giovedì 7 novembre 2019

Zinco e altre schifezze Il presidio di Bassano

Zinco e altre schifezze Il presidio di Bassano Il modello del nordest visto da un comitato cittadino. Una battaglia che dura da anni per difendere da una zincheria un territorio segnato dalle industrie inquinanti e dagli affari della politica (leghista). Nel silenzio dei media e di Roma 14 febbraio 2007 Orsola Casagrande Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it) San Pietro di Rosà (Vicenza). Pip49. Parte da questa sigla la storia di San Pietro e della lotta dei suoi abitanti. Quasi tutto. Perché il giro panoramico di questo territorio (a pochi chilometri da Bassano e ai piedi del Grappa) rivela una dopo l'altra fabbriche della morte, qualcuna in disuso, altre ancora in produzione. Lì si producono vernici, qui solventi, lì si lavora il cromo, qui c'è la zincheria. C'è la V Orlandi solventi e diluenti, oggi è dismessa. E' come se in questa zona si fossero concentrate solo aziende nocive. E non sorgono su un territorio isolato. Ci sono le case che circondano letteralmente le fabbriche tossiche, e «perfino in cimitero e nel campo sportivo hanno trovato il cromo», dice Lorenzo Signori, il portavoce del comitato di cittadini di San Pietro. E in questa zona c'è una falda acquifera importante. «A noi - dice Signori - vietano di prendere l'acqua dal pozzo, ma al supermercato si comprano acque che vengono da qui». In effetti a Trezze sul Brenta, qualche mese fa è stato riaperto il caso di alcuni operai deceduti che lavoravano alla Pm Galvanica (ex Tricom, oggi chiusa). Morti sospette, morti da cromo esavalente secondo la polizia giudiziaria del corpo forestale. 14, finora. Il figlio di Signori, Mattia, racconta dell'unica volta che è entrato alla zincheria Valbrenta. «Volevo scappare subito. Era impossibile resistere. L'odore acre ti prendeva alla gola». Alla zincheria, punta di diamante del Pip49, lavorano tra le 50 e le 70 persone. Gli operai sono tutti stranieri. «Del resto, chi vuole fare in Italia quel lavoro?». La zincheria Valbrenta è la più grande d'Italia. Il Pip49 è un complesso industriale di 140mila metri quadrati. Viene approvato dall'amministrazione pubblica, nonostante in questa zona non ci sia necessità di nuove industrie (quelle che ci sono, quasi tutte in stile nordest, a conduzione familiare lavorano bene). Ma il Pip49 è un investimento e all'amministrazione fa gola. Così, prima di decadere dal suo incarico di sindaco, Giovanni Didonè (oggi deputato leghista), firma il via libera per il piano industriale. La direzione dei lavori è affidata dalla nuova sindaca, la leghista Manuela Lanzarin a Beniamino Didonè (fratello dell'ex sindaco e già assessore all'urbanistica). I terreni del Pip49 appartengono per una parte all'amministrazione e per una parte a privati. Alcuni amici degli amministratori che vendono senza problemi. Altri invece oppongono resistenza. O meglio, ci provano. «Con le buone e con le cattive - ironizza Signori - i terreni vengono acquisiti dal comune che li rivende». Naturalmente, guadagnandoci: se aveva comprato a 60mila lire al metro quadro, infatti, ha rivenduto al doppio. Siamo agli inizi degli anni '90. La storia è confusa. Ecco che spunta la zincheria Valbrenta che vuole spostarsi dal suo sito (non lontano da San Pietro). Ufficialmente la zincheria è di proprietà di Anna Loro, moglie di Giuseppe Bordignon. Per il 41% è di proprietà dell'istituto bancario Mediocredito Friuli. In sordina iniziano i lavori e il mostro (cioè la zincheria) lentamente si materializza. «Hanno cominciato a costruire i capannoni prima ancora delle opere di urbanizzazione - dice Signori - e poi non hanno minimamente rispettato le altezze. Chiunque vede che questa fabbrica non è alta dieci metri». In effetti è alta almeno quindici. I cittadini di San Pietro cominciano a mobilitarsi. Nasce un comitato. Si svolgono assemblee. Ma gli amministratori rifiutano il confronto. Le cose vanno avanti per una decina d'anni. «Hanno cominciato - dice Daniele Pasinato, giovane operaio metalmeccanico, una delle anime del comitato - a costruire devastando il territorio». Nel 1997 il gruppo archeologico Medoacus ottiene il riconoscimento dell'area come rilevante sito archeologico. Qui (il cartello c'è ancora) sorgeva infatti il sito romano-longobardo più importante del bassanese. Ma le ruspe non si fermano, il comune approva la variante al piano regolatore e legittima la collocazione della zincheria in area protetta. La battaglia dei cittadini si fa più difficile. E tutta in salita. Ma loro non demordono. Nel 2002 montano un presidio di fronte alla zincheria, che nel frattempo dopo i primi due capannoni ne ha costruiti altri tre. Il Pip49 per contro è il flop che del resto tutti avevano previsto. I capannoni sono dismessie. «Alcuni sono diventati piste per le gare dei go-kart», dice Signori. Che racconta intimidazioni a iosa, denunce, volantini minatori, fino al tentato omicidio del presidente del comitato, Stefano Zulian, preso a sprangate da ignoti e lasciato a terra morente. È rimasto in coma per mesi. Nonostante lo choc i cittadini continuando la loro battaglia, nel silenzio dei media. «Ci siamo sentiti soli per tanto tempo - dice Daniele Pasinato - era come se nessuno ci credesse». Un silenzio che è omertà, dicono al presidio. La signora Clelia denuncia di non poter nemmeno avere un orto per l'inquinamento. E la signora Nerina ha visto i camion che nella notte venivano a scaricare rifiuti tossici. «In questo presidio - dice - ci siamo stati giorno e notte». I terreni della zincheria sono contaminati. Sono stati scaricati nottetempo centomila metri cubi di materiali, dice Tomas, un altro giovane di San Pietro. E alla fine è stato stabilito dalla procura che su quel terreno c'è della poliacrilamide. Ma la zincheria sporge denuncia contro ignoti: quel materiale tossico, dice, è stato gettato lì volutamente, per incolpare la zincheria. Una storia di silenzi e intimidazioni in questo nord est di cui Lorenzo Signori dà una fotografia spietata e inquietante. «Ai figli si è insegnato non soltanto a lavorare, lavorare, lavorare. Ma a gabbare la legge, a ingannare gli altri pur di raggiungere l'obiettivo del profitto. In altre parole, si è detto che l'illecito in fondo non era illecito se usato per raggiungere uno scopo». La proverbiale razza-Piave, dunque, si è macchiata di «atteggiamenti mafiosi», sostiene Signori. Che sul miracolo nordest, lui che lavora al Sert di Bassano ha più di un dubbio. E snocciola i dati dei tossicodipendenti che ha in cura, 2000 nella sola Bassano. Una cifra enorme. Che «è il segnale più concreto del disagio cresciuto con il miracolo». Il presidio di San Pietro parteciperà in massa alla manifestazione di sabato a Vicenza, contro la base Usa. «La difesa del territorio - dice Daniele - è anche la difesa di un altro sistema di sviluppo, sostenibile, che non distrugga né gli uomini né l'ambiente». Al presidio tra una fetta di torta e un caffè si parla della delusione avuta dal governo Prodi, su Vicenza e non solo. Nel tendone, con il cartellone che indica le tappe dell'autotassazione ci sono le bandiere della pace, no Tav e no Dal Molin. https://www.youtube.com/watch?v=_ckyU03XVG8

venerdì 13 dicembre 2013

Governo, tante promesse ma pochi impegni mantenuti: le balle d’acciaio di Letta

Riporto l'articolo pubblicato oggi sul Fatto Quotidiano dove vengono elencate tutte le promesse fatte da Letta, quasi tutte regolarmente non mantenute, aspettiamo fiduciosi di essere smentiti dai fatti nel corso della legislatura, che a detta dei più deve assolutamente arrivare quantomeno al 2015, nonostante buona parte degli italiani abbia una pessima considerazione di un governo, ricordiamocelo tutti, frutto di un inciucio che non ha rispettato minimamente le scelte espresse dal voto elettorale e che ha rinominato un presidente della Repubblica che è ai minimi storici in fatto di gradimento.
Finanziamento ai partiti? "Entro l'estate o decreto". Province? "Abolire definitivamente" Aumento dell'Iva? "Rinunciamo". Esodati? "Soluzione strutturale". Ecco le promesse (disattese) del presidente del Consiglio di Marco Palombi | 13 dicembre 2013 Enrico Letta è stabile, non c’è che dire, ha appena preso la sua terza fiducia in Parlamento, s’è tolto dalle spalle l’imbarazzante patronage di Silvio Berlusconi, eppure guardando la sua azione di governo non si può non pensare – col Wall Street Journal – che la sua è “la stabilità di un cimitero”. Promesse e buoni propositi sparsi nei suoi discorsi pubblici, infatti, sono ben lontani dall’essere realizzati, al contrario l’immagine è di una realtà che pervicacemente si impegna a smentire il presidente del Consiglio. Ecco qualche esempio. Riforme costituzionali “Non si può cominciare oggi un percorso dai tempi indefiniti: 18 mesi sono un tempo giusto per le riforme costituzionali” (29 maggio). - L’architrave di questa proposta era cambiare una gran parte della Carta grazie ad una procedura semplificata (modifica a tempo dell’articolo 138): semplicemente dopo la scissione del Pdl Letta non ha più i numeri per farlo senza incappare nel referendum confermativo. Soldi ai partiti “Se dopo l’estate il Parlamento non avrà approvato un testo, per sbloccarlo siamo pronti a intervenire con decreto” (25 maggio). “A giugno ci siamo dati un tempo di sei mesi: se non dovesse avvenire nulla il governo farà un decreto legge” (17 settembre). “Confermo qui la volontà di concludere il processo per abolire il finanziamento ai partiti entro l’anno” (11 dicembre). - La legge che cancella – in tre anni – il finanziamento pubblico ai partiti è stata approvata alla Camera il 16 ottobre, da allora è ferma in Senato: l’esame inizierà in commissione mercoledì prossimo e la presidente Finocchiaro ha escluso un’approvazione nel 2013. Taglio delle Province “Bisogna riordinare i livelli amministrativi e abolire definitivamente le province” (29 aprile). - La faccenda è ancora in alto mare. A luglio il Consiglio dei ministri aveva approvato due ddl: uno – attualmente in discussione nell’aula della Camera – svuota le province dei loro poteri in attesa della loro abolizione, affidata ad un secondo ddl, stavolta di natura costituzionale. I tempi, per entrambi, sono biblici: il rischio è che il contenzioso vada di nuovo a favore delle province, che hanno già vinto alla Consulta contro il decreto Monti. Aumento dell’Iva “Rinunceremo all’aumento dell’Iva” (29 aprile). - L’aliquota al 21 per cento è salita al 22 all’inizio di ottobre. Imu “Bisogna superare l’attuale sistema di tassazione sulla prima casa con un riforma complessiva”, il cui “obiettivo sarà la riduzione fiscale senza indebitamento”. Intanto, “ci sarà lo stop ai pagamenti nel 2013” (29 aprile). - Effettivamente l’Imu verrà sostituita dall’Imposta unica comunale (Iuc): il gettito, però, potrebbe essere addirittura superiore di circa tre miliardi alla vecchia imposta. Anche sulla cancellazione dell’Imu 2013, peraltro, il governo s’è incartato: non solo c’è il rischio del pagamento di un conguaglio a gennaio (la cosiddetta mini-Imu), ma nel 2014 è assai probabile pure una stangata sulle accise (benzina, tabacchi) visto che le coperture individuate non stanno funzionando (condono per le slot machine, extragettito Iva). Conti pubblici “Parte una nuova fase: i sacrifici fatti al momento giusto e le scelte dei governi precedenti confermate da noi hanno consentito di uscire dalla procedura di deficit eccessivo e di avere un premio importante: maggiore flessibilità sul bilancio 2014 che ci consentirà di fare investimenti produttivi” (3 luglio). “Chiedo di essere giudicato alla fine del percorso: a dicembre 2014 avremo ridotto deficit e debito e ridotto le tasse” (10 novembre). - In realtà la Commissione europea, con una lettera ufficiale del 15 novembre, s’è dichiarata insoddisfatta della gestione dei conti pubblici di Letta e ha contestato la mancata riduzione del rapporto debito/Pil (che infatti lo stesso governo prevede in crescita l’anno prossimo). Quanto alla deroga per gli investimenti, dai 15 miliardi sparati inizialmente si è passati a – forse – tre. Per ora, infine, nel 2014 anche la pressione fiscale è stimata – sempre dall’esecutivo – in leggera crescita. Cuneo fiscale “Abbatterlo è la nostra priorità” (ripetuto una volta a settimana). Alla fine l’intervento sul 2014 vale qualcosa più di duecento euro l’anno di sgravi in busta paga per i lavoratori dipendenti fino a 35mila euro di reddito, neanche venti euro al mese per una platea ristretta. Lo sconto è peraltro assai mitigato da una sforbiciata alle detrazioni fiscali per mezzo miliardo. Esodati e precari “Con la vicenda degli esodati la comunità nazionale ha tradito un patto: c’è bisogno di una soluzione strutturale” (29 aprile). “Abbiamo dato una soluzione definitiva al problema del precariato nella Pubblica amministrazione” (26 agosto). - Sugli esodati, in realtà, Letta continua a procedere con successivi ampliamenti della platea e non strutturalmente: dopo i novemila “salvaguardati” in estate, è atteso un provvedimento per altri ventimila (si arriverebbe così a 160mila tutelati su una platea di 390mila soggetti). Quanto agli statali precari, la legge di Letta avvia la stabilizzazione per diecimila lavoratori mandandone a casa altri 190mila circa. da Il Fatto Quotidiano del 13 dicembre 2013

lunedì 15 luglio 2013

INAUGURAZIONE BASE USA E SITE PLUTO

VICENZA. Italiani da una parte, americani dall'altra e giornalisti in mezzo. Le divisioni sono nette. Guai a chi sgarra. Altro che riconciliazione, comunità unite e strette di mano dopo anni di tensioni. Non basta l'inaugurazione della base americana Del Din per mettere nel cassetto le proteste e le polemiche. Il clima sarà pure caldo, il sole battente ma l'atmosfera all'interno dell'ex aeroporto Dal Molin è freddina. Vuoi per il basso profilo della cerimonia annunciato e confermato dagli stessi statunitensi, vuoi per quell'ultimo scandalo intercettazioni che ha creato ulteriori imbarazzi e attriti tra italiani e americani. E così mentre c'è chi dimostra il proprio dissenso a parole, come i movimenti no base che si sistemano proprio all'inizio di viale Ferrarin, qualcun altro, come il vicesindaco Jacopo Bulgarini d'Elci, decide di lanciare un messaggio simbolico. LA FASCIA DIMENTICATA. La sua presenza, anche se sarebbe meglio parlare di assenza, non è passata inosservata. Il numero due di palazzo Trissino varca i cancelli della Ederle 2 senza il segno di riconoscimento dell'amministrazione; quella fascia tricolore che è stata ereditata dal sindaco Achille Variati, in ferie e quindi distante dall'insediamento militare. Una dimenticanza o una scelta precisa? La risposta è presto detta. «La fascia tricolore - spiega - rappresenta l'appartenenza dell'autonomia locale allo Stato. Ma tale appartenenza si fonda sul rapporto di reciproco rispetto. Nella vicenda che ha portato alla realizzazione di questa nuova base militare, nella quale non c'entrano nulla gli americani, tale rispetto è mancato da parte di Roma nei confronti di Vicenza e delle istanze, rivendicazioni e richieste fatte nel corso del tempo dalla comunità locale. Per questo ho ritenuto di non indossare la fascia, compiendo un gesto dal significato simbolico e politico chiaro». LE REAZIONI. La scelta non può che fare rumore. Non tanto all'interno della base ma all'esterno. I No Dal Molin applaudono la decisione ma chiedono all'amministrazione «di impegnarsi a costruire fin da subito un tavolo finalizzato alla riconversione delle servitù militari e delle altre strutture inutilizzate dai militari» mentre il capogruppo del Pdl in Consiglio, Lucio Zoppello, non ci sta. «Questa giunta vuole dare un colpo al cerchio e uno alla botte. Bulgarini d'Elci doveva portare la fascia. Questa è una farsa da modesto teatrino della politica» BASSO PROFILO. Le polemiche non investono il Del Din, dove la cerimonia prosegue senza grandi proclami. Il profilo, come anticipato, è basso. Niente fanfare e personalità di spicco. Certo, sono presenti i vertici dell'esercito statunitese in Europa ma non si vedono i rappresentanti del Governo, fatta eccezione per tre membri del Congresso e per l'ambasciatore in Italia David Thorne. Lo stesso accade dall'altra parte del palco, dove, come anticipato, sono stati posizionati gli ospiti italiani, distanti da quelli a stelle e strisce. Tra loro nessun ministro né parlamentare. Spetta quindi al prefetto Melchiorre Fallica portare i saluti delle istituzioni e cercare di ricucire uno strappo che «non deve esistere tra le due comunità». SITE PLUTO, la storia di una servitù infinita (di Angelo Azzalini – Assemblea Permanente “No Dal Molin – Commissione Basi”) Site Pluto è una base sotterranea degli USA ed appare in stretto collegamento fisico con la base militare di San Rocco-Santa Tecla, sovrastante Site Pluto al vertice della collina di Longare, e con l’altro importante sito di Tormeno-Fontega, formando un unico complesso militare. Almeno fino al 1992, ha ospitato circa 200 bombe atomiche e 1.000 kg di plutonio, a stretto contatto con il paese di Longare ed a pochi km da Vicenza, non osservando le minime condizioni di sicurezza per i Cittadini vicentini. Lo studio, pubblicato dal Presidio Permanente con il titolo “Site Pluto, ieri, oggi, domani”, accende i riflettori sulle gallerie di Longare, luogo di Pace e di aggregazione sociale fino a che gli USA non ne fecero “il più importante deposito d’armi atomiche in Italia ed uno dei più importanti d’Europa”. I Diritti dei Cittadini di Longare e di tutto il territorio vicentino sono stati sistematicamente violati, lasciandoli nella completa oscurità sui rischi per la loro salute derivati dalla presenza di un simile arsenale di morte. Purtroppo, nella “democratica” Italia le questioni militari sono avvolte dall’impenetrabile coltre di almeno 9 accordi internazionali Italia-USA su cui è posto il sigillo del Segreto di Stato. Tutto avviene sopra la testa e l’incolumità dei Cittadini; ci si occupa soprattutto di soddisfare “il complesso militare-industriale” denunciato sin dal 1961 dal Presidente americano ed eroe della guerra al nazismo D. Eisenhower. Non è un caso che, in questi giorni, sia calato un poderoso “silenzio mediatico” su tutto l’affaire Vicenza: i Cittadini non devono sapere. Ora l’Amministrazione Bush vuole che Vicenza diventi uno strumento di prima importanza della folle strategia di “guerra infinita” ed “esportazione della Democrazia”. L’Italia, però, è un paese senza nemici e nessun Stato straniero minaccia i confini. L’articolo 11 della Costituzione sancisce il ripudio della guerra e l’Italia ha firmato il Trattato contro la proliferazione nucleare (1968). Il Governo Prodi-D’Alema-Parisi dimentica tutto questo e stoltamente segue le follie di Washington, condite di bugie e disinformazione (si veda al proposito il libro autobiografico di Tenet, ex capo della CIA, che svela le criminali menzogne con cui si fabbricarono le prove per attaccare l’Iraq). D’altro canto, come affermava profeticamente Eisenhower tutti noi Cittadini “... non dobbiamo mai permettere che il peso di questa combinazione di poteri metta in pericolo le nostre libertà o processi democratici. Non dobbiamo presumere che alcun diritto sia dato per garantito.” IL PASSATO Site Pluto era al servizio della strategia di generali che prevedevano l’uso di armi atomiche nella nostra pianura Padana per ostacolare un ipotetico invasore: mine atomiche da porre su ponti e strade, proiettili d’artiglieria e missili, anch’essi atomici da sparare nel Triveneto. Si sapeva che le nostre frontiere orientali erano fragili e che avrebbero resistito pochi minuti. Si accettava perfino che il 92% dei nostri giovani soldati di leva, fanti ed alpini, fossero destinati alla morte anch’essi in poco tempo, solo per rallentare il nemico e dare il tempo di preparare le bombe atomiche. Si accettava di lanciare le bombe di Site Pluto sulle nostre case e sulla nostra terra. Il cinismo criminale del complesso militare-industriale non ha mai avuto dei limiti. Le bombe atomiche di Site Pluto erano tutte estremamente insicure. Il Senatore Ted Kennedy chiese che cosa bisognasse fare per portarle ad un “accettabile livello di sicurezza”. Gli esperti gli risposero che come minimo non andavano trasportate in aria. Questo non impedì agli USA di usare elicotteri quando le rimossero dalle gallerie (si veda al proposito la foto di un elicottero in volo presente nel sito www.sitepluto.com con la didascalia “Last flight out of “items” from Pluto, 1992” . Si noti il termine “items”, vale a dire “articoli” per definire quegli orribili strumenti di morte che sono le bombe atomiche). Nel 1992, Site Pluto chiuse per un paio d’anni, perché successe un incidente a qualche bomba atomica stivata in galleria con dispersione di materiale nucleare pericolosissimo. Si hanno le prove che per due giorni grandi betoniere fecero la spola cementando l’interno di una galleria. Le indagini delle autorità preposte alla salute pubblica furono limitate, superficiali ed approssimative. I vertici militari risposero che non “si ravvisa la necessità di un incontro chiarificatore”. Quel che ora noi vediamo sono le conseguenze catastrofiche sulla salute dei Cittadini, evidenziate da accurati studi scientifici (la tesi di Laurea di Roberta Toniolo e lo studio del Distretto Sud-Est). Essi riportano dati agghiaccianti sulla mortalità da tumore nell’ULSS N.6 nell’ampio periodo temporale tra il 1990 ed il 2003. Li riassumiamo: - La mortalità per leucemia e tumori linfatici (malattie strettamente legate alle radiazioni) nell’ULSS N.6 è di 21,9 casi ogni 100.000 abitanti. In Italia, nello stesso periodo, è di 4-5 ed in Veneto 4-6; - La mortalità per tumore nell’ULSS N.6 è 256-257 casi ogni 100.000 abitanti. In Italia è di 118-146 ed in Veneto di 123-165; - Si muore un po’ di più per tumore nei Distretti di Vicenza, Est e Sud-Est, un po’ meno nel Distretto Ovest. Ci chiediamo: è un caso la coincidenza con l’ubicazione dei siti militari USA?; - Tra il 1990 ed il 1999 a Longare si sono verificati 24,8 casi di decesso per tumore al fegato per ogni 100.000 abitanti e 30,2 per leucemia e tumori linfatici. Queste malattie sono dovute entrambe all’effetto delle radiazioni (il tumore al fegato, oltre che da infiammazioni croniche, anche da contatto con il plutonio, l’ingrediente delle bombe atomiche). IL PRESENTE ED IL FUTURO Realizzando lo studio “Site Pluto, ieri, oggi, domani” si è compreso che questa base è strettamente legata ed interconnessa con tutti i lavori che interessano le basi USA del territorio vicentino. Vicenza è considerata un “valore duraturo” dai responsabili militari USA. Da questa “Base Operativa Principale” possono partire spedizioni militari in Africa ed in Medio Oriente entro 36 ore. Il complesso militare-logistico è ideale: - una città occidentale sicura, finora ospitale e con buone infrastrutture in cui i soldati possano ritemprarsi prima e dopo le battaglie (Vicenza) con un ospedale psichiatrico per le cure dei reduci (si parlava di Montecchio Precalcino); - una grande base consolidata nel territorio da decenni (Ederle); - un aeroporto d’appoggio non grande ma in area urbana (Dal Molin); - un quartiere dormitorio a pochi minuti dalla Ederle (Quinto Vicentino); - un deposito sotterraneo immenso protetto da strati di roccia e cemento in cui stoccare armi e veleni, con un centro di intelligence che resisterebbe anche ad un attacco atomico (Longare-Tormeno); - un’area per esercitazioni ed addestramento delle truppe tranquilla ed adiacente alla base in cui sparare senza vincoli, sperimentando nuove armi (S. Rocco di Longare); - un aeroporto di grandi dimensioni dotato di armi nucleari a poca distanza, vero trampolino di lancio per ogni azione della 173 Airborne (Aviano); - un secondo aeroporto anch’esso dotato di armi nucleari a poca distanza (Ghedi-Torre); - il tutto sotto la coperta protettiva di un segreto militare impenetrabile. Da circa 7 mesi si assiste ad una profonda ristrutturazione di Site Pluto, Fontega-Tormeno e San Rocco-Santa Tecla che va di pari passo con il progetto Dal Molin, l’ampliamento della Caserma Ederle ed il prospettato villaggio residenziale di Quinto. E’ una strategia che vuole trasformare Vicenza in una città che esporta morte e distruzione in lontane contrade del nostro pianeta, seguendo il folle progetto della guerra infinita e dell’esportazione della democrazia. Il 28 febbraio 2007 il Senatore a vita Francesco Cossiga, ex-Presidente della Repubblica (quindi, teoricamente, difensore della Costituzione della Repubblica) e per sua stessa definizione “guerrafondaio”, ha avuto la bontà di informarci dell’esistenza del piano “Punta di Diamante” che prevede l’utilizzo della 173 Brigata Airborne americana come “strumento del piano di dissuasione e di ritorsione anche nucleare”. Negli ultimi anni, la NATO ha mutato la sua destinazione originaria di patto difensivo per divenire strumento di offesa. Questa “mutazione genetica” sta generando numerosi imbarazzi al trio Prodi-D’Alema-Parisi in Afghanistan, luogo in cui l’Italia sta combattendo una guerra vera. Sul campo si combatte, mentre le più alte cariche dello Stato (in prima fila il Presidente Napolitano) straparlano di “guerra umanitaria” (due parole opposte ed inconciliabili) e di guerra intrapresa nel rispetto dell’articolo 11 della Costituzione. La realtà è molto più oscena e volgare. Il Governo Prodi si è affrettato a soddisfare gli appetiti del complesso militare-industriale italiano, che fattura la colossale cifra di 10 miliardi di Euro all’anno ed esporta la morte in ogni parte del mondo. Al pio Prodi non ha fatto certo velo la lettura del Vangelo quando ha aumentato del 13% gli stanziamenti per armamenti o quando ha dato, da un paese estero e senza aspettare nemmeno di tornare a casa, l’ O.K. all’Ambasciatore USA per il Dal Molin, trampolino di lancio per ogni futura distruzione. In questo contesto è inserito Site Pluto (o Comm Site, seguendo l’attuale denominazione), centro nevralgico di telecomunicazioni e stoccaggio d’armi e veleni. Contro questo disegno che non ci appartiene combattiamo, con la forza di un movimento non-violento e la determinazione della ragione. Noi oggi raccogliamo l’eredità del gruppo “Presenza Longare” che da 20 anni ogni domenica alle 10.00 percuote, con il silenzio e la forza morale della Pace e della Dignità, la prepotenza incivile e barbara dei distributori di morte che stanno oltre i fili spinati, le recinzioni ed i minacciosi cartelli di Site Pluto. Con “Presenza Longare” camminiamo insieme per aprire la strada ad un mondo più giusto, libero dalla paura e dall’ignoranza.

martedì 23 aprile 2013

IL MONITORE

Tratto dal blog Open Mind Sottotitolo: il Monitore era una speciale nave corazzata, adatta ad azioni nei fiumi o contro costa, ma assolutamente inadatta per velocità e qualità nautiche come unità di squadra [da wikipedia]. Il molto intelligente sindaco di Torino Piero Fassino, quello più lungimirante che magro e viceversa, ha affermato – restando serio – che la candidatura di Rodotà era irricevibile perché marchiata dal punto G, che non è quel luogo ricercato dalla notte dei tempi nel quale risiederebbe l’apice del piacere femminile ma la G di Grillo. Mentre tutti sanno che la proposta di Marino, uno dei realizzatori della bicamerale superaccessoriata concessa a berlusconi quale garanzia sempiterna di una legittimazione politica che non gli sarebbe spettata per legge era, e come no, scevra da qualsiasi condizionamento e interesse. Per non parlare di quanto lo sia stata la ri_proposta di Napolitano che ha il vantaggio di non dover nemmeno dimostrare quali sono gli interessi che gli sono sempre stati e gli stanno molto a cuore. Il PD, dopo aver legittimato un governo abusivo e aver contribuito allo sfascio sociale votando tutte le leggi Monti – Fornero e compagnia devastante ha posto la questione di principio, un principio che vale meno di un cazzo ma che loro hanno considerato tale al punto di non permettere che questo paese avesse un presidente degno quanto Pertini, sulla candidatura di un galantuomo come Rodotà. Anche questa è una cosa da NON dimenticare, mai. - Se non si può dire che è un golpe, un colpo di stato, si può almeno dire che è una schifosissima congiura di palazzo? sì che si può dire. Purtroppo il professor Rodotà è stato costretto a non sbilanciarsi dal suo ruolo di costituzionalista, da conoscitore rispettoso della Carta qual è non poteva dire che quello che è accaduto ieri si chiama furto di democrazia, in parole povere che qualcuno, per gli interessi di qualcun altro ha svenduto per l’ennesima volta la possibilità di un rilancio di questo paese, di un riscatto morale e civile, io però sì, lo posso dire. E’ nel mio diritto dirlo, eccome. E penso che più di qualcuno dovrebbe fare un passo indietro, ma anche due o tre, quelli ad esempio che hanno accusato di essere antidemocratici, antistato, sovversivi ed eversivi, persone che non hanno a cuore le sorti del paese quei cittadini che alle recenti elezioni hanno rivolto il loro sguardo altrove preferendo un movimento di popolo ai cosiddetti partiti tradizionali, quelli che in questi giorni hanno offerto a noi italiani e al mondo uno spettacolo indegno. Che hanno barattato la loro dignità che forse ancora si poteva salvare con quella di una persona a cui la dignità non interessa né è mai interessata. E forse meriterebbe le scuse anche Franco Battiato, cacciato con disonore per aver detto una parola forte, ma che però rende perfettamente l’idea, da chi ieri si sbellicava dalle risate ascoltando le battute dell’abusivo impunito. Ormai non è più un discorso di destra e sinistra, di persone, di idee, stando così le cose è la politica tutta ad aver perso anche l’ultimo residuo di importanza, significato e valore. Perché quando la politica tutta rinuncia al suo ruolo in funzione degli interessi di qualcuno, e lo fa in modo così vistoso, sfacciato, arrogante, quando, sempre per motivi di interesse perlopiù occulto si lega non alle sorti di quel popolo che sceglie, o perlomeno crede di farlo, i suoi rappresentanti per mezzo di una legge truffa ma a quelle di un partito, di una persona, vuol dire che la politica sta dicendo a quel popolo che non le interessa più il suo bene ma la sua priorità è tutelare solo ed esclusivamente gli interessi e le sorti di qualcuno. Che, per una strana ironia del destino è sempre lo stesso qualcuno. E, finché non ci sarà una legge che permetterà ai cittadini di scegliersi i propri candidati/referenti politici per nome e cognome su una scheda elettorale e non, invece, con questa che li costringe a farlo per mezzo di una croce su un simbolo che poi rimanda ai nomi e cognomi che scelgono le segreterie di partito, nessuno, NESSUNO, dovrebbe permettersi di dire che quel che avviene in parlamento, alla camera e al senato [di nuovo minuscoli per festeggiare il lieto evento] è il risultato democratico di una volontà popolare. Io non c’entro nulla con quelli che hanno rimandato Napolitano al Quirinale.

TUTTA COLPA DEL WEB

Tratto dal Blog di Pippo Civati “Care e-lettrici e cari e-lettori, il Pd ha deciso: è tutta colpa vostra. Dei vostri tweet e dei vostri commenti. Siete il «popolo della rete», quello che fa sbagliare (!) i parlamentari con le sue indicazioni. Non ci interessa sapere se abbiate una vita o un lavoro (o non l’abbiate). Ci interessa solo poter dire che i vostri tweet (e anche gli sms) sono eversivi. Non è un problema di età: il gruppo dirigente del Pd la pensa così. Lo pensa Speranza, lo pensa Bersani, lo pensa il segretario regionale della Lombardia, lo pensano gli altri leader. Lo pensa anche Renzi, a suo modo (dice elegantemente: «a ogni cinguettio, c’è qualcuno che se la fa addosso»).” - Insomma gli eversivi siamo noi, con i nostri post, stati e cinguettii, mica chi viola la Costituzione al ritmo del suo respiro, e lo fa non da cittadino comune che eventualmente da un computer può scrivere anche scemenze che però non danneggiano in modo irreversibile nessuno, tanto meno possono deviare e modificare le sorti di un paese, ma da persone che hanno la responsabilità di uno stato e nelle cosiddette sedi istituzionali. Penso che un bel po’ di gente dovrebbe baciare la terra dove camminano i creatori della Rete e dei suoi servizi utilizzati da tante persone che hanno almeno questi canali per sfogare le loro tensioni, confrontarsi ogni giorno con altra gente, invece di andare a prendersela fisicamente coi responsabili delle tensioni. Se davvero twitter e facebook avessero la potenzialità di “dettare l’agenda”, l’Italia sarebbe il paese più bello del mondo. Il più invidiato politicamente. E’ lì che passano le idee migliori, non certo nelle redazioni di certi quotidiani e nemmeno in molti studi televisivi. Se ne facciano una ragione, i lorsignori, in Rete c’è gente che ragiona con la sua testa, non ha interessi da difendere né patrimoni da tutelare, che ogni giorno con costanza e pazienza si mette a disposizione cedendo, gratis, un po’ del suo sapere, della sua capacità di guardare, analizzare e criticare i fatti, in grado di fare delle proposte molto più serie di quelle che si sviluppano negli ambienti preposti. Ad esempio in parlamento. Ecco perché l’elefantiaco li vorrebbe chiudere, come in Cina. Quelli che twittano e feisbùccano, poi vanno anche a votare. Sarebbe il caso di piantarla con questa incommensurabile scemenza secondo cui noi che frequentiamo i social network apparteniamo ad una razza diversa, magari antropologicamente, come direbbe il delinquente zippato. Se c’è qualcuno che abusa del suo ruolo, di parole, azioni, sono proprio i politici e certi – molti – giornalisti: quelli che generalmente difendono e appoggiano il potente prepotente di turno e, nello specifico, da quasi vent’anni servono un unico padrone, silvio berlusconi che oltre ad essere il leader abusivo, un impostore, di un partito azienda è casualmente anche il proprietario dell’ottanta per cento dei mezzi di comunicazione di questo paese. Ed è proprio questo il motivo per cui la legge gli avrebbe impedito di svolgere l’attività politica, ma si sa, in questo paese la legge per i nemici si applica e per gli amici s’interpreta. Il vero problema, per il potere e per un certo giornalismo è sapere che dei comuni cittadini li possano smentire e ridicolizzare in qualsiasi momento e a proposito della qualunque. Noi che facciamo blog, abbiamo i nostri account nei social network non traiamo nessun profitto dalla nostra attività, scriviamo per il gusto di farlo e perché pensiamo che sarebbe sciocco non valorizzare uno strumento di fondamentale importanza come la Rete non sfruttandolo per un fine utile. E il fatto che normali cittadini mettano il loro sapere, la loro creatività al servizio degli altri gratuitamente, per passione e non per denaro, dovrebbe essere un valore aggiunto in una democrazia, non un pericolo da contrastare con ogni mezzo, non dovrebbe spaventare un giornalista, perché sa che la sua professionalitá non viene messa in discussione se non nasconde niente all’opinione pubblica e nemmeno il politico che, al contrario, dal sentire della gente dovrebbe trarre un vantaggio, un insegnamento, un aiuto per poi agire correttamente come il ruolo gl’impone.

martedì 16 aprile 2013

CONDIVISIONE UN CAZZO

Tratto dal blog Open Mind Io coi mafiosi, i delinquenti, i ladri e i corrotti non ho e non voglio avere niente da spartire, e come me c’è un mucchio di altra gente che non si merita di dover condividere niente coi mafiosi, i corrotti, i ladri e i delinquenti, figuriamoci una cosa importante come il massimo rappresentante dello stato. Perché nei paesi normali non sono i mafiosi, i ladri, i corrotti e i delinquenti a contribuire alla scelta del capo dello stato, e nemmeno gli si dà la possibilità di poterlo pretendere sotto forma di ricatto come invece succede in Italia. Ha ragione Gino Strada, è proprio la balla della condivisione che, alla fine rende tutti uguali. Ma una persona onesta non può mai essere uguale a chi non lo è, e, se i lorsignori democratici tanto per dire piuttosto che per fare permettono, l’onesto merita altre tutele e altre garanzie rispetto al delinquente. Mentre qui da noi succede esattamente il contrario.

I TERRORISTI

Il popolo è un bambino – Ascanio Celestini Il popolo è un bambino. Fa tante domande e tu non gli puoi dire la verità sennò quello ti mette in difficoltà. Per esempio io c’ho un figlio, si chiama Robertino Casoria, è il peggiore della classe. Mi ha detto “papà cosa sono i terroristi?” lo gli ho voluto dire la verità, gli ho detto: “Ti ricordi quando eri bambino? A Natale ti ho detto che sarebbe arrivato Babbo Natale. Tu eri un bambino intelligente o non ci hai creduto. Ma poi la notte io sono andato a mettere i regali sotto l’albero e la mattina appresso quando li hai visti hai incominciato a credere che li aveva portati Babbo Natale. Hai pensato che se c’è il regalo significava che c’è anche il barbone che lo porta con le slitte, con le renne. E invece ero sempre io. E i terroristi sono la stessa cosa. Qualcuno ti dice che ci sono i terroristi e tu non ci credi. Poi scoppia ‘na bomba, crollano un paio di grattacieli e tutti pensano che se c’è l’attentato significa che ci stanno anche i terroristi che l’hanno fatto… ma è tutta una bugia, è sempre papà che zitto zitto di notte fa scoppiare le bombe e poi dà la colpa ai terroristi” . E mio figlio mi fa: “l’amico mio Pancotti Maurizio – ché Robertino frequenta un bambino ciccione che è insopportabile e secondo me è pure un po’ deficiente – m’ha detto: “­Pancotti Maurizio dice che questa cosa si chiama strategia della tensione!” Allora io gli ho risposto “l’amico tuo Pancotti Maurizio è comunista! E lo sai perché è così ciccione? “Perché i comunisti si mangiano i bambini. Stai attento quando vai a fare la merenda da lui perché ti si mangia!” E mio figlio Robertino ha cominciato a tremare. Per una settimana non è più uscito di casa. Gli ho fatto fare tutto quello che volevo, gli dicevo “lava la macchina! Metti a posto la stanzetta! Portami le ciabatte!” lui mi ubbidiva come un cagnolino. Perché si governa con la paura. E il popolo è uguale. Il popolo è un bambino. Se vuoi che non si perda nel bosco gli devi dire che c’è il lupo cattivo, l’uomo nero! I terroristi, l’arabi col barbone, i pirati della Malesia. Ogni tanto insomma bisogna cambiare, fare la rotazione. Il diavolo, gli zombie, il mostro di Loch Ness, il bocio, i marziani, i fantasmi. Il popolo è un bambino. Se gli metti paura ti porta le ciabatte, ti lava la macchina. Il popolo è un bambino. Se gli metti paura ti ubbidisce subito.

venerdì 5 aprile 2013

NOI

Noi, che le nostre mamme mica ci hanno visti con l'ecografia. - Noi, che a scuola ci andavamo da soli e da soli tornavamo. - Noi, che la scuola durava fino alla mezza e poi andavamo a casa per il pranzo con tutta la famiglia (si, anche con papà). - Noi, che eravamo tutti buoni compagni di classe, ma se c’era qualche bullo, ci pensava il maestro a sistemarlo sul serio. - Noi, che se a scuola la maestra ti dava un ceffone, mamma a casa te ne dava 2. - Noi, che se a scuola la maestra ti metteva una nota sul diario, a casa era il terrore. - Noi, che quando a scuola c'era l'ora di ginnastica partivamo da casa in tuta, tutti felici. - Noi, che avevamo le tute lucide acetate dell’Adidas che facevano fico, ma erano pure le uniche. - Noi, che la gita annuale era un evento speciale e nelle foto delle gite facevamo le corna ed eravamo sempre sorridenti. - Noi, che le ricerche le facevamo in biblioteca, mica su internet. - Noi, che la vita di quartiere era piacevole e serena. - Noi, che andare al mare nei sedili posteriori della 850 di papà o nella 1100 di nonno era una passeggiata speciale e serbiamo ancora il ricordo di un bagno “pulito” a Rimini, Rapallo o all’Idroscalo - Noi, che non avevamo videogiochi, né registratori, né computer. Ma avevamo tanti amici lo stesso anche senza s. n. - Noi, che per cambiare canale alla TV dovevamo alzarci e i canali erano solo 2. - Noi, che andavamo a letto dopo Carosello. - Noi, che sapevamo che era pronta la cena perché c'era Happy Days e Fonzie. - Noi, che guardavamo allucinati il futuro con “Spazio 1999” . - Noi, che se la notte ti svegliavi e accendevi la TV vedevi solo il monoscopio Rai con le nuvole o le pecorelle di interruzione delle trasmissioni. - Noi, che ci sentivamo ricchi se avevamo 'Parco Della Vittoria e Viale Dei Giardini'. - Noi, che i pattini avevano 4 ruote e si allungavano quando il piede cresceva. - Noi, che chi lasciava la scia più lunga nella frenata con la bici era il più fico e che se anche andavi in strada non era così pericoloso. - Noi, che dopo la prima partita c'era la rivincita, e poi la bella, e poi la bella della bella. - Noi, che avevamo il 'nascondiglio segreto' con il 'passaggio segreto'. - Noi, che giocavamo a nomi-cose-animali-città. - Noi, che ci divertivamo anche facendo Strega-comanda-colori. - Noi, che ci mancavano sempre 4 figurine per finire l'album Panini (celò, celò, celò, celò, celò, celò, mi manca!). - Noi, che suonavamo al campanello per chiedere se c'era l'amico in casa, ma che a quelli degli altri suonavamo e poi scappavamo. - Noi, che compravamo dal fornaio pizza bianca e mortadella per 100 £ire (= € 0,050!) e non andavamo dal dietologo per problemi di sovrappeso, perché stavamo sempre in giro a giocare. - Noi, che bevevamo acqua dalle fontanelle dei giardini, non dalla bottiglia PET della minerale ed un gelato costava 50 £ire (pari a € 0,025!). - Noi, che le cassette se le mangiava il mangianastri, e ci toccava riavvolgere il nastro con la Bic. - Noi, che sentivamo la musica nei mangiadischi sui 45 giri vinile (non nell’Ipod) e adesso se ne vedi uno in un negozio di modernariato tuo figlio ti chiede cos'è. - Noi, che al cinema usciva un cartone animato ogni 10 anni e vedevi sempre gli stessi tre o quattro e solo di Disney. - Noi, che non avevamo cellulari (c’erano le cabine SIP per telefonare) e nessuno poteva rintracciarci, ma tanto eravamo sicuri anche ai giardinetti. - Noi, che giocavamo a pallone in mezzo alla strada con l'unico obbligo di rientrare prima del tramonto. - Noi, che trascorrevamo ore a costruirci carretti per lanciarci poi senza freni, finendo inevitabilmente in fossi e cespugli. - Noi, che ci sbucciavamo il ginocchio, ci mettevamo il mercurio cromo, e più era rosso più eri fico. - Noi, che giocavamo con sassi e legni, palline e carte. - Noi, che le barzellette erano Pierino, il fantasma formaggino o c’è un francese-un tedesco-un italiano. - Noi, che c'era la Polaroid e aspettavi che si vedesse la foto. - Noi, che la Barbie aveva le gambe rigide. - Noi, che l'unica merendina era il Buondì Motta e mangiavamo solo i chicchi di zucchero sopra la glassa. - Noi, che il 1° Novembre era 'Ognissanti', mica Halloween. - Noi, che il Raider faceva concorrenza al Mars. - Noi, che a scuola le caramelle costavano 5 £ire. - Noi, che si suonava la pianola Bontempi. - Noi, che la Ferrari era Lauda e Alboreto, la McLaren Prost , la Williams Mansell , la Lotus Senna e Piquet e la Benetton Nannini e la Tyrrel a 6 ruote! - Noi, che la penitenza era 'dire-fare-baciare-lettera-testamento'. - Noi, che ci emozionavamo per un bacio su una guancia. - Noi, che il Ciao e il Boxer si accendevano pedalando. - Noi, che nei mercatini dell'antiquariato troviamo i giocattoli di quando eravamo piccoli e diciamo "guarda! te lo ricordi?" e poi sentiamo un nodo in gola. - Noi, che siamo ancora qui e certe cose le abbiamo dimenticate e sorridiamo quando ce le ricordiamo. - Noi, che vivevamo negli anni di piombo, in mezzo ad inaudite violenze per lotte sociali e di classe. - Noi, che votavamo per i partiti della 1° Repubblica: MSI, DC, PRI, PLI, PSI, PCI, e non per 70 diversi gruppi dai nomi fantasiosi. - Noi, che trovammo lavoro tutti e subito. ......... Noi, che siamo stati tutte queste cose e tanto altro ancora. Questa è la nostra storia. Se appartieni a questa generazione, invia questo messaggio ai tuoi amici e conoscenti della tua stessa generazione ed anche a gente più giovane perché ricordino o sappiano com’era bella la nostra vita, prima…

lunedì 4 marzo 2013

BERSANI NON HA VINTO E ORA ?

Prima il Pd deve cambiare di Bruno Manfellotto Non ha senso che, dopo la mancata vittoria, il partito di Bersani cerchi alleanze senza aver capito la lezione: la conservazione e le logiche che valevano fino a ieri, oggi non valgono più (04 marzo 2013) Bruno Manfellotto Bruno ManfellottoA desso è fin troppo facile dire: ha vinto il populismo miope, ha trionfato la protesta inutile. Sarebbe più onesto dire che ha perso la politica, perché a che cosa altro dovrebbe mai servire la politica se non a cogliere ciò che populismo e protesta significano e a tradurli in proposte, idee, soluzioni? Bene, non c'è riuscita e lo dimostra la fuga dal voto o dai partiti che di questo ventennio sono stati i protagonisti: nell'anno del Signore 2013 non hanno votato undici milioni di italiani; e se 3,4 milioni di consensi hanno abbandonato il Pd, ben 6,3 hanno voltato le spalle a Berlusconi e la metà di quelli della Lega (passata da 3,2 a 1,4 milioni) se ne sono andati a casa o altrove. Una scioccante dichiarazione di sfiducia. Ora sarà assai difficile districare la matassa e dare un governo al Paese. Obiettivo essenziale, che però non attenuerà né risolverà lo choc di febbraio. Come sintetizza Bill Emmott, infatti, Beppe Grillo ha vinto perché è stato l'unico leader che si è schierato dalla parte del cambiamento e della rabbia. Dimostrando di aver capito ciò che gli elettori stavano vivendo. Per la sinistra dovrebbe essere pane quotidiano, e invece no. Così vince ma non convince, come dicevano una volta i cronisti sportivi, ed è costretta a fare i conti con Grillo in grave ritardo e in condizioni di maggior debolezza. Eppure di occasioni ne ha avute. Almeno tre. Come ha ammeso lo stesso Bersani il centrosinistra non ha saputo elaborare una proposta all'altezza della crisi. In campagna elettorale ha puntato su serietà e affidabilità, e cioè sulla conservazione e non sul rinnovamento. E durante i tredici mesi di governo tecnico non era riuscito a imporre la sua agenda nemmeno sulle voci "costi della politica" e "legge elettorale". E' apparsa una miope difesa di se stessi. Nonostante lo stimolo degli osservatori (solo "l'Espresso" gli ha dedicato tre copertine in un anno), il fenomeno Grillo è stato sottovalutato, poco studiato, demonizzato. Eppure il Movimento 5 Stelle è nato quattro anni anni fa, non ieri, e già incubava da tempo, almeno da quando, due anni prima, "La Casta" aveva fatto boom. Senza contare che molte di quelle parole d'ordine - e di quelle stelle - appartenevano di diritto al Dna della stessa sinistra. Prova ne sia un voto grillino omogeneo, trasversale, nazionale, senza gap territoriali: dalla Sicilia al Veneto, passando per la Livorno che fu dei portuali e la Piombino operaia e medaglia d'oro della Resistenza. Fino al nord dove Grillo, non la sinistra, ha intercettato il voto di operai e piccoli imprenditori in fuga dalla Lega dove erano approdati negli anni Novanta delusi dal Pds. In questo Annus Horribilis c'è stato poi un terzo avviso, di altro segno e intensità, ma portato dalla stessa ondata: l'irruzione di Matteo Renzi. Certo, la cronaca politica non si scrive con i se, e dunque non staremmo a chiederci che cosa sarebbe successo se al posto di Bersani ci fosse stato lui; ma almeno il Pd avrebbe dovuto fare tesoro del significato di quella sfida, del consenso che l'accompagnava, dell'esistenza di un conflitto generazionale che preannunciava. Capire che il capitale delle primarie doveva essere tutelato e investito. E invece si è rapidamente tradotto in conservazione dell'esistente, e per questo si è dissolto. La politica si richiudeva dentro le sue stanze senza interrogarsi sul mondo che fuori tumultuava e rapidamente cambiava. Per un partito nato per essere nuovo, un suicidio. Un'analisi impietosa? Forse sì. Ma comunque vada a finire nelle prossime settimane, governo o nuove elezioni, all'ordine del giorno c'è un cambio di rotta nei comportamenti, nel rifiuto di inutili privilegi, nell'attenzione alle esigenze dei cittadini: lavoro e moralità innanzitutto. Anche se il fenomeno Grillo dovesse svanire; anche se i suoi si dimostrassero pronti a collaborare; anche, e a maggior ragione, se scoprissimo che 163 ragazzi hanno occupato le Camere per scardinare il sistema e rifiutare l'Europa, c'è una sola strada: prendere atto della sconfitta e pensare diverso. Per governare. E per evitare che i 163 diventino 500.

ECCO PERCHE' AMATO DEVE VERGOGNARSI

Tratto da Sanguisughe.com ECCO PERCHE’ AMATO DEVE VERGOGNARSI (E INTANTO CI FACCIA VEDERE I BOLLETTINI DEI VERSAMENTI EFFETTUATI…) By Mario Giordano On marzo 4, 2013 “Non faccio parte della casta, ditemi perché dovrei vergognarmi”, dice spudoratamente Giuliano Amato con una lettera a Repubblica di oggi lunedì 4 marzo 2013. E noi lo accontentiamo: a) Deve vergognarsi perché prende 31mila euro al mese fra pensione Inpdap (22mila euro) e vitalizio da parlamentare (9mila euro) come finalmente ammette lui stesso nella medesima lettera; b) Deve vergognarsi perché prende 31mila euro al mese di pensione dopo aver tagliato le pensioni agli italiani; c) Deve vergognarsi perché è stato il principale consigliere economico e politico di Craxi e non si è mai accorto dello sfascio e dei furti della prima Repubblica (dormiva?); d) Deve vergognarsi perché da sempre fa parte della classe dirigente che negli ultimi decenni ha consentito l’esplosione dei costi della politica e degli annessi privilegi; e) Deve vergognarsi perché nonostante questo, nel 2012 è stato nominato da Monti consulente per i tagli ai costi della politica e non ha fatto nulla per tagliarli davvero; f) Deve vergognarsi perché uno che è stato due volte presidente del Consiglio, due volte ministro del Tesoro, una volta ministro dell’Intero e presidente dell’Authority del mercato non può dire “non faccio parte della casta”. Fra l’altro nella lettera a Repubblica Amato, dopo aver ammesso di prendere 31mila euro al mese di pensione, dice che i 9mila del vitalizio li gira a una comunità di assistenza. Bene, invece di tante inutili parole di autoelogio, Amato ci dica di quale comunità si tratta e soprattutto esibisca le ricevute dei versamenti che come dice lui sono già stati effettuati nei mesi scorsi. Solo così potrebbe smettere di vergognarsi, almeno un po’.

martedì 26 febbraio 2013

CRONACA DI UNA DISFATTA

Potevano vincere, ma anche no Dal sito Open Mind «Il Pd che doveva essere il partito del cambiamento si è trasformato nel partito della moderazione, della conservazione, del mutare ma solo «un po’», come da intercalare bersaniano. Un po’ poco per vincere bene le elezioni, appunto». [Marco Damilano, L'Espresso] - Spero che tutti abbiano capito che non si vince a mani basse ma A TESTA BASSA. E che gente che per diciotto anni ha fatto solo finta di fare opposizione all’inamovibile delinquente [soprattutto per merito suo] non può né deve in nessun modo sentirsi superiore a NESSUNO. - ANALISI – Istituto Cattaneo: “Così l’M5s ha succhiato voti al Pd” - Da Fini a Di Pietro, tutti i trombati e i “salvati” dal voto (FOTO) - 13 luglio 2012: Moody’s abbassa il rating dell’Italia. “Il clima politico è fonte di rischi”: ovvero, non ci fidiamo del ritorno dello zombie. - Sottotitolo: scrutinio finito, ingovernabilità garantita. Alla Camera (per fortuna) ha “vinto” il centrosinistra, con una miseria di +0.36% (29.54 a 29.18). Dopo le Primarie, vinte dal ronzino smacchiato di Bettola (sì, ha perso anche a casa sua), avevano più di 10 punti di vantaggio. In due mesi hanno bruciato tutto. Complimenti ai suoi consiglieri, ai giornalisti bersaniati e all’intellighenzia tronfia e sorda. Il Porcellum gli garantisce la maggioranza dei seggi (340). Decisivi i Marxisti per Tabacci (Bruno Man of the match). M5S primo partito nazionale alla Camera (25.55%, 108 deputati). Al Senato pareggio e capolavoro di insipienza piddina, che racimola la miseria di 113 senatori (pur avendo un +0.9%) contro i 116 della coalizione berlusconiana (che vince in tutte le regioni in bilico). M5S colleziona 54 senatori (23.79%), Monti 9. Alfano parla di brogli, Letta esulta, Vendola sogna un governo che in 100 giorni tremare il mondo farà (intanto la Puglia ha votato tutti tranne che lui). Fuori dal Parlamento Ingroia (sì, anche il noto statista Favia) e Fini (“il nuovo Sarkozy”: levateje er vino). Rientra Casini, pur avendo meno del 2. Vendola galleggia attorno al 3, Lega attorno al 4, La Russa poco sotto il 2. E ora che succede? Succede che Bersani dice di avere vinto (nei suoi sogni) e di sentire la “responsabilità” di governare (ti piacerebbe). Per governare deve inciuciare con Berlusconi in un appassionante iperaccrocchio. Più inciuciano, più M5S sale. Prima si vota, più M5S cresce. Quindi aspetteranno il più possibile (ma non c’è altra strada: a ottobre si torna alle urne). Se va bene, rifanno la legge elettorale e si rivota. Quindi andrà male. Abbiamo il peggiore centrosinistra d’Europa e gli elettori con meno memoria storica della galassia. In confronto a Bersani e derivati, Occhetto era Lenin e Veltroni Marx. Non impareranno mai. Buona catastrofe. [Andrea Scanzi - Il Fatto Quotidiano] - Preambolo: Antonio Razzi, Domenico Scilipoti, e l’ex direttore del Tg1 Augusto Minzolini entrano in Parlamento. Per fortuna Ingroia no, ci siamo salvati dalla “deriva giustizialista”. Così almeno – per la contentezza di tutti quelli che lo hanno criticato e ignorato, tutti quelli che “Ingroia si deve dimettere” [ma berlusconi no, nessuno glielo ha mai chiesto] – può tornare a fare il Magistrato a tempo pieno, e spero che decida di tornare a farlo qui, ché da fare ce n’è. - La notizia buona è che binetti, buttiglione e cesa sono fuori dal parlamento. Spero se lo ricordino anche quei giornalisti che senza l’intervista ciclica, a cadenza bisettimanale a binetti e buttiglione per chiedere cosa pensano dei gay non avrebbero avuto niente di meglio da fare. Bisognerebbe mandare a casa anche loro. Quella meno buona è che oggi voglio stare a digiuno dai luoghi comuni. Quindi posso, anzi, voglio fare a meno di tutti quelli che “gli italiani…” e a seguire tutta la serie insulsa di patetiche contumelie circa il fatto che abbiamo quello che ci meritiamo, che siamo un popolo di deficienti complici del delinquente, che siamo di destra, che siamo fascisti [come Grillo, ah ah ah], che non capiamo, che siamo ignoranti, che siamo populisti, che siamo qualunquisti, che siamo un po’ di tutto; noi. Loro, i politici no, non sono mai niente. Perché io non sono scema né complice, e nemmeno mi merito una punizione. Perché quello che da settimane scrivono giornalisti che non hanno l’ambizione di essere considerati opinion leader, ovvero quelli che dietro ai loro articoli nascondono l’intenzione di trascinare la gente verso una parte politica invece di illustrare tutta la politica in modo trasversale, pregi [pochi, quasi niente] e difetti [quanti ne vogliamo, c'è l'imbarazzo della scelta] io lo scrivo da mesi, anzi da anni. Modestamente e senza un filo di presunzione mi sono ritrovata a rileggere concetti che avevo già espresso fra gli articoli di giornalisti che come me se ne fottono allegramente non dovendo rendere conto a nessuno e dai quali i presuntuosi e gli arriccianaso di centrosinistra si tengono ben distanti salvo poi criticarli per la loro faziosità senza nemmeno averli letti. Essere persone libere significa non dover dipendere da nessuno, e figuriamoci dagli editoriali di Scalfari e del suo seguito che hanno preferito distruggere la reputazione di un giornale piuttosto che rimanere nei fatti e non nelle ipotesi terrorizzando la gente circa i rischi e i pericoli a proposito del M5S. E non me ne fotte una cippa se qualcuno pensa che sia dietrologia o parte di un passato che sarebbe meglio mettere da parte per “guardare avanti” ricordare gli errori grossolani di chi non ha saputo – ma più che altro voluto fermare berlusconi – per quella che è ormai molto più che una teoria circa il sostentamento reciproco: senza l’uno non esisterebbero gli altri, perché diciotto anni sono e sono stati un periodo sufficiente per trovare sistemi e soluzioni, e nessuno mi venisse a dire che lui è ancora qui perché la gente lo vota, perché se non ci fosse stato per la famosa e stracitata legge sulla sua ineleggibilità ignorata scientemente, o non ci fosse più, e il modo per non farcelo stare spesso lo ha offerto lui stesso con i suoi errori, con i suoi reati, con i suoi capi d’imputazione e processi aperti, la gente non l’avrebbe votato. A luglio l’AVREBBE votato una persona su cinque, ieri LO HA VOTATO una su tre: quindi la colpa andrebbe suddivisa e spartita fra tutti i responsabili POLITICI invece che farla ricadere sempre e comunque sui cittadini che ad uno che sta zitto preferiscono uno che parla, e a ragion veduta, non di papi Giovanni, giaguari da smacchiare, e nemmeno definendo fascisti della rete tutti quelli che, me compresa pensano che la politica debba imparare a parlare un linguaggio diverso e ad agire in modo diverso. Perché per chi non se ne fosse accorto i primi a non voler guardare avanti sono proprio quelli che in questo ultimo periodo si vantavano di aver già vinto e che quindi non fosse necessario spiegare agli italiani cosa avrebbero voluto fare di e con questo paese e di conseguenza con e per noi noi. Io non ricordo NULLA di particolarmente significativo e convincente di quel che ha detto Bersani, per esempio, ma ricordo benissimo quello che hanno detto Monti, Grillo e berlusconi. Non ci vuole un esperto di comunicazioni e nemmeno un Pulitzer del giornalismo per rendersi conto che questo centrosinistra non sa parlare alla gente, non si fa capire dalla gente perché probabilmente, anzi sicuramente non sa e non capisce nemmeno cosa vuole fare di se stesso e qual è la politica che realmente gli appartiene se vuole mettersi alla guida di un paese la cui gente sta vivendo oggi e vorrebbe che anche la politica si adeguasse alla vita di oggi. Questo invece Grillo lo ha capito, paradossalmente e a modo suo anche berlusconi, Bersani invece spostando l’asse verso il centro, verso Monti, verso politiche liberiste di tasse ed economia scellerata e finalizzata sempre e comunque all’aumento delle tasse e delle prebende con cui caricare gente sfinita e stanca di pagare e di una politica che di contro non toglie nulla a se stessa, non lo ha capito. E i cittadini non hanno – giustamente – voluto capire lui. Ora – forse – il PD capirà che per farsi eleggere dalla gente bisogna entrare nella mentalità della gente, capire dov’è ora questo paese ma soprattutto dove lo si vuol portare, invece di passare il loro tempo a dividere gli amici dai nemici; fascista, berlusconiano, populista. E magari invece di pensare ad avere una banca pensare ad un modo convincente per farsi eleggere anche dai clienti delle banche. - L’amico del giaguaro Marco Travaglio, 26 febbraio La domanda era: riusciranno i nostri eroi a non vincere le elezioni nemmeno contro un Caimano fallito e bollito? La risposta è arrivata ieri: ce l’han fatta un’altra volta. Come diceva Nanni Moretti 11 anni fa, prima di smettere di dirlo e di illudersi del contrario, “con questi dirigenti non vinceremo mai”. Del resto, a rivedere la storia del ventennio orribile, era impossibile che gli amici del giaguaro smacchiassero il giaguaro. L’abbiamo scritto fino alla noia: nel novembre 2011, quando B. si dimise fra le urla e gli sputi della gente dopo quattro anni di disastri, era dato al 7%: bastava votare subito, con la memoria fresca del suo fallimento, e gli elettori l’avrebbero spianato, asfaltato, polverizzato. Invece un’astuta manovra di palazzo coordinata dai geniali Napolitano, Bersani, Casini e Fini, pensò bene di regalarci il governo tecnico e soprattutto di regalare a B. 16 mesi preziosi per far dimenticare il disastro in cui ci aveva cacciati. Il risultato è quello uscito ieri dalle urne. Che non è la rimonta di B: è la retromarcia del centrosinistra. Che pretende di aver vinto con meno voti di quando aveva perso nel 2008. Il Pdl intanto ha incenerito metà dei voti di cinque anni fa, la Lega idem. E meno male che c’era Grillo a intercettarli, altrimenti oggi il Caimano salirebbe per la quarta volta al Quirinale per formare il nuovo governo. Il che la dice lunga sulla demenza di chi colloca M5S all’estrema destra o lo paragona ad Alba Dorata. Il centrodestra è al minimo storico, sotto il 30%, che però è il massimo del suo minimo: perché B. s’è alleato con tutto l’alleabile, mentre gli strateghi del Pd con la puzza sotto il naso han buttato fuori Di Pietro e quel che restava di Verdi, Pdci, Prc e hanno schifato Ingroia: altrimenti oggi avrebbero almeno 2 punti e diversi parlamentari in più, forse addirittura la maggioranza al Senato. Ma credevano di avere già vinto, con lo “squadrone” annunciato da Bersani dopo le primarie: l’ennesima occasione mancata (oggi, col pur discutibile Renzi, sarebbe tutta un’altra storia). Erano troppo occupati a spartirsi le poltrone della nuova gioiosa macchina da guerra per avere il tempo di fare campagna elettorale. I voti dovevano arrivare da sé, per grazia ricevuta e diritto divino, perché loro sono i migliori e con gli elettori non parlano. Qualcuno ricorda una sola proposta chiara e comprensibile di Bersani? Tutti hanno bene impresse quelle magari sgangherate di Grillo e quelle farlocche di B. (soprattutto la restituzione dell’Imu, tutt’altro che impossibile, anche se pagliaccesca visto che B. l’Imu l’aveva votata). Di Bersani nessuno ricorda nulla, a parte che voleva smacchiare il giaguaro. Anche questo l’abbiamo scritto e riscritto: nulla di particolarmente brillante, tant’è che ci era arrivato persino D’Alema. Ma non c’è stato verso: la campagna elettorale del Pd non è mai cominciata, a parte i gargarismi sulle alleanze con SuperMario (da ieri MiniMario) e i formidabili “moderati” di Casini (tre o quattro in tutto). Col risultato di uccidere Vendola, mangiarsi l’enorme vantaggio conquistato con le primarie e regalare altri voti a Grillo, non bastando l’emorragia degli ultimi anni. Ora è ridicolo prendersela col Porcellum (peraltro gelosamente conservato): chi, dopo 5 anni di bancarotta berlusconiana, non riesce a convincere più di un terzo degli elettori non può pretendere di governare contro gli altri due terzi. Anzi, dovrebbe dimettersi seduta stante per manifesta incapacità, ponendo fine al lungo fallimento di un’intera generazione: quella degli ex comunisti che non ne hanno mai azzeccata una. Ma dalle reazioni fischiettanti di ieri sera non pare questa l’intenzione: tutti resteranno al loro posto e, lungi dallo smacchiare il giaguaro, proveranno ad allearsi col giaguaro in una bella ammucchiata per smacchiare il Grillo e soprattutto evitare altre elezioni. Auguri. Quos Deus vult perdere, dementat prius. (Quelli che Dio vuole distruggere, fa prima impazzire.)

venerdì 16 marzo 2012

IL PORTO DELLE NEBBIE


Più passa il tempo e più mi rendo conto di quanto siamo ingannati, presi in giro nell’informazione sui fatti del presente, figuriamoci poi su quelli del passato, che il trascorrere del tempo tende ad offuscare e far coprire da una coltre nebbiosa, come un porto nelle nebbie, termine con cui venne definita la procura di Roma, titolo conquistato tra gli anni ’70 e ’90, per i sospetti, le indagini contese con altri tribunali, dalle schedature Fiat allo scandalo dei petroli, passando per i fondi neri Iri e la Loggia P2, un elenco che tocca anche Tangentopoli, un pezzo di storia italiana oscuro ed il cui soprannome di “porto delle nebbie” era stato dato una ventina d'anni fa perché si diceva che nelle stanze della procura di Roma c'era una certa sensibilità politica e dunque i processi scomodi venivano tenuti fermi volontariamente per non dare fastidio, così tutto andava in prescrizione e con il tempo veniva dimenticato. Quello che segue è un articolo di Alberto Medici che riapre uno dei tanti episodi oscuri del nostro passato, quello che si apre intorno alla fine degli anni sessanta, passa attraverso stragi, attentati, abbattimenti più o meno casuali, si avvale di spioni, servizi più o meno segreti, terroristi, malviventi, tutto al fine di creare scompiglio tensione e confusione per tenerci sempre sul ciglio del baratro, in uno stato di terrore continuo e che non prevede mai cali di tensione, tutto ciò a che pro, a vantaggio di chi ? Di potenze straniere, di politici corrotti, di affaristi, di banchieri, di affiliati a sette segrete ? Credete a me non lo sapremo mai, o almeno la verità non ce la vedremo mai raccontata nella sua interezza, ce la dobbiamo cercare noi, a pezzettini cercando in mille modi e usando un mezzo formidabile che è dato dalle chiavi di ricerca di internet, magari correndo il rischio di sbagliare e di cadere in tranelli o in trabocchetti, ma è l’unica strada che possiamo percorrere se vogliamo arrivare a conoscere e capire come veramente si sono svolti fatti e circostanze che hanno caratterizzato l’ultimo mezzo secolo della nostra storia.

Alberto Medici su 2 marzo 2012
Come nell’esposizione di Galloni al meeting di Rimini sulla nuova teoria monetaria, in cui alcune chiavi di lettura aiutano a capire molto di più che non pagine e pagine di libri storia (che, a mio avviso, il più delle volte servono a nascondere la verità piuttosto che raccontarla), anche nel pezzo che riporto sotto una rivisitazione di una pagina di storia italiana può aiutare a capire infinitamente di più di quanto ci abbiano fatto conoscere TV e giornali.
Si tratta della storia del commissario Calabresi assassinato (apparentemente) per vendetta della morte dell’anarchico Pinelli, caduto dal quarto piano del suo ufficio, ma in realtà, come leggerete sotto, implicato in una trama molto più complicata (e interessante). Buona lettura.
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… Non è possibile qui dare una spiegazione esaustiva del primo periodo stragista (1967 – 1974) quando, soprattutto fino al 1970 esplosero bombe quali false flag, ovvero da addebitare agli anarchici e ai “rossi” in genere. Poi dal 1974 in avanti ne esplosero altre da addebitare ai “neri”. Stessi burattinai diverse strategie.

Possiamo solo dare delle indicazioni generiche, molto sintetiche e approssimate. Per prima cosa dobbiamo partire dal fatto che, fin dall’omicidio di E, Mattei (1962) l’Italia, paese assoggettato al sistema atlantico, è stato vittima di operazioni cruente di intelligence finalizzate a mantenerlo strettamente subordinato in questo sistema non solo militare ma anche economico. Da qui l’applicazione nel nostro paese delle tecniche della “guerra non ortodossa”, delle strategie Chaos, ecc., tutte operazioni criminali di ispirazione atlantica.
Come di matrice atlantica era l’esplosivo utilizzato per Piazza Fontana (sappiamo che veniva da depositi nella Germania federale) e in altre stragi. In qualche modo coinvolti in queste operazioni sono ovviamente stati i nostri servizi Segreti, militare e civile (Sid, Sios, AA.RR), apparati di polizia, cellule della Gladio, ecc., che per loro inquadramento, derivato dalle condizioni di pace imposte all’Italia e accordi e protocolli segreti, erano subordinati agli alti comandi Nato. Gruppi politici, di ogni colore, ma soprattutto di destra, infine, erano infiltrati o sotto controllo di queste intelligence.
Al contempo era in corso, propri in quegli anni, una operazione segreta di stampo atlantico. Questa consisteva nel portare ai vertici del PCI Berlinguer, esponente di una famiglia che fin dai tempi della guerra era stata una creatura delle intelligence anglo-occidentali. Molto ci sarebbe da scavare in certi segreti che concernono alcune importanti famiglie provenienti dalla Sardegna, una vera e propria “sardinia connection”, nelle attività del PWB durante la guerra e degli “strascichi” che questa organizzazione lasciò nell’Italia del dopoguerra.
Berlinguer era l’elemento giusto per “occidentalizzare” il partito comunista e portarlo, a poco a poco, in ambito Nato, cosa che poi in effetti fece. Questa operazione, tanto per evidenziare di come tutto il quadro storico è alquanto complesso, ebbe poi dei “tempi” che non coincidevano con le necessità strategiche della politica statunitense (Kissinger), tanto da entrare in contrasto con Moro che puntava decisamente al “compromesso storico”.
Comunque sia, in tutta questa situazione, ambigua e destabilizzante, soprattutto a causa della crisi bellica nel mediterraneo, scaturita dalle conseguenze della guerra dei sei giorni in medio oriente (per garantire il quadro di stabilità nel mediterraneo era stato anche necessario, attraverso la Cia, attuare nell’aprile del 1967, un colpo di Stato in Grecia) e dalla lotta per il controllo delle fonti energetiche in nord Africa, acuita dagli avvenimenti Libici (settembre – dicembre 1969) che determinarono l’esclusione degli occidentali dalla Libia, prendono a scoppiare bombe assassine, finalizzate a destabilizzare il paese onde impedirgli spinte centrifughe in politica internazionale (altre politiche simili a quelle di Mattei dovevano assolutamente essere evitate) e quindi mantenerlo stabilizzato nel sistema atlantico. Di conseguenza si innesteranno ovviamente una serie di conseguenze e reazioni di ogni genere.
IL CASO CALABRESI
Nella questura di Milano muore l’anarchico Pinelli, di sicuro non per un malore a cui vorrebbero far credere che sarebbe seguito un incidente. Tra le figure che più vengono subito additate come responsabili della morte dell’anarchico vi è quella del commissario Luigi Calabresi. Non essendo stata fatta piena luce su quell’episodio non è possibile dire a che titolo ne fu implicato il Calabresi, ma probabilmente non fu tra i massimi responsabili di quella morte. Fatto sta che Calabresi si trovò nell’occhio del ciclone e oltretutto era impegnato in una serie di indagini sia pregresse che contemporanee che lo vedevano attento ai traffici di armi e di esplosivi nel nostro paese (e qui sappiamo da dove veniva l’esplosivo di piazza Fontana oltre a vari depositi clandestini della Gladio, ma anche alla sparizione del giornalista Mauro De Mauro, per finire ovviamente con la strage di Piazza Fontana e con le attività di Feltrinelli).
Anche su Feltrinelli ci sarebbe molto da indagare, perchè quest’uomo, pur muovendosi in ambienti spuri e controllati da vari servizi segreti internazionali, non è vero che coltivava sogni rivoluzionari velleitari, ma anzi sembra che stesse cercando di controllare tutte quelle attività rivoluzionarie germogliate in certi ambienti della sinistra antagonista che erano più negative che altro.
Fatto sta che non solo Calabresi non ci stava a fare da capro espiatorio su la morte di Pinelli, ma probabilmente aveva ben capito cosa stava succedendo in Italia.
E proprio la morte, molto sospetta di Feltrinelli, che poteva mettersi in collegamento con altri episodi dubbi e con il congresso del Pci a Milano, avrebbe potuto essere la chiave interpretativa di tutta una catena di avvenimenti.
Quindi Calabresi era il più indicato per arrivare ad un passo dal conoscere la verità su quella morte e su tutta la “guerra non ortodossa” che insanguinava il nostro paese. Era necessario eliminarlo. In qualche modo l’incarico venne assegnato ad ambienti di Lotta Continua, che aveva fatto di Calabresi il simbolo per l’omicidio di Pinelli; oggi sappiamo, che sotto banco Lotta Continua era sostenuta anche dalla Cia, e ai cui vertici deambularono personaggi ambigui che in seguito abbiamo visto operare politicamente nel quadro delle strategie anglo occidentali.
Maurizio Barozzi
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Opportuno è anche integrare quanto sopra con le opportune osservazioni e integrazioni espresse da Giorgio Vitali, il quale osserva:
PER LA VERITà, il quadro è molto più complesso.
LA COMPLESSITA’ DEL QUADRO GENERALE RISALE DIRETTAMENTE AL DOPOGUERRA.O, PER MEGLIO DIRE, ALLA COMPLESSA SITUAZIONE ITALIANA DURANTE GLI ULTIMISSIMI ANNI DI GUERRA. In questi anni, apparentemente contrassegnati da fronti opposti, in Italia si è registrato, molto più che altrove, data l’importanza strategica del nostro paese, una sorda guerra sotterranea che ha visto partecipi tutte le nazioni interessate al controllo del Mediterraneo. Ne fa fede la dichiarazione di uno storico americano il quale ha dichiarato che la vera guerra svolta in Italia nel peruodo 1943-45 è stata una guerra dei servizi segreti. E come accade sempre in questi casi, si può dire che quella guerra NON è mai terminata. In gioco ci sono ancora oggi come ieri, le stesse forze, a cominciare dagli agenti dei servizi segreti tedeschi, che durante il conflitto, e fino ad oggi, non a caso Napolibera cita la Merkel come esponente di punta dei servizi segreti di Pankov (oggi più di ieri, evidentemente). Lo stesso caso Priebke è emblematico, e basterebbe porre attenzione ai nomi delle persone in gioco durante e dopo il puo “processo farsa”. Nel quadro generale sopra descritto, un punto cardine è rimasto l’OVRA, una “agenzia” sempre in funzione, seppure in forma proteica. Il bello dlla questione consiste nel fatto che su questi argomenti è uscito un numero veramente notevole di libri, per cui l’informazione è necessariamente spezzettata in una infinità di notizie. TUTTAVIA, per avere un quadro abbastanza chiaro della situazione basterebbe il libro: PROFESSIONE SPIA, di Francesco Grignetti, edito da Marsilio nel 2002, dedicato a Giorgio Conforto, agente quintuplo, e, a mio avviso, sempre al servizio dell’OVRA. Altri testi significativi sono: Marco Dolcetta: Politica occulta, Castelvecchi, 1998; F.Bellini-G Bellini: Storia segreta del 25 luglio 1943, Mursia 1993;
Caretto-Marolo: Made in USA: le origini americane della Repubblica Italiana, Rizzoli, 1996; inoltre sono di notevole interesse: Eric Salerno, Mossad base Italia, Il Saggiatore, 2010; Giorgio Boatti, Le spie imperfette, Rizzoli, 1987, e ,volendo, anche l’opera migliore di Claudio Fracassi: Sotto la notizia niente, edito da AVVENIMENTI, rivista di cui l’autore era direttore. ( 1994).
Di diversa levatura è senz’altro il libro: DUE MESI CON I NAZISTI, di Ferrucccio Parri, CORECAS, 1973. NOTA: ma cosa ci faceva durante due mesi (due mesi) il noto esponente della resistenza, POI capo del governo “italiano”, oggetto di un finto tentativo di liberazione da parte di un altro “eroe” della resistenza, nobiluomo piemontese e “monarchico” come Edgardo Sogno ?? DUE MESI.UNA VITA!!!
Tornando a Calabresi, è anche bene ricordare che questo commissario aveva anche indagato sulla scomparsa di Mauro De Mauro ( VEDI: IMPORTANTISSIMO, , di Giuliana Saladino, Ed Feltrinelli, 1972) E QUI CI TORNA UTILE RIFLETTERE CHE TUTTI COLORO CHE HANNO MINDAGATO, IN SICILIA, ( in Sicilia!!, quella di Sigonella e del petrolio dell’ENI), sono tutti morti ammazzati.Concludiamo con un altro spunto di riflessione: l’Italia del Centro-Nord è sempre stata al centro degli interessi economico-commerciali, e quindi spionistici, della Svizzera. Di questo strano paese pochissimo si parla, perchè costoro sanno ben dissimulare la loro presenza nel nostro paese. Un testo di rilevo è questo: ITALIA e SVIZZERA 1943-1945, a cura di Daniele Christen, ed AMALTEA, 1996, ed anche: Pino Adriano, L’intrigo di Berna, Mondadori, che spiegano forse indirettamente qualcosa relativa alla morte di Mussolini.
IN CONCLUSIONE: il quadro italiano non dovrebbe essere trattato come un assemblaggio di eventi chiusi e determinati, ma come un insieme complesso e fluido, a moltissimi attori, dei quali è MOLTO DIFFICILE poter discernere una linearità di condotta. Lo scontro in atto è evidentemente di carattere prevalente geopolitico, con addentellati ideologico-culturali e riflessi economici. ( La prevalenza dell’economia finanziaria deriva in primis dall’intrecciarsi di queste concezioni.)
GIORGIO VITALI.

martedì 28 febbraio 2012

TU MI SOMIGLI

Tratto dal Blog di Rita Pani


D’Alema: come si fa a non amare quest’uomo?
Posted on febbraio 27, 2012 by roselouise1

Riecco, immancabile, la disinformazione del TG1. Quasi esattamente due anni fa, il TG1 assolveva l’avvocato Mills, che invece era stato semplicemente prosciolto per intervenuta prescrizione. Si gridò allo scandalo, alla manipolazione dell’informazione, alla diffusione di falsità. Cose per cui Minzolini disse: “Vi prego, i complimenti mi imbarazzano”. Anche Silvio Berlusconi è stato prosciolto per prescrizione. Ed ecco come il sito del Tg1 ha dato la notizia:

Notizia solo successivamente rettificata con “Berlusconi prosciolto per prescrizione”.

E’ cambiato il direttore, ora c’è Maccari, ma non c’è niente da fare. Al cuor non si comanda. (Rabdomante, Cattive maniere per l’Unità)

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Sottotitolo: O Berlusconi rinuncia alla prescrizione oppure è nient’altro che un corruttore che se l’e’ scampata modificando leggi a proprio vantaggio. Cos’ha da dire Monti a riguardo, visto che la sua maggioranza sta in piedi sui corruttori? Evidentemente Monti si trova in migliore compagnia con i corruttori che con la gente normale, visto che nel suo governo non si può entrare se non si è milionari.
(Paolo Ferrero, segretario del partito di Rifondazione Comunista)

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Checché ne dicano Silvio Berlusconi e i suoi trombettieri, la sua carriera di imputato è costellata di reati accertati ma impuniti. Ecco un riepilogo dei processi.

Berlusconi assolto? No, colpevole 10 volte su 25 accuse. I reati accertati ma impuniti

Il Pd di oggi e il cosiddetto centrosinistra di ieri e ieri l’altro – da quando b., è “sceso in campo” – sono stati la migliore assicurazione sulla vita di berlusconi.
Perché il centrosinistra quando è al governo e ogni volta che, per sbaglio, torna al governo non cancella non modifica né corregge tutte le leggi vergogna fatte su misura per il capobanda e l’associazione che lo appoggia.

E spesso se ne è reso più che complice mettendo la sua faccia davanti ad altre leggi vergognose (necessarie per gli italiani e cioè solo per berlusconi e i suoi amichetti di merende) vedi quella sull’indulto voluta da Mastella ma fatta apposta per far scontare a previti solo quattro giorni di detenzione rispetto ai sei anni che gli spettavano, quando era ministro col governo di Prodi.
Perché il centrosinistra non ha mai fatto una legge seria sul conflitto di interessi (come c’è in tutti paesi mediamente civili dove la distinzione fra controllori e controllati la stabilisce la legge) anche quando avrebbe potuto, anzi, non dimentichiamoci di D’Alema e della sua frase ormai passata alla storia: “Mediaset è una grande risorsa per il paese” e nemmeno di Violante quando confessò in Parlamento che c’erano stati accordi (quelli che cdx e csx sono abituati a fare con le mani sotto al tavolo) già nel 1994 per garantire a berlusconi e a Letta che “le televisioni non sarebbero
mai state toccate” (e infatti nessuno lo ha mai fatto: quando si dice mantenere le promesse) e tenne a precisare, forse vantandosene anche, che durante il governo di csx il fatturato di Mediaset lievitò di ben 25 volte. E fu sempre D’Alema che, durante il suo governo nel 1999, fece approvare una legge a favore delle Tv di berlusconi facendogli pagare solo l’uno per cento dei ricavi per le concessioni televisive.
Che poi è lo stesso D’Alema che legittimò, nonostante ci fosse e c’è una legge che impedisce ai possessori di media e mezzi di comunicazione di intraprendere carriere politiche, la figura politica di berlusconi con la famosa e, secondo il geniale statista del Tavoliere, necessaria, bicamerale.
Ed è stato sempre il centrosinistra a resuscitare berlusconi ogni volta che lui – da se stesso medesimo – ha fatto il possibile ma soprattutto quell’impossibile che gli è sempre riuscito a meraviglia, per suicidarsi politicamente.
Non dimentichiamoci di Veltroni che, durante l’ultima campagna elettorale si rifiutava persino di pronunciare il nome di berlusconi, ché forse pareva brutto far sapere alla gente che l’avversario da combattere era silvio berlusconi, fino ad arrivare ai giorni nostri e al giovane virgulto Matteo Renzi, sindaco di Firenze, che in un’intervista al Corriere della sera, ha detto che b., al processo per la corruzione del testimone David Mills “è stato prosciolto e spero che questo ponga fine alla lunga era delle curve e degli ultrà”.

berlusconi è stato prescritto ma per Renzi è la stessa cosa.

Perché la cosa importante, sempre per Renzi è che berlusconi sia uscito da quel processo tornando ad essere un cittadino libero (ma c’è sempre il processo Ruby e quell’accusa di sfruttamento di prostitute minorenni che, evidentemente Renzi ha rimosso per non autodispiacersi troppo).

Quindi, riassumendo il Renzipensiero dal quale non risulta che il PD abbia preso le distanze devono tacere tutti quelli che dicono o scrivono che berlusconi ha ottenuto la sesta prescrizione grazie alle leggi che si è fatto approvare dalla sua maggioranza di parlamentari nominati (compresi i suoi avvocati). E che, sempre grazie a quelle leggi ha potuto mettere le mani sulla Mondadori, evadere il fisco, truccare i bilanci, sottrarsi al giudizio dei tribunali garantendosi dunque l’impunità.
Probabilmente Renzi non si è ancora ripreso dall’emozione di quando andò a conferire con berlusconi in quel di Arcore, a dicembre del 2010 e lì berlusconi gli disse: “tu mi somigli”.

Dunque considerando il passato, il presente e il futuro direi che noi italiani siamo in ottime mani.

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Le sconcertanti affermazioni di Violante in parlamento nel 2003, introdotte da Marco Travaglio.

Il coro delle vergini

Mi piace questo mondo di vergini, quelle che in coro fanno “Ohhhhhhhh” la prima volta che approcciano un pene. Son così i Bersani, i Di Pietro, i Vendola, e tutti quelli che a poche ore dall’ennesima reiterata vergogna italiana, elargiscono saggi e dotti pareri sulla prescrizione, del criminale più prescritto d’Italia.
Faranno “Ohhhhhhh” ancora e ancora, e grideranno allo scandalo anche quando si prescriveranno gli altri reati, anche quello che vede il satiro impotente accusato di sfruttamento di prostituzione minorile. Oddio! Che ho scritto? Utilizzazione finale di bambine che somigliano a donne; suona meglio in italiese.
Forse allora è il caso di ricordare alle vergini, che la legge ex Cirielli, studiata in prima istanza per salvare il culo dell’ex ministro malavitoso previti, è una legge del 2005. E dovremmo ricordare tutte le leggi ad personam nate dalla mente criminale di un malavitoso.
È il caso di ricordare l’anomalia tutta italiana di avere avuto (e lo riavremo pure) un malavitoso a capo del governo, che ha cambiato la legge elettorale per far sì che potessero essere eletti, come deputati e senatori, non solo gli affiliati alla sua cosca, ma anche – e soprattutto – i suoi avvocati. Solo in Italia, infatti, gli avvocati del malavitoso potevano riscrivere le leggi da citare a memoria nelle aule di tribunale, mentre erano intenti a difendere il loro cliente/padrone.
Facciano due conti, queste verginelle, e spieghino poi, perché quando avrebbero potuto metterci una pezza, nominarono ministro della giustizia Clemente Mastella – di cui evito di riscrivere le gesta – che si preoccupò in prima istanza di proporre un indulto per vuotare le carceri, e dopo di non finirci lui stesso con tutta la sua famiglia.
Sono arrabbiata? Sì certo, e non per il facciadiculismo spinto di gasparri o cicchitto, più zoccole e meglio pagate di una vecchia puttana di porto, ma sono incazzata per la verginità improbabile di altre vecchie baldracche, che no, non mi rappresentano e non mi rappresenteranno mai.
No, oggi non è stato un altro giorno, ma uno proprio uguale a ieri, e a molto tempo fa.



Rita Pani (APOLIDE)
Berlusconi assolto? No, colpevole 10 volte su 25 accuse. I reati accertati ma impuniti
pubblicata da BERLUSCONI chi è? il giorno lunedì 27 febbraio 2012 alle ore 7.21 ·

di Marco Travaglio



Checché ne dicano Silvio Berlusconi e i suoi trombettieri, la sua carriera di imputato è costellata di reati accertati ma impuniti. Ecco un riepilogo dei processi. Che non sono 100, ma 25 (a parte 6 iscrizioni a Palermo per mafia e riciclaggio, e 2 a Caltanissetta e Firenze per le stragi del 1992- ‘ 93: indagini archiviate per decorrenza dei termini). E in ben 10 B. è risultato colpevole, ma l’ha fatta franca per prescrizione (6), amnistia (2), depenalizzazione del reato (2).





CINQUE IN CORSO

Mediaset (frode fiscale, falso in bilancio, appropriazione indebita). Accusa: fondi neri per centinaia di milioni con l’acquisto a prezzi gonfiati di film Usa. Dibattimento a Milano.



Mediatrade/2 (frode fiscale). Accusa: 10 milioni sottratti al fisco con l’acquisto di film Usa. Udienza preliminare a Roma.



Caso Ruby (prostituzione minorile e concussione). Accusa: induzione alla prostituzione della minorenne marocchina Karima el Marough e telefonata in Questura per farla rilasciare dopo il fermo per furto. Dibattimento a Milano.



Nastro Fassino-Consorte (rivelazione di segreto d’ufficio). Accusa: aver ricevuto e girato al Giornale la bobina rubata di una bobina sul caso Unipol, non trascritta e segreta. Udienza preliminare a Milano.



Stragi 1993 (concorso in strage). Accusa: complicità nelle bombe mafiose a Roma, Firenze e Milano. Nuova indagine a Firenze con richiesta di archiviazione.





CINQUE ARCHIVIAZIONI

Caso Saccà (corruzione). Accusa: aiuti finanziari promessi al capo di Raifiction in cambio di scritture a cinque “attrici”. Archiviato dal Gip di Roma.



Compravendita senatori (istigazione alla corruzione). Accusa: favori e soldi promessi a senatori Unione in cambio del No a Prodi. Archiviato dal Gip di Roma.



Voli di Stato (abuso d’ufficio e peculato). Accusa: trasportò amiche sull’aereo presidenziale da Roma a Olbia per festini in Sardegna. Archiviato dal Tribunale dei ministri.



Caso Sanjust (abuso d’ufficio e maltrattamenti). Accusa: mobbing sull’ex marito di Virginia Sanjust, amante di B., fatto trasferire dal Sisde. Archiviato dal Tribunale dei ministri di Roma.



Agcom-Annozero (abuso d’ufficio). Accusa: pressioni sull’Agcom per far chiudere Annozero dalla Rai. Archiviato dal Tribunale dei ministri di Roma.





CINQUE ASSOLUZIONI

Guardia di Finanza (corruzione). Accusa: quattro tangenti Fininvest a ufficiali Gdf per addomesticare verifiche fiscali. Condannato in primo grado, prescritto in appello, assolto in Cassazione per insufficienza di prove (comma 2 art. 530 Cpp).



Medusa (falso in bilancio). Accusa: 10 miliardi di lire in nero accantonati dall’acquisto di Medusa Cinema. Condannato in primo grado, assolto in appello e Cassazione per insufficienza di prove (comma 2 articolo 530 Cpp).



Mediatrade/1 (frode fiscale e appropriazione indebita). Accusa: fondi neri dall’acquisto di film Usa. Prosciolto in udienza preliminare a Milano. Ricorso della procura in Cassazione.



Sme-Ariosto/1 (corruzione). Accusa: aver corrotto magistrati romani per vincere la causa Sme contro De Benedetti; e aver tenuto a libro paga il giudice Squillante (capitolo Ariosto). Assolto in primo grado per insufficienza di prove su “Ariosto” e con formula ampia su “Sme”; con formula ampia su entrambi i capitoli in appello e Cassazione.



Telecinco (falso in bilancio e violazione antitrust). Accusa: aver controllato, tramite prestanome, il 100 % della tv spagnola in barba al tetto antitrust del 30 %. Assolto a Madrid per modifica della legge antitrust spagnola.





DUE AMNISTIE

Bugie P2 (falsa testimonianza). Accusa: avere mentito al Tribunale di Verona sulla sua iscrizione alla P 2. Reato accertato, ma amnistiato nel 1990.



Fondi neri Macherio (frode fiscale, appropriazione indebita e 4 falsi in bilancio). Accusa: 4, 6 miliardi di lire pagati in nero per i terreni di Macherio. Prescritti 2 falsi in bilancio, amnistiato un terzo, assolto sul resto. 2





DEPENALIZZAZIONI

All Iberian/2 (falso in bilancio). Accusa: fondi neri sulla offshore per corruzioni e scalate illegali in Italia e all’estero. Assolto perché “il fatto non è più previsto dalla legge come reato” in quanto l’imputato B. ha depenalizzato il falso in bilancio nel 2001.



Sme-Ariosto/2 (falso in bilancio). Accusa: fondi neri esteri per pagare giudici. Assolto perché “il fatto non è più previsto dalla legge come reato”: l’ha depenalizzato lo stesso imputato.





SEI PRESCRIZIONI

All Iberian/1 (finanziamento illecito). Accusa: 23 miliardi di lire in nero a Craxi. Condannato in primo grado, prescritto in appello e in Cassazione grazie alle attenuanti generiche prevalenti (l’imputato è incensurato) che dimezzano la prescrizione.



Mondadori (corruzione giudiziaria). Accusa: tangente al giudice Metta perché annullasse il Lodo Mondadori e consegnasse il gruppo di De Benedetti a B. Prosciolto per prescrizione, sempre per le attenuanti generiche che la dimezzano.



Lentini-Milan (falso in bilancio). Accusa: 10 miliardi di lire in nero al presidente del Torino, Borsa-no, in cambio della cessione del calciatore Lentini. Prescrizione grazie alla legge B. sul falso in bilancio che accorcia la prescrizione e alle attenuanti che la riducono ancora.



Bilanci Fininvest 1988- ’92 (falso in bilancio). Accusa: fondi neri sottratti ai bilanci del gruppo. Prescrizione grazie alla legge B. sul falso in bilancio che accorcia la prescrizione e alle attenuanti che li tagliano vieppiù.



Consolidato Fininvest (falso in bilancio). Accusa: fondi neri per 1500 miliardi di lire su 64 società offshore del “comparto B” della Fininvest. Prescrizione grazie alla legge B. sul falso in bilancio che abbrevia i termini di prescrizione e alle attenuanti generiche che li riducono ancora.



Mills (corruzione giudiziaria). Accusa: aver corrotto l’avvocato inglese con 600 mila dollari in cambio di due false testimonianze nei processi Gdf e All Iberian. Prescrizione in primo grado, scattata dopo 10 anni anziché dopo 15 grazie alla legge ex Cirielli, varata nel 2005 dal governo dello stesso imputato B.



Da Il Fatto quotidiano del 26 febbraio 2012

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/26/assolto-no-colpevole-10-volte-su-25-accuse/193885/

giovedì 2 febbraio 2012

Fornero: "Riforma si farà con o senza dialogo" Articolo 18, nuova polemica con i sindacati


Allora, o io sono un coglione che non capisce nulla oppure.....
Si vuol far credere che la soluzione al problema sempre più grave della disoccupazione sia data dalla maggior facilità nel poter licenziare, allora anche se volessimo dare per vero questo principio, il giorno dopo le fabbriche dovrebbero scoppiare di nuovi assunti. Voglio fare una scommessa con la Fornero, si faccia una riforma che abolisca l'art.18, e si faccia una verifica, diciamo dopo un anno, dell'incremento di occupazione che questa modifiche porterà, se come io penso non ci sarà alcun sensibile aumento di nuove assunzioni, si provveda:

1) A licenziare la Fornero
2) A fare delle serie politiche riguardanti il lavoro, ed in special modo quello dei nuovi assunti, e di tutti quelli che il lavoro l'hanno perso di recente e che con difficoltà avranno possibilità di trovarne un altro.

giovedì 26 gennaio 2012

martedì 24 gennaio 2012

SOCIETA' DI RATING

Ecco perchè diffido delle valutazione delle società di rating: primo perchè sono tutte statunistensi, e quindi la loro imparzialità, a causa degli interessi e delle società socie e finaziatrici, è profondamente messa in discussione, secondo per l'articolo che segue che spiege dettagliatamente la loro responsabilità nel default procurato dalla vendita dei titoli c.d.s. che le società di reating valutavano con la tripal A e delle nefaste valutazioni che tuttora stanno procurando i propri effetti negativi in tutta l'area euro.





































Goldman Sachs e il default mondiale nel 2012
Pubblicato il 4 ottobre 2011 da enzo di frenna

Alessio Rastani ha detto la verità. Sì è preso gioco della BBC, è vero. Ha rilasciato un’intervista in cui si è spacciato come trader indipendente, dichiarando che “i governi non governano il mondo, Goldman Sachs governa il mondo” e ha aggiunto che nei prossimi dodici mesi “milioni di persone vedranno i propri risparmi andare in fumo”. Ma non ha mentito. Giulietto Chiesa ha spiegato in questo video che Rastani ha detto, purtroppo, una scomoda verità.
Per capire come Goldman Sachs e le banche d’affari americane governano il mondo e gestiscono le leve della crisi mondiale, bisogna guardare il film “Inside Job” del regista americano Charles Ferguson. E’ un cine-documentario sulle origini della crisi economica che nel 2008 ha investito il mondo, provocado uno tsunami di licenziamenti e le tendopoli nei boschi americani per chi non ha più un lavoro e una casa. Il film lo hanno visto milioni di americani e probabilmente migliaia di indignados che stanno assediando in questi giorni Wall Strett. Cosa spiega il film? Una cosa molto semplice: la crisi economica è stata provocata da un’industria finanziaria fuori controllo e i responsabili sono i manager delle grandi banche d’affari. Goldman Sachs è in prima fila.
Dopo la grande depressione del 1929 gli Stati Uniti hanno avuto 40 anni di crescita senza crisi finanziarie. L’industria finanziaria era controllata. Le banche erano di piccole dimensioni ed era proibito speculare con i risparmi dei clienti. Con l’elezione del presidente Ronald Reagan (repubblicano) inzia negli anni ’80 una fase del deregolamentazione dell’industria finanziaria. Nel 1981 Reagan scelse come segretario generale al Tesoro il direttore della banca d’investimento Marryll Linch, Donald Regan, rimasto in carica fino al 1985. Nel 1982 l’ex presidente Usa, sotto la spinta delle lobby finanziarie, deregolamentò le compagnie private di risparmio e prestito, permettendo di fare investimento a rischio con i risparmi dei clienti e dopo 10 anni (1992) molte fallirono. Migliaia di dirigenti finirono in galera per aver saccheggiato le loro compagnie. La frode provocò una crisi finanziaia che costò ai contribuenti 124 miliardi di dollari. Charles Keating fu tra i primi ad essere arrestato: nel 1992, cioè prima che i regolatori finanziari investigassero su di lui, assunse un economista di nome Alan Greenspan, il quale elogiò l’operato di Keating e dichiarò che non vedeva nessun rischio nelle sue operazioni. Quando Keating andò in prigione, il presidente Reagan nominò Greenspan presidente della più importante banca americana, la Federal Reserve, che fu poi rieletto da Bill Clinton e George Bush.
Durante l’amministrazione Clinton la deregolamentazione finanziaria continuò con Greenspan e con il nuovo sottosegretario al Tesoro, Robert Rubin, ex direttore generale della banca d’investimento Goldman Sachs. Le lobby finanziarie si impadronirono della politica e alle fine degli anni ’90 l’industria finanziaria era governata da poche e grandi società. Nel 1998 Citicorp e Travellers si unirono, formando Citigroup, la più grande compagnia di servizi finanziaria del mondo. La fusione violava il Glass Stigel Act, una legge approvata dopo la “grande depressione” per impedire che banche potessero usare i risparmi dei consumatori per investimenti rischiosi. Greenspan non si oppose. «Acquisire la Travellers fu illegale», sostiene oggi Robert Gnaizda, direttore del Greenlining Institute. La Federal Reserve guidata da Greenspan diede alla nuova compagna finanziaria una esenzione di un anno e poi il Congresso abrogò la legge. Robert Rubin si impegnò per favorire la cancellazione della normativa e guadagnò 26 milioni di dollari come vicepresidente di Citigroup.
Proprio in quel periodo, cioè a metà degli anni ’90, le banche d’affari iniziarono a lucrare con un nuovo strumento finanziario: i derivati. Alcuni economisti li ritenevano pericolosi. Si tentò di regolamentarli, ma le lobby si opposero. In prima fila tra gli oppositori c’era Larry Summers, segretario al Tesoro per l’ultimo anno e mezzo della presidenza Clinton, divenuto poi rettore dell’Università Harvard dal 2001 al 2006. Ebbene: a fine anni ‘90 i derivati facevano parte di un mercato non regolato da 50 trilioni dollari. Nel 1998 Brooksley Born, capo della Commodity Futures Trading Commission (CFTC), cercò di regolare il mercato dei derivati. Michael Greenberger, ex vicedirettore CFTC, oggi racconta: «Ricordo che entrai per caso nell’ufficio di Brooksley. Lei aveva appena messo giù la cornetta del telefono. Era pallida. Mi guardò e mi disse: “Era Larry Summers con tredici banchieri nel suo ufficio. Era arrogante e mi ha fatto intendere di voler fermare il progetto”».
Il 7 maggio 1998 Greenspan, Rubin e il presidente della Commisione per gli Scambi, Artur Levit, pubblicarono un documento con cui condannarono Born e aggiunsero che il mercato dei derivati non andava regolato. Il 24 luglio 1998 Greenspan dichiarò: «Regolare le transazioni dei derivati, che sono negoziati privatamente da professionisti, non è necessario». La proposta di legge di Born fu respinta prima dall’amministrazione Clinton e poi dal Congresso americano. A giugno del 2000 il senatore Phil Gramm fece passare una legge che esentava i derivati da ogni regolamentazione. Quando lasciò il Senato, Gramm diventò vicepresidente della banca d’investimento Ubs. Larry Summers guadagnò 20 milioni di dollari attraverso un hedge found che faceva pesante affidamento sullo strumento dei derivati. A dicembre 2000 il Congresso approvò una legge, la Commodity Exchange Act, che bandiva la regolazione dei derivati.
Quando nel 2001 George Bush diventò presidente degli Stati uniti l’industria finanziaria era nelle mani di cinque banche d’investimento (Goldman Sachs, Morgan Stanley, Lheman Brothers, Merrill Lynch, Bear Sterns) due gruppi finanziari (Citigroup, Jp Morgan), tre compagnie di assicurazioni (Aig, Mbia, Ambac) e tre agenzie di rating (Moody’s, Standard & Poors, Fitch). Attraverso il processo di cartolarizzazione incrociavano mutui e prestiti e rivendevano il debito attraverso i Cdo (Collateralized Debt Obligation) che le agenzie di rating valutavano con triple A (mentre invece erano, in molti casi, titoli spazzatura). Tra i prestiti rischiosi c’erano i mutui subprime, che a migliaia furono compressi in Cdo con triple A emesse dalle agenzie di rating. Le banche d’investimento preferivano i mutui subprime perché apportavano un maggior tasso di interesse, quindi guadagni alti. Chiunque poteva ottenere un mutuo e quindi la bolla speculativa immobiliare (1996-2006) fece raddoppiare i prezzi delle case . Spiega Robert Gnaidza: «Goldman Sachs, Lehman Brothers, Bear Sterns, Marill Lynch: erano tutte coinvolte in questa speculazione. I mutui subprime aumentarono da 30 miliardi a 600 miliardi in dieci anni. Sapevano che sarebbe successo…». La Sec (Securities and Exchange Commission) non condusse nessuna indagine sulla banche d’investimento durante la bolla e i suoi ispettori furono ridotti di numero.
Nel 2004 Henry Paulson, amministratore delegato della Goldman Sachs, fece approvare alla Commissione dei Titoli e Scambi un aumento dei limiti sul rapporto di indebitamento, permettendo alle banche d’investimento di avere ulteriori prestiti. La sete di speculazione era diventata una droga. Più rischio, più profitto, più potere. Jonathan Alpert, psicoanalista dei manager di Wall Street, ha dichiarato che i broker finanziari fanno abituale uso di cocaina e prostitute di lusso. Nel film “Inside Job” aggiunge che la Goldman Sachs è molto coinvolta in queste abitudini.
Nel 2005 Raghuram Rajan, capo economista del Fondo Monetario Internazionale (2003-2007) pubblicò un rapporto in cui annunciava il rischio che le società finanziarie, assumendo grandi rischi per realizzare enormi profitti a breve termine, avrebbero potuto far collassare il sistema economico. Il documento fu letto in presenza di Greenspan, Summers, il banchiere Timothy Geithner, l’economista Ben Bernenke. «Summers mi disse che stavo criticando il cambiamento del mondo finanziario ed era preoccupato della regolazione di tale mercato. Mi accusò di essere un antiprogressista», racconta Rajan.
Nella prima metà del 2006 la Goldman Sachs vendette 3,1 miliardi di dollari di Cdo e in quel periodo l’amministratore delegato era Henry Paulson. Il 30 maggio 2006 George Bush lo nomina segretario del Tesoro e fu costretto a vendere le sue azioni della Goldman, intascando 485 milioni di dollari (e grazie a una legge di Bush padre non pagò nessuna tassa). Nel frattempo la compagnia di assicurazioni Aig vendeva una enorme quantità di derivati chiamati Credit default swap.
Nel 2007 il giornalista Allan Sloan pubblicò un articolo su Fortune Magazine e denunciò il rischio di un crollo finananziario causato dalle banche d’investimento. In quel periodo una enorme quantità di Cdo senza valore furono acquistati dal Sistema di pensionamento dei pubblici impiegati del Missisipi, che forniva servizi a oltre 80 mila pensionati: l’organizzazione perse oltre 1 milione di dollari e denunciarono la Goldman Sachs. La banca d’affari vendeva tonnellate di Cdo, ma alzò il livello di rischio: cominciò a scommettere contro quei titoli finanziari, spacciandoli ai clienti come investimenti di alta qualità.
Sempre nel 2007 la Goldman Sachs comprò 22 miliardi dollari di Credit default swap dalla Aig. Era una somma così elevata che la Goldman Sachs realizzò che la Aig poteva finire in bancarotta (cosa che poi ha rischiato davvero nel 2008, chiedendo l’aiuto della Federal Reserve). Quindi spese 100 milioni di dollari per assicurarsi contro un fallimento della Aig. Poi inizio a vendere speciali Cdo che, più soldi i clienti perdevano, più Goldman Sachs ne guadagnava.
Nell’aprile del 2010 i dirigenti della Goldman Sachs furono costretti a testimoniare al Congresso americano: Daniel Sparks, ex capo reparto mutui della Goldman (2006-2008) dovette riferire su alcune email in cui definiva certe transazioni “affari di merda”. Fabrice Tourre, direttore esecutivo prodotti strutturati della Goldman Sachs vendeva azioni che definiva “cacca”. Llyod Blankfein, presidente di Goldman, e David Viniar, vicepresidente esecutivo, sotto le pressanti domande del senatore Carl Levin furono costretti ad ammettere che sapevano di vendere spazzatura.
L’ecomista Bern Bernenke diventò presidente del Consiglio della Federal Reserve nel 2006, l’anno in cui furono emessi più mutui subprime. Nonostante i numerosi avvertimenti, lui e la Fed non mossero un dito. Solo nel 2009, a crisi scoppiata, Bernenke ammise che c’era un problema e bisognava indagare. Ma non è stato mai fatto. Come era possibile che il giorno prima di fallire la banca Lehman Brothers aveva un rating alto? Come era riuscita la Marill Lynch – che pure aveva incassato enormi quantità di denaro dei risparmiatori – a finire sull’orlo del fallimento?
A settembre 2008 la Lehman aveva finito i soldi e l’industria finanziaria stava affondando. La Aig doveva 13 miliardi di dollari ai proprietari di Credit default swap e tra questi c’era la Goldman Sachs. Il governo americano decise di assumere il controllo di Aig e chiese al Congresso lo stanziamento di 700 miliardi di dollari per salvare le banche di investimento: 61 miliardi andarono alla Goldman Sachs. Paulson, Bernenke e Geithner (diventato nel frattempi segretario al Tesoro con Obama) costrinsero la Aig a pagare il prezzo intero, invece di negoziare prezzi più bassi. Paulson e Geithenr costrinsero la Aig a privarsi del diritto di denunciare la Goldman Sachs per frode. Ma nel 2010 la Sec ha incriminato la Goldman Sachs per frode, per aver venduto i titoli Abacus 2007 Ac1 con il chiaro intento di truffare importanti clienti.
Dopo il salvataggio del Congresso con i soldi dei contribuenti americani l’industria finanziaria ha assunto tremila lobbisti per influenzare i parlamentari e contrastare ogni forma di regolamentazione. Obama aveva promesso di ridimensionare il potere di Wall Street, ma ha dovuto piegare la testa. Ha nominato Timothy Gaithner come segretario a Tesoro (delfino di Larry Summers) e ha confermato Bernanke a capo della Federal Reserve. Il nuovo presidente della Federal Reserve Bank di New York (principale azionista della Fed) è William Dudley, ex capo economista della Goldman Sachs (che nel 2004 lodava i derivati). Capo del personale del dipartimento del Tesoro è Mark Patterson, ex lobbista della Goldman Sachs. A capo della CFCT si è insediato Gary Gensler, ex dirigente della Goldman Sachs che aiutò ad abolire la regolarizazione dei derivati. Il capo consulente economico di Obama è Larry Summers.
Ecco perché Alessio Rastani ha detto la verità. Le banche d’affari governano il mondo e stanno pilotando la crisi che probabilmente investirà i mercati planetari nel 2012 in modo ancora più grave. A loro importa solo fare profitti e – come spiegava Rastani – la recessione è fonte di lucro per alcuni big della finanza. Credo che bisogna far circolare alcune informazioni attraverso Internet, l’unico media che può rivelare i nomi dei veri responsabili del default mondiale. Con la speranza che finiscano in galera nei prossimi dodici mesi.