giovedì 26 gennaio 2012

martedì 24 gennaio 2012

SOCIETA' DI RATING

Ecco perchè diffido delle valutazione delle società di rating: primo perchè sono tutte statunistensi, e quindi la loro imparzialità, a causa degli interessi e delle società socie e finaziatrici, è profondamente messa in discussione, secondo per l'articolo che segue che spiege dettagliatamente la loro responsabilità nel default procurato dalla vendita dei titoli c.d.s. che le società di reating valutavano con la tripal A e delle nefaste valutazioni che tuttora stanno procurando i propri effetti negativi in tutta l'area euro.





































Goldman Sachs e il default mondiale nel 2012
Pubblicato il 4 ottobre 2011 da enzo di frenna

Alessio Rastani ha detto la verità. Sì è preso gioco della BBC, è vero. Ha rilasciato un’intervista in cui si è spacciato come trader indipendente, dichiarando che “i governi non governano il mondo, Goldman Sachs governa il mondo” e ha aggiunto che nei prossimi dodici mesi “milioni di persone vedranno i propri risparmi andare in fumo”. Ma non ha mentito. Giulietto Chiesa ha spiegato in questo video che Rastani ha detto, purtroppo, una scomoda verità.
Per capire come Goldman Sachs e le banche d’affari americane governano il mondo e gestiscono le leve della crisi mondiale, bisogna guardare il film “Inside Job” del regista americano Charles Ferguson. E’ un cine-documentario sulle origini della crisi economica che nel 2008 ha investito il mondo, provocado uno tsunami di licenziamenti e le tendopoli nei boschi americani per chi non ha più un lavoro e una casa. Il film lo hanno visto milioni di americani e probabilmente migliaia di indignados che stanno assediando in questi giorni Wall Strett. Cosa spiega il film? Una cosa molto semplice: la crisi economica è stata provocata da un’industria finanziaria fuori controllo e i responsabili sono i manager delle grandi banche d’affari. Goldman Sachs è in prima fila.
Dopo la grande depressione del 1929 gli Stati Uniti hanno avuto 40 anni di crescita senza crisi finanziarie. L’industria finanziaria era controllata. Le banche erano di piccole dimensioni ed era proibito speculare con i risparmi dei clienti. Con l’elezione del presidente Ronald Reagan (repubblicano) inzia negli anni ’80 una fase del deregolamentazione dell’industria finanziaria. Nel 1981 Reagan scelse come segretario generale al Tesoro il direttore della banca d’investimento Marryll Linch, Donald Regan, rimasto in carica fino al 1985. Nel 1982 l’ex presidente Usa, sotto la spinta delle lobby finanziarie, deregolamentò le compagnie private di risparmio e prestito, permettendo di fare investimento a rischio con i risparmi dei clienti e dopo 10 anni (1992) molte fallirono. Migliaia di dirigenti finirono in galera per aver saccheggiato le loro compagnie. La frode provocò una crisi finanziaia che costò ai contribuenti 124 miliardi di dollari. Charles Keating fu tra i primi ad essere arrestato: nel 1992, cioè prima che i regolatori finanziari investigassero su di lui, assunse un economista di nome Alan Greenspan, il quale elogiò l’operato di Keating e dichiarò che non vedeva nessun rischio nelle sue operazioni. Quando Keating andò in prigione, il presidente Reagan nominò Greenspan presidente della più importante banca americana, la Federal Reserve, che fu poi rieletto da Bill Clinton e George Bush.
Durante l’amministrazione Clinton la deregolamentazione finanziaria continuò con Greenspan e con il nuovo sottosegretario al Tesoro, Robert Rubin, ex direttore generale della banca d’investimento Goldman Sachs. Le lobby finanziarie si impadronirono della politica e alle fine degli anni ’90 l’industria finanziaria era governata da poche e grandi società. Nel 1998 Citicorp e Travellers si unirono, formando Citigroup, la più grande compagnia di servizi finanziaria del mondo. La fusione violava il Glass Stigel Act, una legge approvata dopo la “grande depressione” per impedire che banche potessero usare i risparmi dei consumatori per investimenti rischiosi. Greenspan non si oppose. «Acquisire la Travellers fu illegale», sostiene oggi Robert Gnaizda, direttore del Greenlining Institute. La Federal Reserve guidata da Greenspan diede alla nuova compagna finanziaria una esenzione di un anno e poi il Congresso abrogò la legge. Robert Rubin si impegnò per favorire la cancellazione della normativa e guadagnò 26 milioni di dollari come vicepresidente di Citigroup.
Proprio in quel periodo, cioè a metà degli anni ’90, le banche d’affari iniziarono a lucrare con un nuovo strumento finanziario: i derivati. Alcuni economisti li ritenevano pericolosi. Si tentò di regolamentarli, ma le lobby si opposero. In prima fila tra gli oppositori c’era Larry Summers, segretario al Tesoro per l’ultimo anno e mezzo della presidenza Clinton, divenuto poi rettore dell’Università Harvard dal 2001 al 2006. Ebbene: a fine anni ‘90 i derivati facevano parte di un mercato non regolato da 50 trilioni dollari. Nel 1998 Brooksley Born, capo della Commodity Futures Trading Commission (CFTC), cercò di regolare il mercato dei derivati. Michael Greenberger, ex vicedirettore CFTC, oggi racconta: «Ricordo che entrai per caso nell’ufficio di Brooksley. Lei aveva appena messo giù la cornetta del telefono. Era pallida. Mi guardò e mi disse: “Era Larry Summers con tredici banchieri nel suo ufficio. Era arrogante e mi ha fatto intendere di voler fermare il progetto”».
Il 7 maggio 1998 Greenspan, Rubin e il presidente della Commisione per gli Scambi, Artur Levit, pubblicarono un documento con cui condannarono Born e aggiunsero che il mercato dei derivati non andava regolato. Il 24 luglio 1998 Greenspan dichiarò: «Regolare le transazioni dei derivati, che sono negoziati privatamente da professionisti, non è necessario». La proposta di legge di Born fu respinta prima dall’amministrazione Clinton e poi dal Congresso americano. A giugno del 2000 il senatore Phil Gramm fece passare una legge che esentava i derivati da ogni regolamentazione. Quando lasciò il Senato, Gramm diventò vicepresidente della banca d’investimento Ubs. Larry Summers guadagnò 20 milioni di dollari attraverso un hedge found che faceva pesante affidamento sullo strumento dei derivati. A dicembre 2000 il Congresso approvò una legge, la Commodity Exchange Act, che bandiva la regolazione dei derivati.
Quando nel 2001 George Bush diventò presidente degli Stati uniti l’industria finanziaria era nelle mani di cinque banche d’investimento (Goldman Sachs, Morgan Stanley, Lheman Brothers, Merrill Lynch, Bear Sterns) due gruppi finanziari (Citigroup, Jp Morgan), tre compagnie di assicurazioni (Aig, Mbia, Ambac) e tre agenzie di rating (Moody’s, Standard & Poors, Fitch). Attraverso il processo di cartolarizzazione incrociavano mutui e prestiti e rivendevano il debito attraverso i Cdo (Collateralized Debt Obligation) che le agenzie di rating valutavano con triple A (mentre invece erano, in molti casi, titoli spazzatura). Tra i prestiti rischiosi c’erano i mutui subprime, che a migliaia furono compressi in Cdo con triple A emesse dalle agenzie di rating. Le banche d’investimento preferivano i mutui subprime perché apportavano un maggior tasso di interesse, quindi guadagni alti. Chiunque poteva ottenere un mutuo e quindi la bolla speculativa immobiliare (1996-2006) fece raddoppiare i prezzi delle case . Spiega Robert Gnaidza: «Goldman Sachs, Lehman Brothers, Bear Sterns, Marill Lynch: erano tutte coinvolte in questa speculazione. I mutui subprime aumentarono da 30 miliardi a 600 miliardi in dieci anni. Sapevano che sarebbe successo…». La Sec (Securities and Exchange Commission) non condusse nessuna indagine sulla banche d’investimento durante la bolla e i suoi ispettori furono ridotti di numero.
Nel 2004 Henry Paulson, amministratore delegato della Goldman Sachs, fece approvare alla Commissione dei Titoli e Scambi un aumento dei limiti sul rapporto di indebitamento, permettendo alle banche d’investimento di avere ulteriori prestiti. La sete di speculazione era diventata una droga. Più rischio, più profitto, più potere. Jonathan Alpert, psicoanalista dei manager di Wall Street, ha dichiarato che i broker finanziari fanno abituale uso di cocaina e prostitute di lusso. Nel film “Inside Job” aggiunge che la Goldman Sachs è molto coinvolta in queste abitudini.
Nel 2005 Raghuram Rajan, capo economista del Fondo Monetario Internazionale (2003-2007) pubblicò un rapporto in cui annunciava il rischio che le società finanziarie, assumendo grandi rischi per realizzare enormi profitti a breve termine, avrebbero potuto far collassare il sistema economico. Il documento fu letto in presenza di Greenspan, Summers, il banchiere Timothy Geithner, l’economista Ben Bernenke. «Summers mi disse che stavo criticando il cambiamento del mondo finanziario ed era preoccupato della regolazione di tale mercato. Mi accusò di essere un antiprogressista», racconta Rajan.
Nella prima metà del 2006 la Goldman Sachs vendette 3,1 miliardi di dollari di Cdo e in quel periodo l’amministratore delegato era Henry Paulson. Il 30 maggio 2006 George Bush lo nomina segretario del Tesoro e fu costretto a vendere le sue azioni della Goldman, intascando 485 milioni di dollari (e grazie a una legge di Bush padre non pagò nessuna tassa). Nel frattempo la compagnia di assicurazioni Aig vendeva una enorme quantità di derivati chiamati Credit default swap.
Nel 2007 il giornalista Allan Sloan pubblicò un articolo su Fortune Magazine e denunciò il rischio di un crollo finananziario causato dalle banche d’investimento. In quel periodo una enorme quantità di Cdo senza valore furono acquistati dal Sistema di pensionamento dei pubblici impiegati del Missisipi, che forniva servizi a oltre 80 mila pensionati: l’organizzazione perse oltre 1 milione di dollari e denunciarono la Goldman Sachs. La banca d’affari vendeva tonnellate di Cdo, ma alzò il livello di rischio: cominciò a scommettere contro quei titoli finanziari, spacciandoli ai clienti come investimenti di alta qualità.
Sempre nel 2007 la Goldman Sachs comprò 22 miliardi dollari di Credit default swap dalla Aig. Era una somma così elevata che la Goldman Sachs realizzò che la Aig poteva finire in bancarotta (cosa che poi ha rischiato davvero nel 2008, chiedendo l’aiuto della Federal Reserve). Quindi spese 100 milioni di dollari per assicurarsi contro un fallimento della Aig. Poi inizio a vendere speciali Cdo che, più soldi i clienti perdevano, più Goldman Sachs ne guadagnava.
Nell’aprile del 2010 i dirigenti della Goldman Sachs furono costretti a testimoniare al Congresso americano: Daniel Sparks, ex capo reparto mutui della Goldman (2006-2008) dovette riferire su alcune email in cui definiva certe transazioni “affari di merda”. Fabrice Tourre, direttore esecutivo prodotti strutturati della Goldman Sachs vendeva azioni che definiva “cacca”. Llyod Blankfein, presidente di Goldman, e David Viniar, vicepresidente esecutivo, sotto le pressanti domande del senatore Carl Levin furono costretti ad ammettere che sapevano di vendere spazzatura.
L’ecomista Bern Bernenke diventò presidente del Consiglio della Federal Reserve nel 2006, l’anno in cui furono emessi più mutui subprime. Nonostante i numerosi avvertimenti, lui e la Fed non mossero un dito. Solo nel 2009, a crisi scoppiata, Bernenke ammise che c’era un problema e bisognava indagare. Ma non è stato mai fatto. Come era possibile che il giorno prima di fallire la banca Lehman Brothers aveva un rating alto? Come era riuscita la Marill Lynch – che pure aveva incassato enormi quantità di denaro dei risparmiatori – a finire sull’orlo del fallimento?
A settembre 2008 la Lehman aveva finito i soldi e l’industria finanziaria stava affondando. La Aig doveva 13 miliardi di dollari ai proprietari di Credit default swap e tra questi c’era la Goldman Sachs. Il governo americano decise di assumere il controllo di Aig e chiese al Congresso lo stanziamento di 700 miliardi di dollari per salvare le banche di investimento: 61 miliardi andarono alla Goldman Sachs. Paulson, Bernenke e Geithner (diventato nel frattempi segretario al Tesoro con Obama) costrinsero la Aig a pagare il prezzo intero, invece di negoziare prezzi più bassi. Paulson e Geithenr costrinsero la Aig a privarsi del diritto di denunciare la Goldman Sachs per frode. Ma nel 2010 la Sec ha incriminato la Goldman Sachs per frode, per aver venduto i titoli Abacus 2007 Ac1 con il chiaro intento di truffare importanti clienti.
Dopo il salvataggio del Congresso con i soldi dei contribuenti americani l’industria finanziaria ha assunto tremila lobbisti per influenzare i parlamentari e contrastare ogni forma di regolamentazione. Obama aveva promesso di ridimensionare il potere di Wall Street, ma ha dovuto piegare la testa. Ha nominato Timothy Gaithner come segretario a Tesoro (delfino di Larry Summers) e ha confermato Bernanke a capo della Federal Reserve. Il nuovo presidente della Federal Reserve Bank di New York (principale azionista della Fed) è William Dudley, ex capo economista della Goldman Sachs (che nel 2004 lodava i derivati). Capo del personale del dipartimento del Tesoro è Mark Patterson, ex lobbista della Goldman Sachs. A capo della CFCT si è insediato Gary Gensler, ex dirigente della Goldman Sachs che aiutò ad abolire la regolarizazione dei derivati. Il capo consulente economico di Obama è Larry Summers.
Ecco perché Alessio Rastani ha detto la verità. Le banche d’affari governano il mondo e stanno pilotando la crisi che probabilmente investirà i mercati planetari nel 2012 in modo ancora più grave. A loro importa solo fare profitti e – come spiegava Rastani – la recessione è fonte di lucro per alcuni big della finanza. Credo che bisogna far circolare alcune informazioni attraverso Internet, l’unico media che può rivelare i nomi dei veri responsabili del default mondiale. Con la speranza che finiscano in galera nei prossimi dodici mesi.

mercoledì 18 gennaio 2012

Casale Monferrato, cimitero d'amianto

Tratto dal blog di Beppe Grillo



Casale Monferrato è stata colpita in questi anni da una pestilenza che nulla ha da invidiare a quelle medioevali, al vaiolo, alla peste bubbonica. Fino ad ora sono 1.700 le persone morte a causa dell’Eternit. Ogni anno si aggiungono 50/60 nuovi lutti. La fabbrica della morte è stata chiusa, ma aree cittadine e agricole devono ancora essere bonificate. I responsabili della fabbrica, ovviamente in libertà, sapevano e oggi vorrebbero comprare il silenzio delle amministrazioni con due euro. Forse ci riusciranno. E’ il solito schifo, la solita Italia. Ma quando riusciremo a dire basta, basta, BASTA?

Interventi dei cittadini di Casale Monferrato
1700 morti d'amianto
Buongiorno, siamo a Casale Monferrato, sono Luca Dainese e faccio parte del MoVimento Cinque Stelle. Siamo in Via Oggero. Qui c’erano i magazzini Eternit, adesso sono stati parzialmente demoliti e è il simbolo della lotta all’amianto la demolizione di questi magazzini. Come ha stabilito l’indagine del PM Guariniello 1700 persone sono già morte di questo male e tante altre ne moriranno nei prossimi anni.Qui abbiamo questa ringhiera con tante testimonianze della morte delle persone di Casale. In questo momento però voglio anche ricordare che a Casale abbiamo avuto molte più morti delle cifre dell’indagine ufficiale, in quanto negli anni 60 e 70 abbiamo avuto talmente tanti morti che non sono stati riconosciuti per la connivenza di tanti. Molte persone hanno dovuto subire questa onta di non avere potuto riconoscere la morte di propri familiari con la causa dell’amianto, per esempio mio nonno nel 1970 è morto di amianto e il referto medico ha parlato semplicemente di arresto cardio-circolatorio. Come mio nonno Antonio moltissime altre persone, quindi non sono 1700 ma tantissime altre. E’ una tragedia che ci porteremo avanti ancora per 30 o 40 anni, i medici dicono che questa è la realtà dei fatti. Ogni settimana a Casale muore una persona per mesotelioma pleurico o per mesotelioma o per malattie legate all’amianto. Persone che non hanno lavorato l’eternit, in quanto l’Eternit ha smesso di lavorare nel 1983/1984, quindi sono passati 30 anni ma lo sterminio continua e questo è veramente scandaloso in un paese civile. È una cosa che lascia attoniti. Casale è piagata, è distrutta. Tutta questa area era l’ex-area Eternit, migliaia di metri quadrati. Qui purtroppo, simbolo di rinascita, è stata costruita una scuola elementare, qua attorno è ancora pieno di onduline di amianto che pur essendo un materiale che pressato non è polverino allo stato puro, però negli anni si sfalda e queste onduline sono presenti ancora in questo quartiere, come in molte parti di Casale e sta perdendo i pezzi ormai, può provocare morti in futuro se la bonifica non avviene in breve tempo.

Cittadini e Istituzioni devono essere uniti
Sono Bruno Pesce, coordinatore per l’associazione dei famigliari vittime amianto, coordinatore della vertenza amianto, in particolare in questa fase siamo impegnati con il processo di Torino che è nei confronti dei due imputati, ultimi due proprietari della multinazionale Eternit, si sa che il 13 febbraio ci sarà la sentenza, di questo che è il più importante processo che riguarda le morti sul lavoro e le morti ambientali.
Noi siamo uniti con le organizzazioni sindacali C.G.I.L., C.I.S.L. e U.I.L., abbiamo sempre avuto queste forti collaborazioni anche con le istituzioni, pur in molti momenti anche in fasi critiche, però anche con le istituzioni qui c’è stato un grosso lavoro sulle bonifiche, anche sul piano di rafforzare il fronte di cura e anche di ricerca per il mesotelioma e anche per la giustizia abbiamo avuto centinaia di cause individuali tanti anni fa dal 1980 in particolare in avanti, anche prima per fare riconoscere malattie professionali, siamo poi passati a altri processi importanti fino a questo.
Oggi siamo in presenza di una discussione che da alcune settimane ci impegna, impegna la popolazione di Casale, l’amministrazione, perché l’imputato svizzero dopo avere proposto delle transazioni ai singoli cittadini e singoli lavoratori, ha proposto già parecchie settimane fa, qualcuno dice mesi e mesi fa, un patto con l’Amministrazione Comunale di Casale, con il Sindaco, atto a corrispondere 18.300.000 Euro in cambio dal ritiro da questo processo come parte civile e anche da altri futuri procedimenti, senza più poter vantare alcuna richiesta, senza poter più scendere al fianco delle vittime anche nei prossimi procedimenti perché purtroppo abbiamo ancora circa 50 diagnosi di mesotelioma all’anno, l’80 % delle quali riguardano i cittadini. Noi siamo stati contrari, lo siamo ancora, abbiamo fatto parecchie manifestazioni fiaccollate, assemblee nostre, della nostra gente, di studenti, cittadini che hanno partecipato a migliaia e migliaia in queste settimane, perché? Perché l’Amministrazione Comunale rappresenta tutti, non è un singolo cittadino che risponde a sé stesso, ma risponde all’insieme della comunità e allora noi abbiamo questa netta, nettissima impressione che l’Amministrazione Comunale se non ci fosse stata una reazione così forte da parte della popolazione, avrebbe già accettato l’offerta di Schmidheiny, passando sopra ai principi morali, etici, ai valori della giustizia, quindi si è comportata come se Casale avesse avuto soltanto un danno economico, non ha capito, non vuole comprendere, non riusciamo a capire perché, forse per un pregiudizio culturale, politico, sociale, il significato di questa strage immane, enorme che è ancora in corso e che non è dovuta a una qualsiasi calamità naturale, ma a scelte criminali attuate con un cinismo che è effettivamente è agghiacciante, vi sono 1800 morti solo a Casale.
L’amministrazione rappresenta la città che è la più significativa nella lotta all’amianto nel nostro territorio, ma anche a livello più generale, a livello internazionale, quindi deve rispondere delle sue scelte in questo contesto, non in un altro, quindi per noi è molto importante che bisogna rimanere uniti e le istituzioni devono avere il dovere di essere uniti ai cittadini, alle famiglie che hanno sofferto e che stanno soffrendo, anche per essere più efficaci dopo la sentenza che non è tra 100 anni, è tra poche settimane, il 13 febbraio.

Dopo 30 anni lo sterminio continua
Sono Massimiliano Francia lavoro per il Giornale di Casale Monferrato e ho seguito il processo dalle fasi preliminari fino alla conclusione tecnica nel senso che la sentenza non è ancora stata emessa e la data fissata è il 13 febbraio. Il processo vede imputati lo svizzero Stephan Schmidheiny e il belga Jean Louis De Cartier de Marchienne che è un nobile belga, sono imputatiin quanto la Procura li ha individuati come i veri responsabili della gestione degli stabilimenti eternit. Eternit aveva un migliaio di stabilimenti in 60 paesi del mondo, quello di Casale era il più grande d’Europa e è stato attivo per un’ottantina d’anni, da inizio 900 fino al 1986 quando è fallito, con un fallimento che secondo la Procura è stato un fallimento tecnico legato alla progressiva presa di coscienza e acquisizione della consapevolezza della pericolosità e quindi ai rischi che questa attività avrebbe avuto anche dal punto di vista poi delle responsabilità penali, personali e per i possibili risarcimenti dei danni causati. Per il processo siamo in attesa della sentenza che, se non ci sono colpi di scena, sarà emessa il 13 febbraio alla conclusione di un lungo percorso processuale condotto con mano fermissima, ma senza nulla sacrificare, almeno per giudizi di giornalista, non di giurista, per quanto riguarda la procedura e gli argomenti che dovevano essere affrontati per fare chiarezza su quella che è stata questa vicenda. I due imputati sono accusati di essere i veri responsabili di questa strage che ha causato l’Eternit. Le accuse sono da un lato le omissioni delle cautele che era necessario adottare all’interno della fabbrica, e quindi cautele antinfortunistiche, dall’altro quella più grave del disastro ambientale causato a un intero territorio. A ciò si aggiunge la consapevolezza che quello che stavano facendo avrebbe avuto conseguenze gravi perché, da quanto è emerso nel processo, fino da metà degli anni 50 era noto il nesso tra l’inalazione delle fibre di amianto e il tumore al polmone, mentre da metà degli anni 60 è stato assolutamente reso noto a livello internazionale da un convegno che si è svolto a New York nel 1964 e che era stato organizzato da un medico statunitense che si chiamava Irving Selikoff che l’amianto procurava tutta una serie di patologie, tra cui il mesotelioma, l’asbestosi ma anche altre forme di tumore alla gola, alle ovaie, è un cancerogeno ubiquitario. Erano pericolose anche le cosiddette esposizioni non professionali, ambientali, anche chi non lavorava l’amianto rischiava, aveva fatto notare come fosse pericolosa la pratica delle regalie, sacchi che contenevano fibre di amianto a dei vivaisti, dei floricoltori e aveva evidenziato già a quell’epoca quanto fosse lunga l’incubazione. Se non si muore di altro, prima o poi chi ha inalato fibre di amianto muore di una malattia causata dall’amianto, quindi sulla base di queste conoscenze in possesso della comunità internazionale, l’accusa sostiene che i dirigenti di questa multinazionale non potevano essere all’oscuro di quello che avrebbe comportato questo tipo di lavorazione e l’utilizzo di questo materiale, di lì il dolo. Poi c’è stata un’altra fase molto importante che è stato il reperimento di una serie di documentazione. Nel 1976 Stephan Schmidheiny fa questo convegno a Nois e informa tutti i dirigenti di quelli che sono i rischi legati alla lavorazione dell’amianto e un ex dirigente Leo Mittelhauser, uno dei massimi dirigenti di Eternit, aveva raccontato di essere stato sconvolto da queste informazioni e di avere smesso addirittura di fumare, perché era stata messa in evidenza anche la sinergia del fumo con l’amianto, il fatto che il fumo agisce da moltiplicatore del rischio. Quindi questa è un’altra prova del fatto, secondo l’accusa, che c’era consapevolezza, e poi una cosa molto importante è il materiale proveniente dal sequestro Bellodi, questo studio milanese di public relation che per 20 anni ha curato l’immagine, ma ha svolto una minuziosa campagna anche dopo che è stato chiuso lo stabilimento. Mentre erano attivi Eternit ha sempre avuto una meticolosa cura nella diffusione delle informazioni, c’era addirittura un manuale con domande e risposte che i dirigenti davanti nelle varie situazioni, se c’era il comitato di cittadini che si attivava, se c’era il giornalista o il sindacalista o l’avvocato, c’era un percorso preordinato e uno schema da seguire molto preciso nel fornire le risposte che dimostrano quanto si fosse a conoscenza dei problemi e con quale organizzazione venivano negate le conoscenze in merito. La vicenda della transazione è emersa quasi per caso, perché qualcuno ha parlato con un giornalista a Torino in aula senza sapere che fosse un giornalista, quindi è uscita questa transazione e di lì è iniziata questa dolorosa vicenda sociale che ha assunto proporzioni inconsuete. La fiaccolata di sabato scorso, questo corteo silenzioso che si è snodato per le vie del centro, ha portato a questa marcia di protesta silenziosa circa 3 mila persone, nessuno si ricorda di una vicenda di questo tipo, e la spiegazione è il fatto che quasi tutte le famiglie di Casale sono state toccate da questo problema perché le vittime sono circa 1.800, quindi ogni famiglia una croce. Questo fa sì che tutti i cittadini sentano il dovere civico di fare qualcosa, la cosa giusta in sostanza, questa partecipazione purtroppo non è stata incoraggiata, perché non sono stati utilizzati gli strumenti di partecipazione che avrebbero potuto essere utilizzati. Il Comune, a me quando è uscita la notizia della transazione, informalmente ha chiesto come vedevo la situazione. Io sinceramente non sono partito dal presupposto che a priori andasse in ogni caso evitata qualunque transazione, perché credo che si debba ragionare sulle vicende, però quello che mi sono sentito di dire era che era certamente una decisione da far comprendere alla città, da condividere e che il frutto di un’eventuale transazione andava vincolato alla bonifica e alla ricerca. Queste due cose purtroppo non ci sono state finora e questo è abbastanza difficile da far comprendere alla città. La firma della transazione significa che il Comune di Casale rinuncia a qualunque rivalsa per una cifra indubbiamente non congrua, non congrua perché soltanto per gli incentivi dei tetti a Casale che sono 600 mila metri quadrati sono 30 Euro a metro quadrato, sono 18 milioni, esattamente la cifra che è oggetto di transazione. Restano fuori le cose più pericolose, i polverini e per i polverini occorrerebbe veramente un impegno straordinario per non attendere che emergano, ma per cercarli e farli emergere perché il nesso tra la presenza del polverino e le malattie causate dall’amianto è ormai accertato, al punto che in molti casi si va a scoprire che c’è il polverino perché un cittadino si è ammalato, andando a vedere dove abitava o i posti che frequentava si trovano i siti contaminati dal polverino. Poi ci sono voci anche più onerose che non sono state mai prese in considerazione come quelle dei terreni contaminati che significa che laddove c’era questo materiale friabile, a causa di arature, a causa di lavori edili, ci sono comunque situazioni di pericolo, magari su migliaia di metri quadrati, partendo da un battuto di polverini di 20 metri quadrati, si possono contaminare 2 mila metri, anche queste sono situazioni andranno sanate prima o poi. Esistono queste situazioni a Casale, alcune sono state individuate! La cifra è evidente che non è sufficiente, credo che una transazione giusta avrebbe dovuto comportare prima di tutto una valutazione di ciò che era il danno materiale e poi, se si voleva fare una trattativa, si poteva farla sui danni non materiali, ma almeno assicurare alla città le risorse necessarie per arrivare a mettere la parola “fine” nel giro di qualche anno, non so di alcuni anni a questo rischio, che invece in questo caso non sappiamo fino a quando perdurerà. Facendo così si rinuncia nei confronti di Schmidheiny a qualunque risarcimento in futuro. Mi permetto di ricordare che lo stesso Comune nel momento in cui ha fatto la costituzione di parte civile chiedendo questa cifra che ha stupito tutti nell’aula a Torino di soli 30 milioni di Euro. Aveva detto che era un anticipo e che non precludeva la richiesta di risarcimento per tutte le altre voci di danno in una causa civile che sarebbe venuta dopo la causa penale, è vero perché tutti sono d’accordo sul fatto che ottenere l’esecutività della sentenza non sarebbe e non sarà facile, ma è anche vero che questa cifra è veramente molto bassa.
L’approccio del comune in questa vicenda è stato di dire che si è costituito come parte civile allo scopo di ottenere un risarcimento economico, che tecnicamente l’aspetto civile e quello penale sono separati. Dal punto di vista tecnico è un discorso corretto, non bisogna nascondersi perché non è giusto dire delle mezze verità, non bisogna nascondersi che la costituzione come parte civile di un ente istituzionale, ha la finalità di difendere gli scopi istituzionali di un ente e è stato, secondo me messo in evidenza che il Sindaco è la massima autorità sanitaria di un comune, quindi il danno morale che sussiste nella frustrazione delle finalità dell’ente è un danno che viene riconosciuto. A titolo di esempio si può ricordare che la Regione che si è costituita come parte civile nel processo della Thyssenkrupp e ha ricevuto un risarcimento di 937 mila Euro, 137 mila Euro come danno materiale e 800 mila Euro come danno morale, questo dà la misura, le proporzioni.
L’aspetto penale è vero che è separato, ma è anche vero che la tacitazione delle parti civili, delle parti offese è sempre motivo di attenuante e le parti offese, lo stesso Guariniello quando ha formulato la sua richiesta di pena, ha detto: “Non ho mai chiesto, nella mia carriera, il massimo della pena, chiedo 20 anni perché la strage compiuta da Eternit è una strage mai vista e quindi massimo della pena per una vicenda di eccezionale gravità.”
La città che ha subito il maggiore danno e ha il maggiore numero di vittime e in tutto il mondo è riconosciuta come una città simbolo, proprio per la lotta che i cittadini hanno saputo la battaglia, la difesa dei propri diritti che in modo assolutamente apolitico, perché sapevano che dovevano rapportarsi con tutti i soggetti, altrimenti avrebbero limitato la portata della loro azione, ecco che in questa situazione, proprio la città maggiormente danneggiata faccia un accordo che riconosce delle attenuanti a quello che è vissuto come il carnefice, uno dei possibili, di coloro che sono imputati come carnefici di questa comunità, è una cosa che molti non condividono e non capiscono.

18 milioni non comprano la dignità
Oddone Mario ex commerciante perché ormai pensionato, socialista, stato Sindaco a Casale negli anni 80 e attualmente politico non di professione, si intende, politico per passione. Siamo intervenuti come gruppo, rappresento una lista civica chiaramente di estrazione socialista, Uniti per Casale che è da 4 legislature in Consiglio Comunale, abbiamo riunito il gruppo e abbiamo visto e rivisto la nostra posizione, la nostra posizione chiaramente è per il no, però accettiamo che ci siano altre proposte, ci siano altri soggetti che propongono e quindi il fatto che ci sia la possibilità di fare un referendum, noi rilanciamo questa proposta, che permette cosa? Di far votare tutti i cittadini, i cittadini che purtroppo sono stati già colpiti, quelli che sono attualmente in essere, quindi purtroppo hanno questa grave malattia, e quelli che nei prossimi anni cadranno in questa malattia. Si dà per scontato che nei prossimi 4, 5 anni ci sarà una media di 50 o 60 decessi all’anno per questa malattia. Questo è il concetto del referendum, votare tutti, tutti devono assumersi la responsabilità di dire come la pensano, perché c’è dell’equivoco, ieri il Sindaco ancora all’Infedele cosa ha detto? “Ma ci sono alcune persone che mi hanno telefonato e hanno detto che si dovrebbero accettare 18 milioni” quindi c’è un piccolo equivoco, quante di queste persone a Casale vogliono accettare i 18 milioni e quanti non li vogliono accettare? Bisogna sciogliere questo equivoco, il referendum deve essere un momento esemplare affinché i cittadini si esprimano per adesso e per il futuro. Noi siamo per il no ovviamente, cito parenti, amici, ne ho seppellito uno ieri. Se potessi avere gli atti del Consiglio comunale quando ero Sindaco, avevo denunciato nel 1981 di strane morti che avvenivano, allora erano 273, per la polvere, allora si parlava di “polvere” e per questa benedetta polvere l’Inps dava anche un tipo di pensione. Però erano gli anni in cui l’Eternit era un grande momento economico per la città e ho conosciuto persone che erano disposte a pagare per entrare a lavorare all’Eternit, perché all’Eternit si guadagnava bene anche se si moriva! Non si sapeva, mi ricordo però questo momento in cui ero Sindaco, avevo avuto una documentazione, che diceva di queste morti particolari per la polvere, allora non si parlava di asbestosi, non si parlava di mesotelioma, si parlava di polvere, la famosa polvere, si dava la pensione. Quindi il nostro no è legato a una serie di fatti, di morti. Rifare i tetti dell’ospedale di Casale si dice che ci vogliono 9/10 milioni, 18 milioni per Casale cosa sono, sono niente! Il problema prima di tutto è morale, è un problema di responsabilità che assolutamente va imputata a chi di dovere, per certi aspetti non ci può essere pietà! La nostra proposta è un referendum che escluda totalmente la possibilità di prendere i 18 milioni e l’amministrazione, il Sindaco in testa sia costretto a proseguire la lotta fino in fondo contro gli avvelenatori di questa città. Il Comune chiaramente dovrebbe andare avanti e resistere a oltranza, fino alla fine del processo, c’è un assise, c’è un appello, ci sarà anche una Cassazione, quindi dovrebbero resistere, farne una questione proprio di etica, di morale. Questi soldi non possono pagare né il disastro umano, né il disastro materiale, né quello che sarà il futuro di questa città, che come le ho detto, c’è una previsione terribile, questa è la verità! Certo chiaramente il discorso della bonifica deve passare attraverso le istituzioni, come un dovere, come un atto, questo è fuori discussione! Ho apprezzato il Ministro Balduzzi che ha detto all’Infedele che l’Eternit deve essere un problema nazionale e anche un problema internazionale, lo è già un problema internazionale, a Casale arrivano dichiarazioni fatte in Inghilterra, in Brasile, in America e quindi il processo è già a livello internazionale, io parlo di processo nell’accusa contro questi personaggi.

Il Serial Killer
Sono Giuliana Busto, la sorella di Piercarlo un ragazzo che è morto di mesotelioma pleurico a 33 anni, lui non aveva mai messo piede nella fabbrica, nessuno della nostra famiglia aveva mai avuto nessun rapporto con la fabbrica. Quando è morto immediatamente noi ci siamo attivati affinché questa morte non fosse inutile,ma abbiamo denunciato direttamente sul manifesto funebre il motivo per cui mio fratello era morto, di fatti recitava proprio “l’amianto è stata la causa della sua morte” da lì immediatamente ci siamo attivati tramite il sindacato per la raccolta delle firme, per mettere al bando l’amianto, dopo appena 40 giorni noi eravamo per la città a richiedere che l’amianto venisse messo al bando. Ci siamo esposti in prima persona perché ci è sembrata una cosa talmente grande che capitasse a un cittadino comune questa cosa, per cui assolutamente abbiamo voluto che tutti ne fossero informati e da lì è iniziata, sono 23 anni che lottiamo, abbiamo ottenuto questo processo che è il più grande processo che sia mai stato messo in piedi e per il quale Guariniello ha richiesto la condanna di 20 anni, chiaramente la richiesta che è stata fatta all’amministrazione di Casale dei 18 milioni di Euro, per noi è una cosa assolutamente vergognosa perché ritengo che Schmidheiny sia veramente un assassino, anzi direi proprio un serial killer perché tutte queste morti sulla coscienza sono morti dovute veramente a una cosa assurda, per cui chi si permette di ricevere dei soldi diventa complice di un serial killer, io la vedo in questo modo. Tutta la città è in subbuglio, in fermento proprio perché è una cosa che è più grossa di quello che si pensava e arrivare a un mese dalla sentenza e ricevere questa offerta, è stato veramente un colpo che nessuno poteva aspettarsi. Mi auguro ancora che la Giunta ci ripensi e che il Sindaco ci ripensi, avevamo fatto anche una richiesta durante la trasmissione l’Infedele che era stata fatta qualche tempo fa, affinché ci ripensino perché ci sono troppe famiglie che soffrono, troppe persone che continuano a soffrire perché bisogna anche dire che il mesotelioma avendo una latenza anche di 40 anni, continuerà a colpire per chissà quanto altro tempo e non ci sono soldi che possono pagare questa sofferenza. Per cui veramente bisogna che si prenda una decisione che sia con la popolazione, noi non vogliamo che l’istituzione ci abbandoni perché è proprio come arrivare fino a un certo punto e poi con qualche soldo in tasca mollare tutto e questo non è giusto né per i vivi, né per i morti!

mercoledì 11 gennaio 2012

EVASIONE A CORTINA

Se ne sono dette di tutti i colori, tranne che la verità, chi è in regola con il fisco non ha mai nulla da temere, anche in caso di verifiche ha tute le carte in regola per dimostrare la propria correttezza ed onestà, dice il proverbio: "Male non fare, paura non avere".


http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/09/memoria-cortina/182288/