, non dovrebbe spaventare un giornalista, perché sa che la sua professionalitá non viene messa in discussione se non nasconde niente all’opinione pubblica e nemmeno il politico che, al contrario, dal sentire della gente dovrebbe trarre un vantaggio, un insegnamento, un aiuto per poi agire correttamente come il ruolo gl’impone.

martedì 16 aprile 2013

CONDIVISIONE UN CAZZO

Tratto dal blog Open Mind Io coi mafiosi, i delinquenti, i ladri e i corrotti non ho e non voglio avere niente da spartire, e come me c’è un mucchio di altra gente che non si merita di dover condividere niente coi mafiosi, i corrotti, i ladri e i delinquenti, figuriamoci una cosa importante come il massimo rappresentante dello stato. Perché nei paesi normali non sono i mafiosi, i ladri, i corrotti e i delinquenti a contribuire alla scelta del capo dello stato, e nemmeno gli si dà la possibilità di poterlo pretendere sotto forma di ricatto come invece succede in Italia. Ha ragione Gino Strada, è proprio la balla della condivisione che, alla fine rende tutti uguali. Ma una persona onesta non può mai essere uguale a chi non lo è, e, se i lorsignori democratici tanto per dire piuttosto che per fare permettono, l’onesto merita altre tutele e altre garanzie rispetto al delinquente. Mentre qui da noi succede esattamente il contrario.

I TERRORISTI

Il popolo è un bambino – Ascanio Celestini Il popolo è un bambino. Fa tante domande e tu non gli puoi dire la verità sennò quello ti mette in difficoltà. Per esempio io c’ho un figlio, si chiama Robertino Casoria, è il peggiore della classe. Mi ha detto “papà cosa sono i terroristi?” lo gli ho voluto dire la verità, gli ho detto: “Ti ricordi quando eri bambino? A Natale ti ho detto che sarebbe arrivato Babbo Natale. Tu eri un bambino intelligente o non ci hai creduto. Ma poi la notte io sono andato a mettere i regali sotto l’albero e la mattina appresso quando li hai visti hai incominciato a credere che li aveva portati Babbo Natale. Hai pensato che se c’è il regalo significava che c’è anche il barbone che lo porta con le slitte, con le renne. E invece ero sempre io. E i terroristi sono la stessa cosa. Qualcuno ti dice che ci sono i terroristi e tu non ci credi. Poi scoppia ‘na bomba, crollano un paio di grattacieli e tutti pensano che se c’è l’attentato significa che ci stanno anche i terroristi che l’hanno fatto… ma è tutta una bugia, è sempre papà che zitto zitto di notte fa scoppiare le bombe e poi dà la colpa ai terroristi” . E mio figlio mi fa: “l’amico mio Pancotti Maurizio – ché Robertino frequenta un bambino ciccione che è insopportabile e secondo me è pure un po’ deficiente – m’ha detto: “­Pancotti Maurizio dice che questa cosa si chiama strategia della tensione!” Allora io gli ho risposto “l’amico tuo Pancotti Maurizio è comunista! E lo sai perché è così ciccione? “Perché i comunisti si mangiano i bambini. Stai attento quando vai a fare la merenda da lui perché ti si mangia!” E mio figlio Robertino ha cominciato a tremare. Per una settimana non è più uscito di casa. Gli ho fatto fare tutto quello che volevo, gli dicevo “lava la macchina! Metti a posto la stanzetta! Portami le ciabatte!” lui mi ubbidiva come un cagnolino. Perché si governa con la paura. E il popolo è uguale. Il popolo è un bambino. Se vuoi che non si perda nel bosco gli devi dire che c’è il lupo cattivo, l’uomo nero! I terroristi, l’arabi col barbone, i pirati della Malesia. Ogni tanto insomma bisogna cambiare, fare la rotazione. Il diavolo, gli zombie, il mostro di Loch Ness, il bocio, i marziani, i fantasmi. Il popolo è un bambino. Se gli metti paura ti porta le ciabatte, ti lava la macchina. Il popolo è un bambino. Se gli metti paura ti ubbidisce subito.

venerdì 5 aprile 2013

NOI

Noi, che le nostre mamme mica ci hanno visti con l'ecografia. - Noi, che a scuola ci andavamo da soli e da soli tornavamo. - Noi, che la scuola durava fino alla mezza e poi andavamo a casa per il pranzo con tutta la famiglia (si, anche con papà). - Noi, che eravamo tutti buoni compagni di classe, ma se c’era qualche bullo, ci pensava il maestro a sistemarlo sul serio. - Noi, che se a scuola la maestra ti dava un ceffone, mamma a casa te ne dava 2. - Noi, che se a scuola la maestra ti metteva una nota sul diario, a casa era il terrore. - Noi, che quando a scuola c'era l'ora di ginnastica partivamo da casa in tuta, tutti felici. - Noi, che avevamo le tute lucide acetate dell’Adidas che facevano fico, ma erano pure le uniche. - Noi, che la gita annuale era un evento speciale e nelle foto delle gite facevamo le corna ed eravamo sempre sorridenti. - Noi, che le ricerche le facevamo in biblioteca, mica su internet. - Noi, che la vita di quartiere era piacevole e serena. - Noi, che andare al mare nei sedili posteriori della 850 di papà o nella 1100 di nonno era una passeggiata speciale e serbiamo ancora il ricordo di un bagno “pulito” a Rimini, Rapallo o all’Idroscalo - Noi, che non avevamo videogiochi, né registratori, né computer. Ma avevamo tanti amici lo stesso anche senza s. n. - Noi, che per cambiare canale alla TV dovevamo alzarci e i canali erano solo 2. - Noi, che andavamo a letto dopo Carosello. - Noi, che sapevamo che era pronta la cena perché c'era Happy Days e Fonzie. - Noi, che guardavamo allucinati il futuro con “Spazio 1999” . - Noi, che se la notte ti svegliavi e accendevi la TV vedevi solo il monoscopio Rai con le nuvole o le pecorelle di interruzione delle trasmissioni. - Noi, che ci sentivamo ricchi se avevamo 'Parco Della Vittoria e Viale Dei Giardini'. - Noi, che i pattini avevano 4 ruote e si allungavano quando il piede cresceva. - Noi, che chi lasciava la scia più lunga nella frenata con la bici era il più fico e che se anche andavi in strada non era così pericoloso. - Noi, che dopo la prima partita c'era la rivincita, e poi la bella, e poi la bella della bella. - Noi, che avevamo il 'nascondiglio segreto' con il 'passaggio segreto'. - Noi, che giocavamo a nomi-cose-animali-città. - Noi, che ci divertivamo anche facendo Strega-comanda-colori. - Noi, che ci mancavano sempre 4 figurine per finire l'album Panini (celò, celò, celò, celò, celò, celò, mi manca!). - Noi, che suonavamo al campanello per chiedere se c'era l'amico in casa, ma che a quelli degli altri suonavamo e poi scappavamo. - Noi, che compravamo dal fornaio pizza bianca e mortadella per 100 £ire (= € 0,050!) e non andavamo dal dietologo per problemi di sovrappeso, perché stavamo sempre in giro a giocare. - Noi, che bevevamo acqua dalle fontanelle dei giardini, non dalla bottiglia PET della minerale ed un gelato costava 50 £ire (pari a € 0,025!). - Noi, che le cassette se le mangiava il mangianastri, e ci toccava riavvolgere il nastro con la Bic. - Noi, che sentivamo la musica nei mangiadischi sui 45 giri vinile (non nell’Ipod) e adesso se ne vedi uno in un negozio di modernariato tuo figlio ti chiede cos'è. - Noi, che al cinema usciva un cartone animato ogni 10 anni e vedevi sempre gli stessi tre o quattro e solo di Disney. - Noi, che non avevamo cellulari (c’erano le cabine SIP per telefonare) e nessuno poteva rintracciarci, ma tanto eravamo sicuri anche ai giardinetti. - Noi, che giocavamo a pallone in mezzo alla strada con l'unico obbligo di rientrare prima del tramonto. - Noi, che trascorrevamo ore a costruirci carretti per lanciarci poi senza freni, finendo inevitabilmente in fossi e cespugli. - Noi, che ci sbucciavamo il ginocchio, ci mettevamo il mercurio cromo, e più era rosso più eri fico. - Noi, che giocavamo con sassi e legni, palline e carte. - Noi, che le barzellette erano Pierino, il fantasma formaggino o c’è un francese-un tedesco-un italiano. - Noi, che c'era la Polaroid e aspettavi che si vedesse la foto. - Noi, che la Barbie aveva le gambe rigide. - Noi, che l'unica merendina era il Buondì Motta e mangiavamo solo i chicchi di zucchero sopra la glassa. - Noi, che il 1° Novembre era 'Ognissanti', mica Halloween. - Noi, che il Raider faceva concorrenza al Mars. - Noi, che a scuola le caramelle costavano 5 £ire. - Noi, che si suonava la pianola Bontempi. - Noi, che la Ferrari era Lauda e Alboreto, la McLaren Prost , la Williams Mansell , la Lotus Senna e Piquet e la Benetton Nannini e la Tyrrel a 6 ruote! - Noi, che la penitenza era 'dire-fare-baciare-lettera-testamento'. - Noi, che ci emozionavamo per un bacio su una guancia. - Noi, che il Ciao e il Boxer si accendevano pedalando. - Noi, che nei mercatini dell'antiquariato troviamo i giocattoli di quando eravamo piccoli e diciamo "guarda! te lo ricordi?" e poi sentiamo un nodo in gola. - Noi, che siamo ancora qui e certe cose le abbiamo dimenticate e sorridiamo quando ce le ricordiamo. - Noi, che vivevamo negli anni di piombo, in mezzo ad inaudite violenze per lotte sociali e di classe. - Noi, che votavamo per i partiti della 1° Repubblica: MSI, DC, PRI, PLI, PSI, PCI, e non per 70 diversi gruppi dai nomi fantasiosi. - Noi, che trovammo lavoro tutti e subito. ......... Noi, che siamo stati tutte queste cose e tanto altro ancora. Questa è la nostra storia. Se appartieni a questa generazione, invia questo messaggio ai tuoi amici e conoscenti della tua stessa generazione ed anche a gente più giovane perché ricordino o sappiano com’era bella la nostra vita, prima…

lunedì 4 marzo 2013

BERSANI NON HA VINTO E ORA ?

Prima il Pd deve cambiare di Bruno Manfellotto Non ha senso che, dopo la mancata vittoria, il partito di Bersani cerchi alleanze senza aver capito la lezione: la conservazione e le logiche che valevano fino a ieri, oggi non valgono più (04 marzo 2013) Bruno Manfellotto Bruno ManfellottoA desso è fin troppo facile dire: ha vinto il populismo miope, ha trionfato la protesta inutile. Sarebbe più onesto dire che ha perso la politica, perché a che cosa altro dovrebbe mai servire la politica se non a cogliere ciò che populismo e protesta significano e a tradurli in proposte, idee, soluzioni? Bene, non c'è riuscita e lo dimostra la fuga dal voto o dai partiti che di questo ventennio sono stati i protagonisti: nell'anno del Signore 2013 non hanno votato undici milioni di italiani; e se 3,4 milioni di consensi hanno abbandonato il Pd, ben 6,3 hanno voltato le spalle a Berlusconi e la metà di quelli della Lega (passata da 3,2 a 1,4 milioni) se ne sono andati a casa o altrove. Una scioccante dichiarazione di sfiducia. Ora sarà assai difficile districare la matassa e dare un governo al Paese. Obiettivo essenziale, che però non attenuerà né risolverà lo choc di febbraio. Come sintetizza Bill Emmott, infatti, Beppe Grillo ha vinto perché è stato l'unico leader che si è schierato dalla parte del cambiamento e della rabbia. Dimostrando di aver capito ciò che gli elettori stavano vivendo. Per la sinistra dovrebbe essere pane quotidiano, e invece no. Così vince ma non convince, come dicevano una volta i cronisti sportivi, ed è costretta a fare i conti con Grillo in grave ritardo e in condizioni di maggior debolezza. Eppure di occasioni ne ha avute. Almeno tre. Come ha ammeso lo stesso Bersani il centrosinistra non ha saputo elaborare una proposta all'altezza della crisi. In campagna elettorale ha puntato su serietà e affidabilità, e cioè sulla conservazione e non sul rinnovamento. E durante i tredici mesi di governo tecnico non era riuscito a imporre la sua agenda nemmeno sulle voci "costi della politica" e "legge elettorale". E' apparsa una miope difesa di se stessi. Nonostante lo stimolo degli osservatori (solo "l'Espresso" gli ha dedicato tre copertine in un anno), il fenomeno Grillo è stato sottovalutato, poco studiato, demonizzato. Eppure il Movimento 5 Stelle è nato quattro anni anni fa, non ieri, e già incubava da tempo, almeno da quando, due anni prima, "La Casta" aveva fatto boom. Senza contare che molte di quelle parole d'ordine - e di quelle stelle - appartenevano di diritto al Dna della stessa sinistra. Prova ne sia un voto grillino omogeneo, trasversale, nazionale, senza gap territoriali: dalla Sicilia al Veneto, passando per la Livorno che fu dei portuali e la Piombino operaia e medaglia d'oro della Resistenza. Fino al nord dove Grillo, non la sinistra, ha intercettato il voto di operai e piccoli imprenditori in fuga dalla Lega dove erano approdati negli anni Novanta delusi dal Pds. In questo Annus Horribilis c'è stato poi un terzo avviso, di altro segno e intensità, ma portato dalla stessa ondata: l'irruzione di Matteo Renzi. Certo, la cronaca politica non si scrive con i se, e dunque non staremmo a chiederci che cosa sarebbe successo se al posto di Bersani ci fosse stato lui; ma almeno il Pd avrebbe dovuto fare tesoro del significato di quella sfida, del consenso che l'accompagnava, dell'esistenza di un conflitto generazionale che preannunciava. Capire che il capitale delle primarie doveva essere tutelato e investito. E invece si è rapidamente tradotto in conservazione dell'esistente, e per questo si è dissolto. La politica si richiudeva dentro le sue stanze senza interrogarsi sul mondo che fuori tumultuava e rapidamente cambiava. Per un partito nato per essere nuovo, un suicidio. Un'analisi impietosa? Forse sì. Ma comunque vada a finire nelle prossime settimane, governo o nuove elezioni, all'ordine del giorno c'è un cambio di rotta nei comportamenti, nel rifiuto di inutili privilegi, nell'attenzione alle esigenze dei cittadini: lavoro e moralità innanzitutto. Anche se il fenomeno Grillo dovesse svanire; anche se i suoi si dimostrassero pronti a collaborare; anche, e a maggior ragione, se scoprissimo che 163 ragazzi hanno occupato le Camere per scardinare il sistema e rifiutare l'Europa, c'è una sola strada: prendere atto della sconfitta e pensare diverso. Per governare. E per evitare che i 163 diventino 500.

ECCO PERCHE' AMATO DEVE VERGOGNARSI

Tratto da Sanguisughe.com ECCO PERCHE’ AMATO DEVE VERGOGNARSI (E INTANTO CI FACCIA VEDERE I BOLLETTINI DEI VERSAMENTI EFFETTUATI…) By Mario Giordano On marzo 4, 2013 “Non faccio parte della casta, ditemi perché dovrei vergognarmi”, dice spudoratamente Giuliano Amato con una lettera a Repubblica di oggi lunedì 4 marzo 2013. E noi lo accontentiamo: a) Deve vergognarsi perché prende 31mila euro al mese fra pensione Inpdap (22mila euro) e vitalizio da parlamentare (9mila euro) come finalmente ammette lui stesso nella medesima lettera; b) Deve vergognarsi perché prende 31mila euro al mese di pensione dopo aver tagliato le pensioni agli italiani; c) Deve vergognarsi perché è stato il principale consigliere economico e politico di Craxi e non si è mai accorto dello sfascio e dei furti della prima Repubblica (dormiva?); d) Deve vergognarsi perché da sempre fa parte della classe dirigente che negli ultimi decenni ha consentito l’esplosione dei costi della politica e degli annessi privilegi; e) Deve vergognarsi perché nonostante questo, nel 2012 è stato nominato da Monti consulente per i tagli ai costi della politica e non ha fatto nulla per tagliarli davvero; f) Deve vergognarsi perché uno che è stato due volte presidente del Consiglio, due volte ministro del Tesoro, una volta ministro dell’Intero e presidente dell’Authority del mercato non può dire “non faccio parte della casta”. Fra l’altro nella lettera a Repubblica Amato, dopo aver ammesso di prendere 31mila euro al mese di pensione, dice che i 9mila del vitalizio li gira a una comunità di assistenza. Bene, invece di tante inutili parole di autoelogio, Amato ci dica di quale comunità si tratta e soprattutto esibisca le ricevute dei versamenti che come dice lui sono già stati effettuati nei mesi scorsi. Solo così potrebbe smettere di vergognarsi, almeno un po’.

martedì 26 febbraio 2013

CRONACA DI UNA DISFATTA

Potevano vincere, ma anche no Dal sito Open Mind «Il Pd che doveva essere il partito del cambiamento si è trasformato nel partito della moderazione, della conservazione, del mutare ma solo «un po’», come da intercalare bersaniano. Un po’ poco per vincere bene le elezioni, appunto». [Marco Damilano, L'Espresso] - Spero che tutti abbiano capito che non si vince a mani basse ma A TESTA BASSA. E che gente che per diciotto anni ha fatto solo finta di fare opposizione all’inamovibile delinquente [soprattutto per merito suo] non può né deve in nessun modo sentirsi superiore a NESSUNO. - ANALISI – Istituto Cattaneo: “Così l’M5s ha succhiato voti al Pd” - Da Fini a Di Pietro, tutti i trombati e i “salvati” dal voto (FOTO) - 13 luglio 2012: Moody’s abbassa il rating dell’Italia. “Il clima politico è fonte di rischi”: ovvero, non ci fidiamo del ritorno dello zombie. - Sottotitolo: scrutinio finito, ingovernabilità garantita. Alla Camera (per fortuna) ha “vinto” il centrosinistra, con una miseria di +0.36% (29.54 a 29.18). Dopo le Primarie, vinte dal ronzino smacchiato di Bettola (sì, ha perso anche a casa sua), avevano più di 10 punti di vantaggio. In due mesi hanno bruciato tutto. Complimenti ai suoi consiglieri, ai giornalisti bersaniati e all’intellighenzia tronfia e sorda. Il Porcellum gli garantisce la maggioranza dei seggi (340). Decisivi i Marxisti per Tabacci (Bruno Man of the match). M5S primo partito nazionale alla Camera (25.55%, 108 deputati). Al Senato pareggio e capolavoro di insipienza piddina, che racimola la miseria di 113 senatori (pur avendo un +0.9%) contro i 116 della coalizione berlusconiana (che vince in tutte le regioni in bilico). M5S colleziona 54 senatori (23.79%), Monti 9. Alfano parla di brogli, Letta esulta, Vendola sogna un governo che in 100 giorni tremare il mondo farà (intanto la Puglia ha votato tutti tranne che lui). Fuori dal Parlamento Ingroia (sì, anche il noto statista Favia) e Fini (“il nuovo Sarkozy”: levateje er vino). Rientra Casini, pur avendo meno del 2. Vendola galleggia attorno al 3, Lega attorno al 4, La Russa poco sotto il 2. E ora che succede? Succede che Bersani dice di avere vinto (nei suoi sogni) e di sentire la “responsabilità” di governare (ti piacerebbe). Per governare deve inciuciare con Berlusconi in un appassionante iperaccrocchio. Più inciuciano, più M5S sale. Prima si vota, più M5S cresce. Quindi aspetteranno il più possibile (ma non c’è altra strada: a ottobre si torna alle urne). Se va bene, rifanno la legge elettorale e si rivota. Quindi andrà male. Abbiamo il peggiore centrosinistra d’Europa e gli elettori con meno memoria storica della galassia. In confronto a Bersani e derivati, Occhetto era Lenin e Veltroni Marx. Non impareranno mai. Buona catastrofe. [Andrea Scanzi - Il Fatto Quotidiano] - Preambolo: Antonio Razzi, Domenico Scilipoti, e l’ex direttore del Tg1 Augusto Minzolini entrano in Parlamento. Per fortuna Ingroia no, ci siamo salvati dalla “deriva giustizialista”. Così almeno – per la contentezza di tutti quelli che lo hanno criticato e ignorato, tutti quelli che “Ingroia si deve dimettere” [ma berlusconi no, nessuno glielo ha mai chiesto] – può tornare a fare il Magistrato a tempo pieno, e spero che decida di tornare a farlo qui, ché da fare ce n’è. - La notizia buona è che binetti, buttiglione e cesa sono fuori dal parlamento. Spero se lo ricordino anche quei giornalisti che senza l’intervista ciclica, a cadenza bisettimanale a binetti e buttiglione per chiedere cosa pensano dei gay non avrebbero avuto niente di meglio da fare. Bisognerebbe mandare a casa anche loro. Quella meno buona è che oggi voglio stare a digiuno dai luoghi comuni. Quindi posso, anzi, voglio fare a meno di tutti quelli che “gli italiani…” e a seguire tutta la serie insulsa di patetiche contumelie circa il fatto che abbiamo quello che ci meritiamo, che siamo un popolo di deficienti complici del delinquente, che siamo di destra, che siamo fascisti [come Grillo, ah ah ah], che non capiamo, che siamo ignoranti, che siamo populisti, che siamo qualunquisti, che siamo un po’ di tutto; noi. Loro, i politici no, non sono mai niente. Perché io non sono scema né complice, e nemmeno mi merito una punizione. Perché quello che da settimane scrivono giornalisti che non hanno l’ambizione di essere considerati opinion leader, ovvero quelli che dietro ai loro articoli nascondono l’intenzione di trascinare la gente verso una parte politica invece di illustrare tutta la politica in modo trasversale, pregi [pochi, quasi niente] e difetti [quanti ne vogliamo, c'è l'imbarazzo della scelta] io lo scrivo da mesi, anzi da anni. Modestamente e senza un filo di presunzione mi sono ritrovata a rileggere concetti che avevo già espresso fra gli articoli di giornalisti che come me se ne fottono allegramente non dovendo rendere conto a nessuno e dai quali i presuntuosi e gli arriccianaso di centrosinistra si tengono ben distanti salvo poi criticarli per la loro faziosità senza nemmeno averli letti. Essere persone libere significa non dover dipendere da nessuno, e figuriamoci dagli editoriali di Scalfari e del suo seguito che hanno preferito distruggere la reputazione di un giornale piuttosto che rimanere nei fatti e non nelle ipotesi terrorizzando la gente circa i rischi e i pericoli a proposito del M5S. E non me ne fotte una cippa se qualcuno pensa che sia dietrologia o parte di un passato che sarebbe meglio mettere da parte per “guardare avanti” ricordare gli errori grossolani di chi non ha saputo – ma più che altro voluto fermare berlusconi – per quella che è ormai molto più che una teoria circa il sostentamento reciproco: senza l’uno non esisterebbero gli altri, perché diciotto anni sono e sono stati un periodo sufficiente per trovare sistemi e soluzioni, e nessuno mi venisse a dire che lui è ancora qui perché la gente lo vota, perché se non ci fosse stato per la famosa e stracitata legge sulla sua ineleggibilità ignorata scientemente, o non ci fosse più, e il modo per non farcelo stare spesso lo ha offerto lui stesso con i suoi errori, con i suoi reati, con i suoi capi d’imputazione e processi aperti, la gente non l’avrebbe votato. A luglio l’AVREBBE votato una persona su cinque, ieri LO HA VOTATO una su tre: quindi la colpa andrebbe suddivisa e spartita fra tutti i responsabili POLITICI invece che farla ricadere sempre e comunque sui cittadini che ad uno che sta zitto preferiscono uno che parla, e a ragion veduta, non di papi Giovanni, giaguari da smacchiare, e nemmeno definendo fascisti della rete tutti quelli che, me compresa pensano che la politica debba imparare a parlare un linguaggio diverso e ad agire in modo diverso. Perché per chi non se ne fosse accorto i primi a non voler guardare avanti sono proprio quelli che in questo ultimo periodo si vantavano di aver già vinto e che quindi non fosse necessario spiegare agli italiani cosa avrebbero voluto fare di e con questo paese e di conseguenza con e per noi noi. Io non ricordo NULLA di particolarmente significativo e convincente di quel che ha detto Bersani, per esempio, ma ricordo benissimo quello che hanno detto Monti, Grillo e berlusconi. Non ci vuole un esperto di comunicazioni e nemmeno un Pulitzer del giornalismo per rendersi conto che questo centrosinistra non sa parlare alla gente, non si fa capire dalla gente perché probabilmente, anzi sicuramente non sa e non capisce nemmeno cosa vuole fare di se stesso e qual è la politica che realmente gli appartiene se vuole mettersi alla guida di un paese la cui gente sta vivendo oggi e vorrebbe che anche la politica si adeguasse alla vita di oggi. Questo invece Grillo lo ha capito, paradossalmente e a modo suo anche berlusconi, Bersani invece spostando l’asse verso il centro, verso Monti, verso politiche liberiste di tasse ed economia scellerata e finalizzata sempre e comunque all’aumento delle tasse e delle prebende con cui caricare gente sfinita e stanca di pagare e di una politica che di contro non toglie nulla a se stessa, non lo ha capito. E i cittadini non hanno – giustamente – voluto capire lui. Ora – forse – il PD capirà che per farsi eleggere dalla gente bisogna entrare nella mentalità della gente, capire dov’è ora questo paese ma soprattutto dove lo si vuol portare, invece di passare il loro tempo a dividere gli amici dai nemici; fascista, berlusconiano, populista. E magari invece di pensare ad avere una banca pensare ad un modo convincente per farsi eleggere anche dai clienti delle banche. - L’amico del giaguaro Marco Travaglio, 26 febbraio La domanda era: riusciranno i nostri eroi a non vincere le elezioni nemmeno contro un Caimano fallito e bollito? La risposta è arrivata ieri: ce l’han fatta un’altra volta. Come diceva Nanni Moretti 11 anni fa, prima di smettere di dirlo e di illudersi del contrario, “con questi dirigenti non vinceremo mai”. Del resto, a rivedere la storia del ventennio orribile, era impossibile che gli amici del giaguaro smacchiassero il giaguaro. L’abbiamo scritto fino alla noia: nel novembre 2011, quando B. si dimise fra le urla e gli sputi della gente dopo quattro anni di disastri, era dato al 7%: bastava votare subito, con la memoria fresca del suo fallimento, e gli elettori l’avrebbero spianato, asfaltato, polverizzato. Invece un’astuta manovra di palazzo coordinata dai geniali Napolitano, Bersani, Casini e Fini, pensò bene di regalarci il governo tecnico e soprattutto di regalare a B. 16 mesi preziosi per far dimenticare il disastro in cui ci aveva cacciati. Il risultato è quello uscito ieri dalle urne. Che non è la rimonta di B: è la retromarcia del centrosinistra. Che pretende di aver vinto con meno voti di quando aveva perso nel 2008. Il Pdl intanto ha incenerito metà dei voti di cinque anni fa, la Lega idem. E meno male che c’era Grillo a intercettarli, altrimenti oggi il Caimano salirebbe per la quarta volta al Quirinale per formare il nuovo governo. Il che la dice lunga sulla demenza di chi colloca M5S all’estrema destra o lo paragona ad Alba Dorata. Il centrodestra è al minimo storico, sotto il 30%, che però è il massimo del suo minimo: perché B. s’è alleato con tutto l’alleabile, mentre gli strateghi del Pd con la puzza sotto il naso han buttato fuori Di Pietro e quel che restava di Verdi, Pdci, Prc e hanno schifato Ingroia: altrimenti oggi avrebbero almeno 2 punti e diversi parlamentari in più, forse addirittura la maggioranza al Senato. Ma credevano di avere già vinto, con lo “squadrone” annunciato da Bersani dopo le primarie: l’ennesima occasione mancata (oggi, col pur discutibile Renzi, sarebbe tutta un’altra storia). Erano troppo occupati a spartirsi le poltrone della nuova gioiosa macchina da guerra per avere il tempo di fare campagna elettorale. I voti dovevano arrivare da sé, per grazia ricevuta e diritto divino, perché loro sono i migliori e con gli elettori non parlano. Qualcuno ricorda una sola proposta chiara e comprensibile di Bersani? Tutti hanno bene impresse quelle magari sgangherate di Grillo e quelle farlocche di B. (soprattutto la restituzione dell’Imu, tutt’altro che impossibile, anche se pagliaccesca visto che B. l’Imu l’aveva votata). Di Bersani nessuno ricorda nulla, a parte che voleva smacchiare il giaguaro. Anche questo l’abbiamo scritto e riscritto: nulla di particolarmente brillante, tant’è che ci era arrivato persino D’Alema. Ma non c’è stato verso: la campagna elettorale del Pd non è mai cominciata, a parte i gargarismi sulle alleanze con SuperMario (da ieri MiniMario) e i formidabili “moderati” di Casini (tre o quattro in tutto). Col risultato di uccidere Vendola, mangiarsi l’enorme vantaggio conquistato con le primarie e regalare altri voti a Grillo, non bastando l’emorragia degli ultimi anni. Ora è ridicolo prendersela col Porcellum (peraltro gelosamente conservato): chi, dopo 5 anni di bancarotta berlusconiana, non riesce a convincere più di un terzo degli elettori non può pretendere di governare contro gli altri due terzi. Anzi, dovrebbe dimettersi seduta stante per manifesta incapacità, ponendo fine al lungo fallimento di un’intera generazione: quella degli ex comunisti che non ne hanno mai azzeccata una. Ma dalle reazioni fischiettanti di ieri sera non pare questa l’intenzione: tutti resteranno al loro posto e, lungi dallo smacchiare il giaguaro, proveranno ad allearsi col giaguaro in una bella ammucchiata per smacchiare il Grillo e soprattutto evitare altre elezioni. Auguri. Quos Deus vult perdere, dementat prius. (Quelli che Dio vuole distruggere, fa prima impazzire.)