martedì 23 aprile 2013

TUTTA COLPA DEL WEB

Tratto dal Blog di Pippo Civati “Care e-lettrici e cari e-lettori, il Pd ha deciso: è tutta colpa vostra. Dei vostri tweet e dei vostri commenti. Siete il «popolo della rete», quello che fa sbagliare (!) i parlamentari con le sue indicazioni. Non ci interessa sapere se abbiate una vita o un lavoro (o non l’abbiate). Ci interessa solo poter dire che i vostri tweet (e anche gli sms) sono eversivi. Non è un problema di età: il gruppo dirigente del Pd la pensa così. Lo pensa Speranza, lo pensa Bersani, lo pensa il segretario regionale della Lombardia, lo pensano gli altri leader. Lo pensa anche Renzi, a suo modo (dice elegantemente: «a ogni cinguettio, c’è qualcuno che se la fa addosso»).” - Insomma gli eversivi siamo noi, con i nostri post, stati e cinguettii, mica chi viola la Costituzione al ritmo del suo respiro, e lo fa non da cittadino comune che eventualmente da un computer può scrivere anche scemenze che però non danneggiano in modo irreversibile nessuno, tanto meno possono deviare e modificare le sorti di un paese, ma da persone che hanno la responsabilità di uno stato e nelle cosiddette sedi istituzionali. Penso che un bel po’ di gente dovrebbe baciare la terra dove camminano i creatori della Rete e dei suoi servizi utilizzati da tante persone che hanno almeno questi canali per sfogare le loro tensioni, confrontarsi ogni giorno con altra gente, invece di andare a prendersela fisicamente coi responsabili delle tensioni. Se davvero twitter e facebook avessero la potenzialità di “dettare l’agenda”, l’Italia sarebbe il paese più bello del mondo. Il più invidiato politicamente. E’ lì che passano le idee migliori, non certo nelle redazioni di certi quotidiani e nemmeno in molti studi televisivi. Se ne facciano una ragione, i lorsignori, in Rete c’è gente che ragiona con la sua testa, non ha interessi da difendere né patrimoni da tutelare, che ogni giorno con costanza e pazienza si mette a disposizione cedendo, gratis, un po’ del suo sapere, della sua capacità di guardare, analizzare e criticare i fatti, in grado di fare delle proposte molto più serie di quelle che si sviluppano negli ambienti preposti. Ad esempio in parlamento. Ecco perché l’elefantiaco li vorrebbe chiudere, come in Cina. Quelli che twittano e feisbùccano, poi vanno anche a votare. Sarebbe il caso di piantarla con questa incommensurabile scemenza secondo cui noi che frequentiamo i social network apparteniamo ad una razza diversa, magari antropologicamente, come direbbe il delinquente zippato. Se c’è qualcuno che abusa del suo ruolo, di parole, azioni, sono proprio i politici e certi – molti – giornalisti: quelli che generalmente difendono e appoggiano il potente prepotente di turno e, nello specifico, da quasi vent’anni servono un unico padrone, silvio berlusconi che oltre ad essere il leader abusivo, un impostore, di un partito azienda è casualmente anche il proprietario dell’ottanta per cento dei mezzi di comunicazione di questo paese. Ed è proprio questo il motivo per cui la legge gli avrebbe impedito di svolgere l’attività politica, ma si sa, in questo paese la legge per i nemici si applica e per gli amici s’interpreta. Il vero problema, per il potere e per un certo giornalismo è sapere che dei comuni cittadini li possano smentire e ridicolizzare in qualsiasi momento e a proposito della qualunque. Noi che facciamo blog, abbiamo i nostri account nei social network non traiamo nessun profitto dalla nostra attività, scriviamo per il gusto di farlo e perché pensiamo che sarebbe sciocco non valorizzare uno strumento di fondamentale importanza come la Rete non sfruttandolo per un fine utile. E il fatto che normali cittadini mettano il loro sapere, la loro creatività al servizio degli altri gratuitamente, per passione e non per denaro, dovrebbe essere un valore aggiunto in una democrazia, non un pericolo da contrastare con ogni mezzo, non dovrebbe spaventare un giornalista, perché sa che la sua professionalitá non viene messa in discussione se non nasconde niente all’opinione pubblica e nemmeno il politico che, al contrario, dal sentire della gente dovrebbe trarre un vantaggio, un insegnamento, un aiuto per poi agire correttamente come il ruolo gl’impone.

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