lunedì 4 marzo 2013

BERSANI NON HA VINTO E ORA ?

Prima il Pd deve cambiare di Bruno Manfellotto Non ha senso che, dopo la mancata vittoria, il partito di Bersani cerchi alleanze senza aver capito la lezione: la conservazione e le logiche che valevano fino a ieri, oggi non valgono più (04 marzo 2013) Bruno Manfellotto Bruno ManfellottoA desso è fin troppo facile dire: ha vinto il populismo miope, ha trionfato la protesta inutile. Sarebbe più onesto dire che ha perso la politica, perché a che cosa altro dovrebbe mai servire la politica se non a cogliere ciò che populismo e protesta significano e a tradurli in proposte, idee, soluzioni? Bene, non c'è riuscita e lo dimostra la fuga dal voto o dai partiti che di questo ventennio sono stati i protagonisti: nell'anno del Signore 2013 non hanno votato undici milioni di italiani; e se 3,4 milioni di consensi hanno abbandonato il Pd, ben 6,3 hanno voltato le spalle a Berlusconi e la metà di quelli della Lega (passata da 3,2 a 1,4 milioni) se ne sono andati a casa o altrove. Una scioccante dichiarazione di sfiducia. Ora sarà assai difficile districare la matassa e dare un governo al Paese. Obiettivo essenziale, che però non attenuerà né risolverà lo choc di febbraio. Come sintetizza Bill Emmott, infatti, Beppe Grillo ha vinto perché è stato l'unico leader che si è schierato dalla parte del cambiamento e della rabbia. Dimostrando di aver capito ciò che gli elettori stavano vivendo. Per la sinistra dovrebbe essere pane quotidiano, e invece no. Così vince ma non convince, come dicevano una volta i cronisti sportivi, ed è costretta a fare i conti con Grillo in grave ritardo e in condizioni di maggior debolezza. Eppure di occasioni ne ha avute. Almeno tre. Come ha ammeso lo stesso Bersani il centrosinistra non ha saputo elaborare una proposta all'altezza della crisi. In campagna elettorale ha puntato su serietà e affidabilità, e cioè sulla conservazione e non sul rinnovamento. E durante i tredici mesi di governo tecnico non era riuscito a imporre la sua agenda nemmeno sulle voci "costi della politica" e "legge elettorale". E' apparsa una miope difesa di se stessi. Nonostante lo stimolo degli osservatori (solo "l'Espresso" gli ha dedicato tre copertine in un anno), il fenomeno Grillo è stato sottovalutato, poco studiato, demonizzato. Eppure il Movimento 5 Stelle è nato quattro anni anni fa, non ieri, e già incubava da tempo, almeno da quando, due anni prima, "La Casta" aveva fatto boom. Senza contare che molte di quelle parole d'ordine - e di quelle stelle - appartenevano di diritto al Dna della stessa sinistra. Prova ne sia un voto grillino omogeneo, trasversale, nazionale, senza gap territoriali: dalla Sicilia al Veneto, passando per la Livorno che fu dei portuali e la Piombino operaia e medaglia d'oro della Resistenza. Fino al nord dove Grillo, non la sinistra, ha intercettato il voto di operai e piccoli imprenditori in fuga dalla Lega dove erano approdati negli anni Novanta delusi dal Pds. In questo Annus Horribilis c'è stato poi un terzo avviso, di altro segno e intensità, ma portato dalla stessa ondata: l'irruzione di Matteo Renzi. Certo, la cronaca politica non si scrive con i se, e dunque non staremmo a chiederci che cosa sarebbe successo se al posto di Bersani ci fosse stato lui; ma almeno il Pd avrebbe dovuto fare tesoro del significato di quella sfida, del consenso che l'accompagnava, dell'esistenza di un conflitto generazionale che preannunciava. Capire che il capitale delle primarie doveva essere tutelato e investito. E invece si è rapidamente tradotto in conservazione dell'esistente, e per questo si è dissolto. La politica si richiudeva dentro le sue stanze senza interrogarsi sul mondo che fuori tumultuava e rapidamente cambiava. Per un partito nato per essere nuovo, un suicidio. Un'analisi impietosa? Forse sì. Ma comunque vada a finire nelle prossime settimane, governo o nuove elezioni, all'ordine del giorno c'è un cambio di rotta nei comportamenti, nel rifiuto di inutili privilegi, nell'attenzione alle esigenze dei cittadini: lavoro e moralità innanzitutto. Anche se il fenomeno Grillo dovesse svanire; anche se i suoi si dimostrassero pronti a collaborare; anche, e a maggior ragione, se scoprissimo che 163 ragazzi hanno occupato le Camere per scardinare il sistema e rifiutare l'Europa, c'è una sola strada: prendere atto della sconfitta e pensare diverso. Per governare. E per evitare che i 163 diventino 500.

ECCO PERCHE' AMATO DEVE VERGOGNARSI

Tratto da Sanguisughe.com ECCO PERCHE’ AMATO DEVE VERGOGNARSI (E INTANTO CI FACCIA VEDERE I BOLLETTINI DEI VERSAMENTI EFFETTUATI…) By Mario Giordano On marzo 4, 2013 “Non faccio parte della casta, ditemi perché dovrei vergognarmi”, dice spudoratamente Giuliano Amato con una lettera a Repubblica di oggi lunedì 4 marzo 2013. E noi lo accontentiamo: a) Deve vergognarsi perché prende 31mila euro al mese fra pensione Inpdap (22mila euro) e vitalizio da parlamentare (9mila euro) come finalmente ammette lui stesso nella medesima lettera; b) Deve vergognarsi perché prende 31mila euro al mese di pensione dopo aver tagliato le pensioni agli italiani; c) Deve vergognarsi perché è stato il principale consigliere economico e politico di Craxi e non si è mai accorto dello sfascio e dei furti della prima Repubblica (dormiva?); d) Deve vergognarsi perché da sempre fa parte della classe dirigente che negli ultimi decenni ha consentito l’esplosione dei costi della politica e degli annessi privilegi; e) Deve vergognarsi perché nonostante questo, nel 2012 è stato nominato da Monti consulente per i tagli ai costi della politica e non ha fatto nulla per tagliarli davvero; f) Deve vergognarsi perché uno che è stato due volte presidente del Consiglio, due volte ministro del Tesoro, una volta ministro dell’Intero e presidente dell’Authority del mercato non può dire “non faccio parte della casta”. Fra l’altro nella lettera a Repubblica Amato, dopo aver ammesso di prendere 31mila euro al mese di pensione, dice che i 9mila del vitalizio li gira a una comunità di assistenza. Bene, invece di tante inutili parole di autoelogio, Amato ci dica di quale comunità si tratta e soprattutto esibisca le ricevute dei versamenti che come dice lui sono già stati effettuati nei mesi scorsi. Solo così potrebbe smettere di vergognarsi, almeno un po’.